venerdì 28 settembre 2018

«Se Salvini avesse voluto risolvere il problema dell' immigrazione, avrebbe colpito gli sfruttatori, e non i migranti». Intervista a Karima, mediatrice culturale

di Lapenna Daniele


Karima, mediatrice culturale che opera nei porti dove sbarcano i migranti, ci racconta la situazione attuale, i problemi della mala gestione dell' accoglienza, e gli effetti pericolosi del Decreto Salvini.
« Il problema non è il migrante, ma chi sfrutta il migrante » spiega Karima.
Il decreto Salvini andrà ad eliminare gli SPRAR, ovvero quel sistema virtuoso gestito dai Comuni e controllato da polizia e carabinieri a favore dei CAS, le strutture private che troppe volte hanno lucrato sull' accoglienza facendo affari per milioni di euro


Il 24 settembre scorso, il consiglio dei ministri si è riunito per approvare il decreto-legge (soprannominato "Decreto Salvini") inerente disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, oltre a temi sulla sicurezza pubblica ed altre misure.

Questo decreto ha suscitato subito delle polemiche perché andrebbe a stravolgere e peggiorare il sistema dell' accoglienza dei migranti, così come è stato spiegato ampiamente da vari quotidiani (link a fine articolo).

Le porte degli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), dunque, saranno chiuse sia per i pochi che otterranno protezione umanitaria, sia per i richiedenti asilo: il Decreto-Salvini li confinerà obbligatoriamente nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), ovvero quelle strutture gestite dai privati (cooperative, alberghi, etc...) nei quali spesso hanno operato soggetti spregiudicati, intascando soldi pubblici, facendo vivere i migranti nelle strutture fatiscenti, ai quali centri, il Decreto non richiede maggiori controlli, aprendo ancor di più le porte a chi ha lucrato sull' accoglienza.

Nel 2016 intervistai Karima Sahbani, una mediatrice culturale che ha lavorato proprio nei porti dove sono stati accolti i migranti giunti dalle coste africane. Nell' articolo aveva accennato a delle emozioni provate, a dei problemi sull' accoglienza, senza dilungarsi troppo.
A distanza di due anni, ho voluto intervistarla per approfondire questi temi, cercando di capire la situazione attuale e gli effetti nel nuovo decreto.

INTERVISTA
  • Ciao Karima. Nel 2016 condivisi un post del tuo blog dove raccontavi la tua personale esperienza come mediatrice culturale nel porto di Salerno. Avevi affrontato tanti argomenti in quelle poche righe, ma andiamo per gradi.
    Visto che, ai più, risulta sconosciuto questo lavoro, potresti spiegarci qual è il ruolo del mediatore culturale?
Ricordo benissimo quel post, lo scrivemmo in occasione di uno degli sbarchi più duri che io abbia mai fatto. C’erano più di 1000 persone, pochissimi posti a sedere ed un’atmosfera difficile da reggere. Ti rispondo in merito al mio lavoro, quello della mediatrice linguistico-culturale.
Si tratta di un impiego piuttosto complesso ed articolato.
Ci sono diversi ambiti in cui interviene il mediatore. Ti parlo di quello che conosco più da vicino, il lavoro nei Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) e negli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati).
Il mediatore si occupa di diversi aspetti legati alla vita del migrante. Innanzitutto, segue tutto il processo legato ai documenti: si parte dalla dichiarazione d’ospitalità all’ingresso nel centro, poi si prosegue con il foto segnalamento che permette di essere identificati e di fare domanda di protezione internazionale.
In secondo luogo (che poi va a braccetto con il primo punto), traduce in ogni istante e media tra i richiedenti asilo e il personale impiegato presso la struttura in cui questi risiedono.
Il mediatore, inoltre, deve essere presente durante i colloqui con lo psicologo, durante la fase iniziale dell’insegnamento dell’italiano L2 (specialmente se, come spesso capita, l’insegnante non è abilitato e non parla alcuna lingua veicolare), deve accompagnare l’utente presso questura, ospedale, si occupa di esenzione del ticket e medico di base e, negli spiacevoli casi in cui ciò si verifica, cerca di sedare le risse placando gli animi e mediando tra le parti.
Spesso, per semplificare il compito, nei centri vi è un mediatore che si occupa della parte sanitaria e uno che gestisce tutto l’iter burocratico per ottenere i documenti. Piccolo inciso: è raro trovare centri in cui i mediatori siano addirittura due!
Il mediatore, inoltre, lavora anche in tribunale, in ospedale, a scuola, negli istituti penitenziari.

mercoledì 26 settembre 2018

ATTENZIONE: nuova truffa Poste Italiane. Ecco cosa NON fare



Di recente avevo pubblicato l' ennesimo articolo di una truffa che ricorre spesso in rete, soprattutto nelle caselle di posta: si riceve una mail da Poste Italiane che ci comunica il blocco della nostra carta e ci invita ad accedere al sito e inserire le nostre credenziali per sbloccarla.
Non cliccate sul link che sembra portate al sito delle Poeste: si tratta di una truffa!

Di recente, ecco una mail diversa che, però, risulta sempre una truffa. Eccola di seguito




Bloccate il mittente, segnalatelo come "tentativo di phishing" e non cliccate sul link.

Il è una truffa effettuata su Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso, fingendosi un ente affidabile in una comunicazione digitale.

Se avete dubbi (nel caso abbiate realmente conti Banco Posta o carte Poste Pay), contattate direttamente Poste Italiane al numero di telefono 803.160 in modo da potervi rassicurare e non cadere nella trappola di questi malintenzionati.

martedì 25 settembre 2018

Brasile: tribunale annulla la sospensione per via della pericolosità del glifosato ma solo per non danneggiare l'economia della nazione

di Lapenna Daniele


Ad agosto, il tribunale di Brasilia aveva imposto la sospensione del pesticida di Bayer-Monsanto per verificarne la pericolosità sulla salute dell' uomo. Oggi, la sentenza distrugge il divieto e ritorna a permettere l' utilizzo dell'erbicida Glifosato, non perché non sia pericoloso, ma perché è indispensabile per l'economia brasiliana


Proprio verso agosto, sui vari media mondiali, fu riportata la notizia della vittoria di Dewayne Johnson contro l' americana Monsanto (azienda acquisita dalla tedesca Bayer, il giugno scorso, per 62 miliardi di dollari) colpevole di non aver comunicato i rischi del pesticida con il quale il giardiniere della California ha avuto a che fare nel suo lavoro per decenni. 
Ammalatosi dopo l' uso quotidiano del potente erbicida prodotto dalla multinazionale, si è visto riconoscere dal tribunale californiano la malattia - il linfoma di non-Hodgkin - come conseguenza di quella sostanza, ottenendo un risarcimento di 300 milioni di dollari.

Forse, a seguito dell' ennesimo caso sulla pericolosità del glifosato, sempre ad agosto, il tribunale brasiliano ha imposto la sospensione dell' uso dell' erbicida per permettere maggiori controlli e verificare la sua pericolosità (tra l'altro, già nota).

SOSPENSIONE PER LA SUA TOSSICITA'

La decisione riguardava l' erbicida glifosato, all’insetticida abamectin e al fungicida thiram, (tutti e tre indicati come tossici) utilizzati nelle colture di soia, mais, riso, frumento, orzo, gorasole, barbabietola da zucchero.

La sospensione del diserbante è stato solo un modo di illudere i cittadini della reale verifica sulla pericolosità del glifosato che si sarebbe dovuta effettuare visto che, dopo i trenta giorni di sospensione, oggi, ritorna a poter esser utilizzato.
Il tribunale spiega che
“...nulla giustifica la sospensione e la rimozione improvvisa delle registrazioni di prodotti contenenti glifosato, abamectin e thiram come ingredienti attivi, senza un’analisi dei gravi impatti sull’economia del Paese e sulla popolazione in generale”
I danni della sospensione dell' uso di questi fitofarmaci sarebbero stati ingenti sulla Bayer-Monsanto visto che, il Brasile, è un grande acquirente dei suoi prodotti come la soia resistente al glifosato geneticamente modificata. Il Brasile è il più grande esportatore mondiale di semi di soia e l'utilizzo dei prodotti della Bayer-Monsanto è totale nelle proprie colture.

domenica 23 settembre 2018

Rendicontazioni: da gennaio 2018, i 5stelle non pubblicano i soldi restituiti. Gli elettori insorgono alle nuove regole


di Lapenna Daniele

"Tirendiconto": le rendicontazioni dei parlamentari 5stelle mancano da gennaio 2018. Da nove mesi non si sa quanto percepiscano di stipendio e quanto abbiano restituito al partito. Le nuove regole stabilite prima delle elezioni del 4 marzo non vanno giù agli elettori i quali evidenziano un cambio di rotta e un ritorno ai privilegi dei parlamentari

Il cavallo di battaglia del MoVimento 5 Stelle, forse quello che permise loro di entrare in Parlamento nel 2013, è quello della restituzione dello stipendio. Anche se Beppe Grillo, in un primo momento, esagerò affermando che avrebbero trattenuto solo 3.000 euro netti al mese (aumentati, con una rapida sostituzione del file del programma politico dal sito web, a 5.000 euro lordi più le spese), ora c'è un regolamento apposito, nato a ridosso delle elezioni del 4 marzo 2018, che stabilisce quanto, un parlamentare 5stelle, può trattenere e quanto deve dare. Dare a chi? Alla piattaforma Rousseau di Casaleggio e al fondo del partito.

DATI FERMI DA GENNAIO
Intanto, se andate sul sito web www.tirendiconto.it (verificate voi stessi) e provate a cliccare sullo stato delle rendicontazioni, scoprirete che nessun parlamentare ha comunicato quanti soldi ha restituito da gennaio 2018 ad oggi. Nove mesi senza dati. Come mai?

Dopo la nascita della nuova piattaforma Rousseau della Casaleggio Associati e il traghettamento del blog di riferimento da quello di Grillo (beppegrillo.it) a quello vero e proprio dei parlamentari 5stelle (ilblogdellestelle.it e rousseau.movimento5stelle.it), è tutto cambiato
Oggi, con il nuovo regolamento dei 5stelle, è stato stabilito quanto un parlamentare può trattenere e a chi dare una certa quota di stipendio ogni mese.

Si parla di ricevere
  • un netto mensile massimo di 3.250 euro al mese
  • un importo forfettario di 3.000 euro al mese;
  • assegno di fine mandato (784,14 lordi al mese in base alla legge n.1261 del 31/10/1965) che non potrà superare i 15.000 euro;
e di devolvere
  •  al fondo del partito MoVimento 5 Stelle, un minimo di 2.000 euro al mese, più 300 euro al mese alla piattaforma Rousseau, o meglio, come riportato nel documento «... come previsto dall’articolo 5 del Codice Etico, erogheranno un contributo mensile di euro 300,00 destinato al mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari »

mercoledì 19 settembre 2018

I 49 milioni non verranno mai restituiti. Con il nuovo partito "Lega per Salvini Premier", i conti del Carroccio sono al sicuro


di Lapenna Daniele

A luglio 2017 scoppia lo scandalo dei 49 milioni di euro rubati dalla Lega Nord; a settembre il tribunale di Genova predispone il sequestro dei soldi sui conti della Lega, anche denaro che verrà accreditato in futuro; a dicembre nasce un nuovo partito, con uno Statuto a sè "Lega per Salvini Premier" (LSP); a marzo 2018, Salvini e Bossi rientrano in Parlamento e risultano essere nel nuovo partito LSP che avrà dunque propri conti correnti che non potranno essere toccati perché non sono di "Lega Nord"

Ormai lo abbiamo appreso tutti: la Lega ha chiesto e ottenuto una dilazione dei 49 milioni di rimborsi rubati tra il 2008 e 2010 che restituirà in comodissime rate da 600mila euro all' anno. Dunque, la rateazione durerà più di ottant' anni. Sempre se verranno restituiti (la garanzia non ce la dà nessuno).
Anche se Matteo Salvini si difende «la responsabilità è di chi era il leader [Umberto Bossi]», L'Espresso, in un' inchiesta, spiega che, sia Salvini che Maroni, usufruirono di quei soldi illegalmente percepiti dal partito Lega Nord.

Abbiamo anche scoperto che nel 2005 Matteo Salvini protestò per la rateizzazione dei 140 milioni di euro di debiti della società calcistica S.S.Lazio di Claudio Lotito. In un' intervista, Matteo Salvini disse
« Le norme fiscali che prevedono sconti o dilazioni nei confronti del fisco vanno cancellate. Cancellate per tutti a prescindere dal calcio. Al piccolo imprenditore i debiti fiscali non li toglie nessuno »

E vabè, sappiamo che il leader del carroccio non è coerente, ma qui c'è un altra questione curiosa. Andiamola a vedere. Fate attenzione alla cronologia dei fatti.


APRILE 2012: SCOPPIA LO SCANDALO

Tra gennaio e aprile del 2012, il tesoriere del partito Lega Nord Francesco Belsito, viene indagato per aver usato i fondi pubblici destinati al partito per spese personali.
Nell' aprile 2012, Belsito tira fuori il tesoro acquistato con i fondi dati dallo Stato: undici lingotti d' oro e diversi diamanti. grazie alla tecnica di trasferire i soldi nei paradisi fiscali all' estero.
A inizio aprile 2012, Umbero Bossi dà le dimissioni da Segretario della Lega Nord, da lui fondata dopo la condanna a 2 anni e sei mesi di reclusione. Belsito fu condannato a 4 anni e 10 mesi.

LUGLIO 2017: LO SCANDALO DEI 49 MILIONI DI EURO

Nel luglio del 2017, il tribunale di Genova condanna Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, e Francesco Belsito (in foto a destra), tesoriere del partito, ed altre cinque persone collegabili al partito, per truffa ai danni dello Stato nel periodo dal 2008 al 2010.
La truffa è la solita: lo Stato rimborsava le spese dei partiti ma, i furbacchioni, le usavano per scopi personali. Nello stesso anno, il tribunale decide anche di procedere alla confisca dei 48 milioni e 969 mila e 617 euro come risarcimento.

4 SETTEMBRE 2017: SEQUESTRO CONTI LEGA NORD
Il 4 settembre del 2017 la procura di Genova ottenne il sequestro preventivo per confiscare i 49 milioni di euro ma, sui conti correnti del partito, furono trovati solo 2 milioni di euro circa.
Il sequestro, però, riguarda i soldi presenti sul conto nel momento ma anche quelli futuri.

Adesso arriva la parte interessante.

NOVEMBRE 2017: VERSO LE NUOVE ELEZIONI
Iniziò a girare voce che a marzo 2018 si sarebbe andato a votare, attendendo la naturale scadenza della XVII legislatura dove, al momento, risultava Gentiloni come premier.
Cosa fa la Lega?

DICEMBRE 2017: NASCE IL NUOVO PARTITO "LEGA PER SALVINI PREMIER"
clicca sull' immagine per ingrandire
Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie n. 291 del 14 dicembre 2017 appare lo Statuto del nuovo partito politico "Lega per Salvini Premier" (ricordiamo che lo statuto di un partito o movimento politico fu reso obbligatorio dopo il d.lgs. n.966 del 2013).
Per chi non leggesse bene, ecco lo Statuto del Partito pubblicato sul sito della Gazzetta Ufficiale.

Come possiamo confrontare con lo Statuto della Lega Nord, i due partiti sono diversi e distinti, aventi due sedi diverse

MARZO 2018: LA LEGA CHE ENTRA IN PARLAMENTO NON È "LEGA NORD" MA "LEGA PER SALVINI PREMIER"

Dunque, grazie ai quasi 6 milioni di voti presi, Matteo Salvini e il condannato per truffa Umberto Bossi (assieme a tantissimi altri condannati, anche di altri partiti) rientrano in Parlamento ma NON con il partito Lega Nord (nome completo "Lega Nord per l' indipendenza della Padania") ma con il partito denominato LSP: Lega per Salvini Premier (in coalizione con il Partito Sardo d' Azione).



I link diretti alle schede dal sito del Senato della Repubblica di Matteo Salvini e Umberto Bossi.

Riassumiamo la cronologia del 2017:
  1. Luglio:
    scoppia lo scandalo dei 49 milioni di euro di rimborsi  che la Lega ha rubato
  2. Settembre:
    il tribunale ottiene il sequestro dei soldi sui conti correnti della Lega, anche quelli che in futuro il partito riceverà sui propri conti
  3. Dicembre:
    nasce il nuovo partito "Lega per Salvini Premier" nel quale confluiscono tutti i politici, inclusi ovviamente Salvini e Bossi. Il partito ha una propria sede e, dunque, un proprio conto diverso da quello della Lega Nord

I CONTI DELLA LEGA NORD 
RESTERANNO VUOTI (?)
Dunque, se il partito "Lega per Salvini Premier" è un partito a sè, nuovo, avente sede legale propria, avrà anche conti correnti propri, quindi, i soldi che confluiranno a Salvini e Bossi andranno nei conti di questo partito e non di quello denominato "Lega Nord" i quali resteranno vuoti (?).
L' idea è geniale: è come avere un conto corrente pignorato per via dei debiti e si decidesse di aprirne uno nuovo, intestato ad un' altra persona (in questo caso, ad un altro partito) sul quale confluiranno dei soldi che non potranno esser toccati perché sono del nuovo partito e non di quello vecchio, quello condannato per truffa.

I soldi futuri del nuovo partito sono salvi.


FONTI E LINK UTILI

Nel 2005 Matteo Salvini protestò contro la rateizzazione dei 140 milioni di debiti della Lazio di Lotito


Hanno chiesto una dilazione, e l' hanno ottenuta: i 49 milioni di rimborsi rubati, la Lega li restituirà in comodissime rate da 600mila euro all' anno. Dunque, la rateazione durerà più di ottant' anni.

Matteo Salvini però mostra una grande incoerenza.
Nel 2005, il club calcistico S.S. Lazio di Claudio Lotito fu condannato a pagare 140 milioni di euro, ma a rate. Cosa fece Salvini? Protestò per la rateizzazione! Queste le sue parole all' Ansa:

Al grido di ''Lazio fallita, Padania salvata'', l'europarlamentare leghista Matteo Salvini ha spiegato che ''i cittadini del Nord sono contrari a qualsiasi ipotesi di decreto spalmadebiti per le società di calcio, e anche a quelle norme che hanno consentito alla Lazio di Lotito di dilazionare i suoi debiti con il fisco''.
"Le norme fiscali che prevedono sconti o dilazioni nei confronti del fisco - ha spiegato Salvini - vanno cancellate. Cancellate per tutti a prescindere dal calcio. Al piccolo imprenditore - ha aggiunto Salvini - i debiti fiscali non li toglie nessuno''. 
La delegazione dei militanti leghisti, una decina di persone, ha esposto davanti al portone della Lega un lungo striscione con la scritta: ''Il calcio paghi tutti i suoi debiti, nessuno sconto ai signori del pallone''.


FONTI E LINK UTILI
  • https://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/sport/calcio/serie_a/laziosi/laziosi/laziosi.html
  • https://www.repubblica.it/politica/2018/09/19/news/salvini_lazio_debito_lega_pascucci-206832134/?ncid=fcbklnkithpmg00000001
  • http://www.lastampa.it/2018/09/18/italia/accordo-legaprocura-sui-milioni-della-lega-via-al-piano-di-rientro-dei-fondi-mEfydBsQNrwXcqSfk1DbXN/pagina.html
  • https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/09/18/news/lega_sentenza_fondi_salvini-206807054/?ref=fbpr

martedì 18 settembre 2018

Tariffe telefoniche: il prezzo bloccato non esiste. Ecco perché


di Lapenna Daniele

Alcuni operatori di telefonia propongono un prezzo bloccato della tariffa, sia per mobile che per fisso, sostenendo che l' importo non cambierà mai. In realtà, il "prezzo fisso per sempre" non esiste, ed è riportato anche nelle Condizioni Contrattuali del gestore, documenti che firmiamo, ma non leggiamo mai


Cosa ci attrae della promozione di un operatore telefonico? Ovviamente il prezzo. E se il costo della tariffa è "per sempre", non saremo forse convinti che sarà quella che farà al caso nostro?

Nonostante si creda che la tariffa a prezzo bloccato per un periodo illimitato sia una promozione realmente esistente, la verità è un' altra: il prezzo bloccato non esiste. Vediamo il perché.

WIND: PREZZO BLOCCATO PER... QUALCHE ANNO
Wind è l' operatore che, da anni, propone spesso tariffe a prezzo bloccato, specie per la linea fissa. Non specifica una durata, ma riporta, in grande, che il costo - indicato, per ragioni di marketing, come costo mensile e senza IVA 22% - è fisso per sempre.

Chi ha scelto una tariffa del genere con Wind Infostrada, per fisso o smartphone, sa benissimo che il prezzo, dopo qualche anno, è aumentato, e neanche una sola volta. Si è passati ad esempio a 23,90 euro mensili alla stipula del contratto a più di 26 euro. 
Non si tratta di una truffa perché i fogli del contratto specificano tutto, il problema è che noi non leggiamo mai tutti quei fogli. Ci capiterà così di incappare in situazioni spiacevoli ma completamente legali.

Prendiamo il documento delle Condizioni Contrattuali che viene allegato alla sottoscrizione del contratto ma che è anche già disponibile sul sito di Wind Infostrada e consultabile senza aver sottoscritto nulla.

A questo link troviamo i moduli per la telefonia fissa. Clicchiamo su quello "Condizioni Generali di Contratto in vigore" e andiamo a pagina 2, al punto 13. Il puno che riporto è di un Contratto di qualche anno fa, questo qui. Leggiamo
« 13.1 Infostrada potrà modificare le specifiche tecniche dei Servizi, aggiornare i corrispettivi per i Servizi nonché variare le presenti Condizioni Generali, per esigenze tecniche ed economiche comunicandolo al Cliente secondo quanto previsto dall’ art. 70 comma 4 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche »
L' art. 70 comma 4 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche riporta che
"Il contraente [cioè il cliente], qualora non accetti le modifiche delle condizioni contrattuali da parte delle imprese che forniscono reti o servizi di comunicazione elettronica, ha diritto di recedere dal contratto senza penali nè costi di disattivazione. Le modifiche sono comunicate al contraente con adeguato preavviso, non inferiore a trenta giorni, e contengono le informazioni complete circa l'esercizio del diritto di recesso".

Nel nuovo documento attualmente in vigore presente sul sito Infostrada (questo), allo stesso punto apprendiamo ulteriori motivazioni per l' aumento di prezzo:

13.1 WIND potrà modificare le specifiche tecniche dei Servizi, aggiornare i corrispettivi per i Servizi, nonché variare le presenti Condizioni, per i seguenti giustificati motivi:
i) sopravvenute esigenze tecniche e gestionali quali, a titolo meramente esemplificativo, sopravvenuta  evoluzione/inadeguatezza  tecnica  della  rete  o  delle  caratteristiche  dei  servizi  ecc.; 
ii)  intervenuti  mutamenti  del  quadro  normativo/regolamentare che determinino uno squilibrio economico, tecnico o gestionale nella fornitura del Servizio;
iii) andamento e modifiche delle condizioni strutturali di mercato e/o di posizionamento dell’offerta, quale, a titolo meramente esemplificativo, strutturale variazione  dei costi tecnici e commerciali sostenuti per l’erogazione del Servizio.
WIND rinuncia a tale diritto in relazione alle condizioni di singole specifiche  offerte  promozionali  per  le  quali  sia  espressamente  indicata  una  durata  predeterminata,  per  la  durata  della  stessa. 

sabato 1 settembre 2018

Melegatti: firmato l'accordo per i licenziamenti. La storia del tracollo di un'azienda a causa di investimenti sbagliati

di Lapenna Daniele


Ieri è stato firmato l'accordo tra sindacati e curatori fallimentari: i lavoratori della Meledatti saranno licenziati il 20 dicembre 2018, giorno in cui scadrà definitivamente la cassa integrazione.
La storia del tracollo di una azienda leader in Italia a causa degli investimenti sbagliati dei proprietari


La Melegatti è fallita il 29 maggio scorso e i lavoratori erano già stati messi in cassa integrazione straordinaria con scadenza 20 dicembre - non sarà più prorogabile -, giorno nel quale verranno definitivamente licenziati.
Oggi sono undici i dipendenti operativi (che non sono in cassa integrazione) nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto (Verona) per proseguire la produzione autorizzata dal tribunale per il periodo dal 21 giugno al 21 dicembre.
Cgil, Cisl e Uil stanno proseguendo con l'appello ad imprenditori esterni per salvare l'azienda acquistando questa azienda che, in Italia, ha fatto la storia.


LA STORIA DI UN MARCHIO STORICO
Domenico Melegatti
[Verona, 16 settembre 1844
Verona, 31 gennaio 1914]
L' azienda fu fondata da Domenico Melegatti per la produzione di panettoni, colombe pasquali, torte e croissant. Il Ministero dell'Agricoltura e Commercio del Regno d'Italia gli assegnò, il 14 ottobre 1894, l'attestato di Privativa che riconosceva il brevetto per la produzione del pandoro.

Il successo del pandoro fu tale che nacquero delle imitazioni arrivando anche a battaglie legali.
Negli anni a seguire ci fu la fondazione della Casa del Pandoro e la nascita dello storico logo con le tre mele e i due gatti rampanti attorno alla forma stilizzata del dolce.
Nei primi anni del '900 il pandoro divenne un prodotto affermato in tutto il nord-italia, al punto da poter entrare in concorrenza con il panettone di Milano, città in cui Melegatti aprì un suo negozio rimasto attivo sino all'inizio della prima guerra mondiale.

Alla scomparsa di Domenico Melegatti, avvenuta nel 1914, in mancanza di eredi diretti, la pasticceria passò alla nipote Irma Barbieri, che ne prese le redini col marito Virgilio Turco, direttore del negozio di Milano, che venne contestualmente chiuso.
Alla morte di Virgilio Turco e Irma Barbieri l'azienda passò ai figli Antonio, Giuseppe, Carolina, sposata con Ronca, e Lorenza Turco (uscita poi dall'azienda). 

Per questo, oltre alla famiglia Turco, nell'azionariato Melegatti entrò la famiglia Ronca. Da allora le due famiglie, con il 50% ciascuno di proprietà, avranno strategie aziende diverse e contrasti che hanno poi causato il tracollo.
Negli anni '80, però, gli affari andavano bene e infatti iniziarono a seguire investimenti che, a vederli oggi, a distanza di decenni, sembrano assurdi. La pubblicità recitava “La fortuna lo sai, con Melegatti è più  dolce che mai“, proprio perché, acquistando un panettone, si partecipava all' estrazione per vincere dei premi: auto Maserati, pellicce Canali, cucine Scavolini, e tanti altri regali che portarono i consumatori a gettarsi nell' acquisto del panettone più famoso d' Italia.

IL TRACOLLO PER SCELTE AZIENDALI SBAGLIATE
Nel 2016 la società, presieduta da Emanuela Perazzoli, dopo la scomparsa di Salvatore Ronca, entrò in una crisi economica dovuta soprattutto per l'investimento molto oneroso per l'apertura di un nuovo stabilimento a San Martino Buon Albergo, vicino Verona.
Lo scopo era creare un mercato anche per il periodo non natalizio, brioches e altri tipi di dolciumi che sarebbero stati introiti per i mesi in cui non si mangiava il panettone.