martedì 17 luglio 2018

Federico Aldrovandi oggi avrebbe compiuto 31 anni.I poliziotti condannati non sono mai stati sospesi dal servizio


Il 18enne ferrarese, quella notte di 13 anni fa, fu fermato da quattro poliziotti, e morì a seguito delle percosse subìte.
Grazie all' indulto e al decreto "svuota Carceri" dell'allora ministro Paola Severino, tre poliziotti scontarono solo 6 mesi di reclusione a fronte di una condanna di 3 anni e 6 mesi, mentre il quarto, solo 1 mese di detenzione. Ci furono altre tre condanne per depistaggi delle indagini

Era l’alba del 25 settembre 2005 quando, l’allora diciottenne Federico Aldrovandi, moriva in seguito ai colpi ricevuti durante un controllo di polizia

Tornava a casa in via dell’Ippodromo a Ferrara. Era solo dopo aver passato la serata con alcuni amici. Sulla via del ritorno fu stato fermato da 4 agenti di polizia, arrivati per la telefonata di una residente che si lamentò per gli schiamazzi. 

Secondo quanto si legge nella sentenza della Corte d’appello, il ragazzo era in evidente agitazione psicomotoria, calciò a vuoto contro gli agenti i quali, invece portare alla calma, chiamare il 118 per le prime cure sanitarie dopo l’eventuale identificazione, perseguirono un'inaudita violenta
Percosse anche quando lui gridava «Aiuto, basta». Per Federico, 54 lesioni e la morte avvenuta per asfissia da compressione toracica. Era nato il 17 Luglio 1987.

LA NON-CONDANNA
Sono quattro i poliziotti, di due volanti, che fermarono quella notte il povero ragazzo: 
Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto. Questi, nel processo, invocarono la legittima difesa. Nel 2012, nella sentenza definitiva, furono tutti condannati per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi in via definitiva, a 3 anni e 6 mesi di reclusione (oltre a un risarcimento).
La pena, però, fu coperta dall' indulto per 36 dei 42 mesi di carcerazione, dando loro una condanna finale di soli 6 mesi di carcere.

L'agente Forlani tentò di difendersi in un post su Facebook
La sentenza della Cassazione è del 2012. Per loro non ci fu l'espulsione dal corpo di polizia. I quattro poliziotti scontarono la condanna e sono stati reitegrati in servizio



I DEPISTAGGI
I familiari di Federico hanno dovuto fronteggiare anche assenza di collaborazione da parte delle istituzioni italiane e depistaggi dell'inchiesta.


Dall'incidente probatorio emersero: una lunga escoriazione alla natica sinistra, segno di trascinamento sull'asfalto, e un importante schiacciamento dei testicoli. Nel frattempo venne disposta una perizia super-partes, con un incarico affidato all'"Istituto di Medicina Legale di Torino". Dalle indagini emersero vari elementi incoerenti:
  • il pubblico ministero non andò a compiere un sopralluogo sulla scena del decesso;
  • non fu sequestrata l'automobile sulla quale, a detta degli agenti, si sarebbe ferito Aldrovandi;
  • non furono sequestrati i manganelli, di cui due rotti (probabilmente a causa della potenza delle percosse);
  • il nastro contenente le comunicazioni fra il 113 e la pattuglia fu messo a disposizione della Procura soltanto molto tempo dopo, e questo per via di ciò che si dissero dopo il pestaggio violento.
    Al processo, infatti, i quattro imputati si dichiararono stupiti della morte della vittima che, a sentir loro, « stava benissimo prima dell' arrivo dei sanitari ». Dalla registrazione di questo nastro, invece,  si ascoltò «... l'abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so... È mezzo morto ».

LA TESTIMONE
La camerunese Annie Marie Tsagueu, è l' unica testimone ad aver visto e sentito distintamente alcune fasi della colluttazione. Ha visto gli agenti (due su quattro) picchiare Federico Aldrovandi, comprimerlo sull'asfalto e manganellarlo. Ha inoltre sentito le sue grida di aiuto e lo ha sentito respirare tra un conato di vomito e l'altro.

COLPEVOLI MA LIBERI
Nel marzo 2013, Monica Segatto, l'unica donna del gruppo, venne scarcerata sulla base del decreto Severino (d.lgs. 235/2012 "Decreto svuota-carceri") dopo un mese di detenzione e ammessa al regime degli arresti domiciliari
Tre dei quattro poliziotti (eccetto Forlani) ritornano in servizio nel gennaio 2014, destinati a servizi amministrativi. 
Il 5 marzo 2010 tre poliziotti furono condannati nel processo Aldrovandi bis per i depistaggi nelle indagini mentre un quarto fu rinviato a giudizio. La decisione sui depistaggi conferma l'ipotesi accusatoria dell'intralcio alle indagini fin dal primo momento. 
Le condanne furono per: 
  • Paolo Marino, dirigente dell'Upg all'epoca, a un anno di reclusione per omissione di atti d'ufficio, per aver indotto in errore il PM di turno, non facendola intervenire sul posto
  • Marcello Bulgarelli, responsabile della centrale operativa, a dieci mesi per omissione e favoreggiamento
  • Marco Pirani, ispettore di polizia giudiziaria, a otto mesi per non aver trasmesso, se non dopo diversi mesi, il brogliaccio degli interventi di quella mattina
  • Luca Casoni, il quarto poliziotto coinvolto, che non aveva scelto il rito abbreviato, fu sottoposto a processo a partire dal 21 aprile di quell'anno. Il 27 gennaio 2011 venne poi assolto dall'accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussisteva e assolto dalle accuse di favoreggiamento e omissione d'atti ufficio perché il fatto non costituiva reato.
Dopo la condanna in primo grado del luglio 2009, nel 2010, il Ministero dell'Interno, presieduto dal leghista Roberto Maroni (siamo nel Governo Berlusconi IV) offrì, alla famiglia di Federico Aldrovandi, quasi 2 milioni di euro per rinunciare a a proseguire il processo per le accuse pendenti a carico dei poliziotti (la notizia dal Corriere della sera). 





FONTI E LINK UTILI

  • https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Aldrovandi
  • https://www.vanityfair.it/news/italia/2012/06/25/federico-aldrovandi-agenti-poliziotti-condannati-cassazione
  • https://www.vanityfair.it/news/italia/15/09/24/anniversario-10-anni-federico-aldrovandi
  • https://www.agi.it/politica/legge_severino_come_funziona-3887978/news/2018-05-12/
  • https://www.youtube.com/watch?v=8PckFmWBFR8

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