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lunedì 26 novembre 2018

Abruzzo: azienda americana licenzia 70 operai. Delocalizzerà in Serbia e in Spagna

La protesta degli operai dello stabilimenti di San Martino sulla Marrucina

La multinazionale statunitense Ball Corporation a dicembre chiuderà lo stabilimento di San Martino sulla Marrucina, in provincia di Chieti, licenziando 70 operai. Dal 1981 lo stabilimento produce lattine in alluminio da 33 cl per Coca Cola, Nestlè, Campari, Carlsberg, Peroni, Birra Castello, San Benedetto, Heineken, Ferrero e tanti altri
#uomininonlattine


"La Ball Corporation mi licenzierà a Natale!!!" inizia così il messaggio diffuso sui social dagli operai di una multinazionale statunitense (con sede in Colorato - USA) da 8 miliardi di dollari di fatturato, con sede in Abruzzo, che a Natale licenzierà i suoi operai spostando la sede all' estero. La Ball Corporation Packaging Srl produce lattine, quelle che tutti noi acquistiamo quando beviamo le note bevande come Coca Cola, Fanta, Sprite, Peroni e tante altre.

L' azienda ha già inviato una pec all' organizzazione sindacale comunicando il licenziamento dei 70 operai. La Ball Corporation, come riporta l' avviso degli operai, non è in crisi, anzi, negli ultimi anni ha ricevuto diversi premi come il record di produzione: 2 milioni e 300mila lattine prodotte in un solo giorno.

L’amministratore delegato di Ball Beverage Packaging Italy ha spiegato che “sono state offerte opzioni di ricollocamento ad altre posizioni in Ball Beverage Packaging Europe”. Ciò significa che gli operai abruzzesi che saranno licenziati il 25 dicembre potrebbero esser riassunti nelle sedi estere. 
Questa è l' unica soluzione proposta: spostarsi all' estero, o esser licenziati. L' azienda delocalizzerà in Serbia e Spagna per poi tornare in Italia, a Nogara.

La fornitura di lattine al mercato italiano dagli stabilimenti serbi e spagnoli avverrà nei primi nove mesi del 2019.

La lettera degli operai
clicca sull' immagine per ingrandire


FONTI E LINK UTILI

venerdì 23 novembre 2018

Una bufala ci seppellirà: la campagna dell' ordine dei medici contro le fake news sulla salute


In diverse città sono apparsi questi manifesti di sei metri per tre che riportano delle quotidiane fake news che molte persone credono vere. La FNOMCeo, Federazione Nazionale dei Medici, ha promosso una campagna contro le "bufale" contro la scorretta informazioni circa la salute che avviene per mezzo di internet


La Federazione nazionale promuove una campagna di sensibilizzazione dei cittadini contro le fake news in rete. Per restituire al medico il ruolo centrale nel rapporto con il paziente rispetto al tema salute.
I manifesti ad alta definizione che verranno apposti in diverse città d' Italia li trovate qui.

“Non mi hanno vaccinato per paura dell’autismo”
“Avevo acquistato sul web un farmaco miracoloso”
“Ho curato il cancro con il bicarbonato di sodio”

Sono alcuni degli epitaffi che, sovrastati da una croce, campeggiano su altrettante lapidi nella campagna ‘Una bufala ci seppellirà?’ lanciata dalla Fnomceo per combattere le bufale in tema di salute, soprattutto quelle che si diffondono tramite la rete.
Diffidate delle bufale sul web. Chiedete sempre al medico” è l’invito che campeggia sui poster 6 metri x3 e sugli annunci stampa che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha ideato e messo a disposizione degli Ordini provinciali per la pianificazione in affissione sul territorio e sulla stampa locale. Sono già più di trenta gli Ordini che hanno aderito.

La campagna intende sensibilizzare l’opinione pubblica e combattere il fenomeno della diffusione delle fake news sulla salute tramite la rete. Un fenomeno preoccupante e in crescita, che mette a repentaglio la salute dei cittadini.

Secondo la Ricerca Censis Assosalute 2017 sono 15 milioni gli italiani che, in caso di piccoli disturbi, cercano informazioni sul web. Un atteggiamento pericoloso che è sempre più diffuso tra i giovani: il 36,9% dei millennials usa autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi. 

« Il web non è però solo foriero di cattiva informazione – spiega il responsabile dell’Area Strategica della Comunicazione Fnomceo, Cosimo Nume « È un nuovo strumento che può diventare fonte di empowerment per il paziente e leva di dialogo con il suo medico. Per questo la Fnomceo ha fortemente voluto il sito dottoremaeveroche, per mettere a disposizione dei cittadini informazioni di salute fondate sulle migliori evidenze scientifiche ».

H&M: un' altra multinazionale che sfrutta i lavoratori. Paghe da fame, svenimenti in fabbrica e turni massacranti di 12 ore


 Dopo i casi (in tutto il mondo) di migliaia di lavoratori sfruttati da Benetton, Samsung, Nike, Asics, Puma e tante altre note multinazionali, anche la nota azienda di abiti H&M mostra di vendere abiti cuciti e impacchettati da lavoratori sottopagati e costretti a turni massacranti con conseguenze terribili, sino ai malori e svenimenti.
La multinazionale svedese, con un fatturato annuo di 209 miliardi di euro, sfrutta i lavoratori con paghe inferiori del 50% dell' importo stabilito per legge, costringendoli a fare straordinari e turni di lavoro di 12 ore per avere uno stipendio che permetta loro di vivere di poco sotto la soglia di povertà



Vai alla sezione di questo blog: 


È partita la campagna "Abiti Puliti" che, con una petizione e una mobilitazione internazionale sta cercando di portare sui media il trattamento riservato ai lavoratori che producono materialmente gli abiti venduti dalla nota multinazionale svedese che vende abiti fashion H&M (Hennes & Mauritz AB), un' azienda con 209 miliardi di fatturato annuo.

L’azienda opera in 69 Paesi con oltre 4.500 negozi reali e tanti store on line da dove ordinare da casa i propri abiti. H&M impiega direttamente circa 160mila persone ma ha al suo servizio una manovalanza diffusa che conta almeno 850mila lavoratori e lavoratrici che lavorano con meno diritti di quanti ne dovrebbero avere.

Tra le tantissime denunce c'è quella di una lavoratrice in Lombardia che svolge la mansione di confezionamento pacchi di abbigliamento:
«Mai avrei immaginato che H&M mi avrebbe stravolto la vita. Nell’enorme magazzino in cui lavoro il turno iniziava alle 4,30 della mattina con nessuna certezza dell’orario di uscita. Tutto era possibile, 4 ore di lavoro come 12».

Di seguito, l' articolo di AbitiPuliti.org

LAVORATORI DI H&M CON PAGHE DEL 50% INFERIORI A QUELLE STABILITE DALLA LEGGE
fonte immagine
I risultati di una ricerca pubblicata oggi, raccolti nel report “H&M: Le promesse non bastano, I salari restano di povertà”, rivelano come molti lavoratori e lavoratrici che producono abiti per H&M vivano sotto la soglia di povertà, nonostante le promesse dell’azienda di pagare un salario dignitoso entro il 2018 e le recenti ingannevoli dichiarazioni sui progressi raggiunti. I lavoratori intervistati guadagnano in India e Turchia un terzo e in Cambogia meno della metà della soglia stimata di salario dignitoso. In Bulgaria, lo stipendio dei lavoratori intervistati presso un “fornitore d’oro” di H&M non arriva nemmeno al 10% di quello che necessiterebbero per avere vite dignitose.

Uno dei più grandi rivenditori al mondo, con profitti per 2,6 miliardi di dollari, ha una catena di fornitura con lavoratori costretti a ore eccessive di lavoro per pura sopravvivenza.

STRAORDINARI PER VIVERE
« I salari sono così bassi che dobbiamo fare gli straordinari per coprire i nostri bisogni primari » ha raccontato un lavoratore di un “fornitore d’oro” di H&M in India.

Le ore di straordinari in tre delle sei fabbriche coinvolte nell’inchiesta spesso superano il limite massimo legale e lavorare di domenica è frequente in tutti e quattro i paesi in cui si è svolta la ricerca: Bulgaria, Turchia, Cambogia e India. In Bulgaria addirittura i lavoratori hanno raccontato di dover effettuare gli straordinari solo per raggiungere il salario minimo legale.

« Entri in fabbrica alle 8 di mattina, ma non sai mai quando ne uscirai. A volte torniamo a casa alle 4 del mattino seguente » ha rivelato un lavoratore della Koush Moda, “fornitore d’oro” di H&M in Bulgaria.

L' azienda chiude: le ventidue operaie rilevano l' attività e la fanno ripartire

Dipendente del Centro Moda Polesano


L’azienda dove lavoravano da anni aveva chiuso ma loro, che non si sono arrese e non hanno voluto veder chiudere la cooperativa, l' hanno ripresa in mano, salvando i loro posti di lavoro e assumendo nuovo personale.

La storia viene da Stienta, una piccola località sul Po, con poco più di tremila abitanti, sito in provincia di Rovigo.

Dopo un primo momento di sconforto, le ventidue donne si sono rimboccate le maniche prendendo in mano l’azienda tessile, salvando posti lavori e creandone di nuovi.  «Centro Moda Polesano» è il settimo workers buyout (impresa rigenerata), ovvero un' azienda che viene rilevata dagli stessi operai che, di fatto, l' acquisiscono diventandone proprietari.

«Dopo un momento di grande sconforto, ci siamo subito date da fare per salvare la fabbrica - ha spiegato la presidente della neo cooperativa Claudia Tosi - , lo scorso luglio abbiamo così ripreso l’’attività attesa pure dagli stessi ex clienti, che hanno mantenuto i propri ordini e confermato l’intenzione di lavorare insieme a Centro Moda Polesane. Abbiamo subito assunto inoltre 11 ulteriori lavoratrici dipendenti per 33 posti di lavoro complessivi della ex Capa salvati , ulteriori lavoratori sono stati assunti in seguito». 

«Diciotto mesi fa - continua la presidente della Coop - non avremmo mai immaginato di arrivare a questo giorno. Nessuna di noi dimentica l’angoscia di quando ci hanno comunicato che saremo rimaste senza lavoro. Ci abbiamo creduto, abbiamo fatto una corsa contro il tempo per mantenere tutti i clienti, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Abbiamo salvato l’ azienda, ed oggi siamo operai imprenditrici »

FONTE

mercoledì 7 novembre 2018

Ricevere 285 euro per ogni anno di iscrizione: Altroconsumo apre class action contro Facebook


L' associazione dei consumatori Altroconsumo apre una class action contro Facebook per l' inappropriato utilizzo dei dati personali: ogni utente, per ogni anno di iscrizione al social, potrà ricevere 285 euro come risarcimento danni e valore dei dati illecitamente prelevati


Quando, il 17 marzo scorso, è scoppiato il caso "Facebook-Cambridge Analytica", molti si sono interrogati sulla sicurezza dei dati personali su internet mentre altri non ne hanno compreso bene la portata e il significato di questo scandalo.
Prr dirla nella maniera più semplice possibile: su internet, non abbiamo privacy.

Quando avviamo la connessione, entriamo in un sito web, utilizziamo un' app (ma anche quando semplicemente accendiamo il nostro smartphone, o tablet, o qualsiasi dispositivo connesso abbiamo), inviamo i dati in merito alla nostra posizione geografica, ai siti visitati, al tempo da quando siamo connessi, a cosa stiamo visitando, ai dati delle nostre carte di acquisto, alle nostre preferenze, etc...

A molti, forse, può importare poco, ma se pensate che ci sono società che guadagnano miliardi di euro con i vostri dati, con i vostri click ai siti web, ma soprattutto con i click di like, condivisioni e commenti ai post di un social come Facebook, comprendete bene che, in pratica, state "regalando denaro" senza neanche saperlo.

LA CLASS ACTION DI ALTROCONSUMO
L' associazione dei consumatori Altroconsumo, ha avviato un' azione legale contro Facebook sostenendo che, ogni utente iscritto al social network, dovrebbe ricevere 285 euro per ogni anno di iscrizione al sito web come risarcimento per la fuga e l' utilizzo improprio dei dati personali.

Altroconsumo, nella pagina della class action, scrive
Lo sai che ogni volta che metti un "like" su un post o inizi a seguire una pagina Facebook, il buon vecchio Mark [Zuckenberg] raccoglie dati sul tuo conto? E sei davvero certo di sapere che uso ne fa e dove finiscono questi dati?

Anche Facebook ammette che "le informazioni personali degli utenti sono state condivise in modo improprio". Ma al momento da Zuckerberg sono arrivate ai consumatori soltanto le sue scuse. Noi però non siamo i suoi burattini.

Per questa ragione Altroconsumo, assieme alle associazioni di consumatori di Belgio, Spagna e Portogallo, ha deciso di avviare una class action contro Facebook, per chiedere che i consumatori europei vengano risarciti, che vengano correttamente informati sull'uso che viene fatto dei loro dati e che possano scegliere consapevolmente in qualsiasi momento quali di questi condividere.

Tenendo conto dei benefici commerciali che Facebook ha ottenuto violando la protezione dei dati e le normative a tutela dei consumatori, chiederemo per te e per tutti gli utenti iscritti a Facebook un risarcimento di 285 euro per ogni anno di iscrizione al social (tra valore economico dei dati e danni morali).

Hai un account Facebook? Partecipa ora alla class action: ti chiederemo solo alcuni dati e ci vorrà poco tempo.
SIAMO SPIATI (DA SEMPRE)
In un mio vecchio articolo ("Come controlla le nostre scelte Google?") spiegavo come Google controlli tutto ciò che facciamo in web. Ovviamente, ogni sito e, oggi, ogni app che utilizziamo, analizza e conserva ogni nostro movimento, dai siti visitati alla posizione fisica dove siamo.

Facebook (ma ogni sito lo fa) ad esempio, legge i cookie ("Cosa sono i cookie?") dal nostro dispositivo connesso e propone scelte mirate. Vi faccio degli esempi (che potrete voi stesso riscontrare).

Andate su un sito web di annunci. Provate a cercare, ad esempio, degli appartamenti in affitto o in vendita. Dopo, entrate in Facebook con il vostro account: molto probabilmente, vi ritroverete pubblicità di agenzie immobiliari o di privati vendono o locano immobili.
Mentre siete su Facebook, se fate attenzione ai suggerimenti che il sito web vi propone, vi accorgerete che ci sono inviti a pagine o gruppi inerenti non solo i tuoi like a certi post, ma anche in base ai siti che hai visitato.

Facebook, come qualsiasi sito web, legge tutto ciò che fai quando ti connetti.
E così anche Google, Twitter, Instagram, ma anche altri siti dove acquisti on line, oppure altri di generi diversi come i quotidiani.

Non è che ci sia un' alternativa: semplicemente, dobbiamo sapere cosa accade quando ci connettiamo.


FONTI E LINK UTILI
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Altroconsumo
  • Condizioni e termini di Altroconsumo
    https://programmavantaggi2018.altroconsumo.it/policy?name=termsandconditions
  • La class action contro Facebook
    https://www.altroconsumo.it/azioni-collettive/facebook
    https://www.altroconsumo.it/organizzazione/media-e-press/comunicati/2018/class-action-di-altroconsumo-contro-facebook-oggi-notificato-latto-e-inviata-una-nuova-diffida
  • https://www.ilpost.it/2018/03/19/facebook-cambridge-analytica/
  • https://tecnologia.libero.it/che-cose-la-class-action-contro-facebook-e-chi-la-promuove-23150

domenica 4 novembre 2018

Valeggio: il sindaco bandisce gli erbicidi dai luoghi pubblici.La soluzione è un macchinario che usa il vapore


A Valeggio sul Mincio, l'amministrazione comunale ha bandito il glifosato e qualsiasi altro tipo di erbicida nei luoghi pubblici. Verrà utilizzato un sistema che utilizza solo il vapore e che riesce a rimuovere anche chewing-gum, graffiti e cartelloni pubblicitari



Utilizzare il diserbo termico a vapore al posto di quello chimico per rendere più salubri le aree pubbliche. 
A rafforzare l’intenzione dell’amministrazione comunale valeggiana, tra le prime nel Veronese a effettuare un definitivo cambio di rotta, è stata la dimostrazione effettuata qualche giorno fa vicino all’ex ospedale. In quella occasione, è stato infatti presentato il sistema multifunzionale Dhr-8, prodotto dalla ditta Cristanini di Rivoli Veronese, che utilizza soltanto vapore saturo ad alta temperatura.

« La sua azione », spiega Vanna Robbi, che ne ha illustrato le caratteristiche, « porta ad un aumento dell’umidità presente nelle foglie e nel colletto, con la conseguente rottura delle cellule della piantina che si dissecca dall’esterno verso le radici. Inoltre, il sistema rimuove chewing-gum, graffiti e cartelloni pubblicitari murali ». 
Sul fatto che gli erbicidi, usati comunemente in agricoltura e per la manutenzione degli spazi pubblici, possono infatti comportare gravissimi rischi per la salute umana, per gli animali e danni all’ecosistema, contaminando l’ambiente in maniera persistente, c’è ormai un’ampia letteratura.

Uno dei più diffusi, il glifosato (prodotto dalla Monsanto, ormai acquisita dalla tedesca Bayer da giugno - n.d.b.), per il suo rischio di cancerogenicità è stato bandito, con un provvedimento dell’ex ministro della sanità, Beatrice Lorenzin, dall’uso negli spazi pubblici, dai parchi alle aree gioco per bambini, dalle scuole alle strutture sanitarie [precisazioni in merito a fine articolo].
Il divieto è valido anche in agricoltura, durante il raccolto e la trebbiatura, cioè quando i prodotti della terra sono ormai vicini a finire nelle nostre tavole. 

Il glifosato è invece assolutamente vietato nell’agricoltura biologica i cui produttori invitano a bandirlo anche per pulire binari o cigli delle strade, in modo da evitare che il prodotto entri nella catena alimentare. « Purtroppo girando Comuni e aziende », rileva Vanna Robbi, « ne vedo stoccato a quintali di glifosato e molti continuano ad usarlo alla chetichella, anche perché smaltirlo costerebbe».

Di decisione meditata ma presa consapevolmente parla Pierino Parolini, che da anni fa volontariato come direttore della Cooperativa sociale Spazio 11, per la quale ha acquistato il sistema di diserbo termico un paio di settimane fa. « Una volta al cimitero [dov’è ancora utilizzabile il glifosato, come sul castello, ndr], racconta Parolini, classe 1951, « mi s’è avvicinata una signora che m’ha detto di non usarlo perché le dava dei problemi. È stata un’ulteriore spinta che c’ha portato a questa scelta dopo anni di meditazione, per ridurre il più possibile l’impatto sull’ambiente e sulle persone. Ora testeremo il sistema in modo approfondito, anche per studiarne le modalità d’utilizzo (la macchina pesa 125 chili e va caricata su un furgone). Se sarà possibile lo utilizzeremo anche per il cimitero».

Per l’assessore ai servizi e alle manutenzioni, Leonardo Oliosi, «la scelta di questo nuovo sistema va nella direzione di una migliore qualità del servizio e dell’ambiente in cui vivono i cittadini». 

PRECISAZIONE
Nell' articolo sopra, prelevato da larena.it, si fa riferimento ad un provvedimento dell' ex ministro Lorenzin (XVII Leg.) in merito all' eliminazione dell' uso del glifosato nei luoghi pubblici.
Ho cercato info in merito ed ho trovato solo la votazione avvenuta al Parlamento Europeo il 27 novembre 2017: Francia e Italia votarono contro, ma la maggioranza (dunque, tutti gli altri Paesi dell' UE), votarono a favore, rinnovando l' uso del glifosato Round-Up di Monsanto per altri 5 anni.
A dicembre 2017, il sito MoVimento 5 Stelle - Camera, ha pubblicato una articolo in merito al glifosato chiedendo, al governo che era allora in carica, di imporre di riportare, in etichetta, la  presenza del noto erbicida negli alimenti confezionati.

Se avete info in merito al provvedimento dell' ex ministro, lo pubblicherò in questo articolo.
Grazie.

Lapenna Daniele

FONTI E LINK UTILI
  • Tutto sul glifosato https://ilventunesimosecolo.blogspot.com/search?q=glifosato
  • http://www.larena.it/territori/villafranchese/valeggio/stop-ai-diserbanti-chimici-il-comune-passa-al-vapore-1.6876672?refresh_ce#scroll=612 
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Diserbante
  • http://www.movimento5stelle.it/parlamento/2017/10/glifosato-indicarlo-in-etichetta-pasta.html

sabato 3 novembre 2018

Eliminazione della prescrizione nei reati: l' emendamento dei 5stelle che nessun partito vuole


Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede (M5s) conferma che, nel decreto Anticorruzione, ci sarà l' emendamento sull' eliminazione della prescrizione dopo il primo grado. Nell' intervista su SkyTg24, però, il ministro per la pubblica amministrazione Giulia Bongiorno (Lsp) ha esposto la sua netta contrarietà. Proprio 14 anni fa, l' assoluzione, per avvenuta prescrizione, di Giulio Andreotti, difeso all' epoca proprio dall' avvocatessa Bongiorno, per il reato di associazione mafiosa.
Gelimini e Bernini di Forza Italia parlano di "logica manettara e forcaiola"


«Assolto! Assolto! Assolto!», urlò l'avvocato difensore Giulia Bongiorno (oggi senatrice, entrata in Parlamento con il partito Lega Nord Salvini) una frazione di secondo dopo la lettura della sentenza, la mattina del 15 ottobre del 2004: Giulio Andreotti fu assolto dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa per i suoi rapporti con i capi di Cosa Nostra, la cosca del boss mafioso Totò Riina. L' assoluzione, però, avvenne a causa della prescrizione del reato, quella stessa prescrizione che, oggi, il ministro della giustizia Alfonso Bonafede vorrebbe inserire nel disegno di legge "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione" denominato "ddl SpazzaCorrotti".


L' avvocato Giulia Bongiorno con
Giulio Andreotti
« Bloccare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio » ha esposto la sua contrarietà all' emendamento, Giulia Bongiorno, parlando a SkyTg24 « significa mettere una bomba atomica nel processo penale e io questa cosa non posso accettarla e non posso non segnalarla. Io sono preoccupata perché non credo sia una correzione che incide solo sulla prescrizione, ma incide sull'intero sistema penale che oggi è bloccato. Senza la tagliola della prescrizione non fisserebbero più le udienze, non ci sarebbero più appello e Cassazione perché non sarebbero più fissate le udienze».

Come ha specificato nell' intervista, quando era al governo in coalizione con il Pdl di Berlusconi (fu parlamentare nel 2006 con il partito Alleanza Nazionale ma anche nel 2008 ), si batté contro la legge in merito alla prescrizione breve, simile a quella approvata nel 2005 che abbassò il termine prescrittivo da 15 a 10 anni e che, nel 2012, permise l' assoluzione di Silvio Berlusconi per il processo Mills.


INNALZAMENTO DELLE PENE E ADDIO PRESCRIZIONE

Tra i diversi provvedimenti del ddl, vi sono: 
  • innalzamento delle pene per i reati di corruzione, con il minimo della pena che passa da uno a tre anni e il massimo da sei a otto anni di reclusione
  • introduzione del divieto, per i condannati per reati di corruzione, di contrattare con la pubblica amministrazione (cosiddetto “Daspo per i corrotti”) da un minimo di 5 fino a una interdizione a vita, non revocabile per almeno 12 anni neppure in caso di riabilitazione  
  • introduzione di sconti di pena e di una speciale clausola di non punibilità per chi denuncia volontariamente e fornisce indicazioni utili per assicurare la prova del reato e individuare eventuali responsabili;
  • confisca dei beni anche nel caso di amnistia o prescrizione intervenuta in gradi successivi al primo.
Qualche giorno fa, il ministro Bonafede ha parlato dell' introduzione, nello stesso ddl, dell' emendamento sulla cancellazione della prescrizione, spiegando che « era nel Contratto di Governo, a fronte di maggiori investimenti nella giustizia per non caricare sempre di più gli uffici: ora, dopo aver messo nella manovra fondi sufficienti, possiamo mettere mano anche alla prescrizione. L'idea è quella di fermarla per tutti i reati dopo la prima sentenza ».

IL PROBLEMA DELLA PRESCRIZIONE DEL REATO
I penalisti sono insorti, così come molti esponenti degli altri partiti, inclusa la Lega Salvini Premier.

Il ministro Mariastella Gelmini (Forza Italia Berlusconi Presidente) afferma:
« L'emendamento [sulla cancellazione della prescrizione] avrà un solo risultato avvelenato: renderà i processi eterni. Ancora una volta il governo, tristemente a trazione grillina, svolta verso una logica manettara e forcaiola ».

la deputata di Forza Italia
Anna Maria Bernini
Anna Maria Bernini, capogruppo alla Camera di Forza Italia Berlusconi Presidente, è sulla stessa linea
« L'emendamento del ministro della Giustizia Bonafede, viola uno dei principi fondanti della Costituzione sulla ragionevole durata del processo. E' una scelta politica degna di chi professa come i Cinquestelle un'ideologia forcaiola e manettara ».
La presidente dei senatori di Forza Italia prosegue
« Significa consegnare la vita di un cittadino imputato alla mercè di una giustizia senza più limiti temporali per giudicarlo, a una sorta di girone infernale, a un tunnel da cui non sarà facile né semplice vedere la luce » concludendo « Combatteremo con ogni strumento parlamentare e politico questa scelta inaccettabile e speriamo che gli amici della Lega respingano insieme con noi, senza alcun dubbio, il tentativo dei loro 'contraenti' di governo ».

Contro anche Alfredo Bazoli (Partito Democratico), capogruppo del PD in Commissione Giustizia
« Sono preoccupato e sconcertato dal proposito annunciato dal ministro Bonafede perché si sconvolgerebbe in quel modo il sistema delle garanzie, con l'effetto di allungare senza fine i procedimenti, lasciando i cittadini in balia di processi eterni  ».

APPUNTAMENTO PER LUNEDI' 12 NOVEMBRE
Sono 300 gli emendamenti presentati al provvedimento, il cui esame in Aula è previsto per lunedì 12 novembre, secondo il programma stabilito dalla Conferenza dei capigruppo.


FONTI E LINK UTILI

giovedì 1 novembre 2018

Francia:venti casi di bambini nati senza braccia e con malformazioni. L' ipotesi è contaminazione chimica



In diverse zone della Francia sono stati rilevati venti casi di bambini nati senza braccia. Si tratta di anomalie non riconducibili a cause genetiche. L' ipotesi è di contaminazione da sostanze chimiche.
Un mese fa, la denuncia degli abitanti dell' Ariège alla Bayer, all' UE e al governo francese: nelle loro urine fu rilevata una percentuale elevata di glifosato, il noto erbicida prodotto dalla Monsanto


A inizio ottobre, tre biostatisti francesi hanno pubblicato, sul SpF, organo della Sanità Pubblica Francese, un rapporto in merito a delle anomalie di alcuni bambini nati in zone diverse della Francia, precisamente in Bretagna, in Loira e nell' Ain. L' articolo è stato pubblicato sul giornale francese Le Monde, ma gli scienziati hanno chiesto di restare anonimi.

Si parla di undici casi accertati di bambini nati senza mani o senza braccia, malattie denominate ectromelie.

Quel che ha allarmato gli studiosi è che, nelle famiglie di questi piccoli, non ci sono stati casi di malformazioni: sia geneticamente, che statisticamente, il numero di nati malformi in zone così ristrette è superiore alla norma. La questione, dunque, ha generato un allarme.


clicca per ingrandire la mappa

A quanto si apprende, si è occupata di queste anomalie Emmanuelle Amar, un epidemiologa, direttore generale del Registro Malformazioni di Lione.
Secondo gli esperti che hanno sollevato la questione, tra il 2009 e il 2014, in Ain, ci sono stati diciotto casi di malformazioni denominate agenesie trasversali degli arti superiori (ATMS) in un' area rurale con un raggio di 17 km. Un' anomalia troppo evidente per parlare di problemi congeniti.

Il Ministero della Salute ha rassicurato la popolazione, anche se conferma l' anomalia. Nei prossimi mesi verranno effettuate ulteriori analisi, per cercare di capire l' origine di queste malformazioni.

CONTAMINAZIONI AMBIENTALI DA PESTICIDI?

L' ipotesi che è subito parsa plausibile è quella riconducibile all' uso di sostanze chimiche.
Un articolo dell' epidemiologa Amar, espone il problema dei farmaci a base di valpromideDepakine, Dépamide, Depakote, usati per trattare l' epilessia come la sindrome di Dravet, sarebbero responsabili di mutazioni genetiche e, quindi, malformazione dei feti.
Le zone colpite, come detto, sono zone fuori città, e siccome vengono utilizzati i fitofarmaci (ovvero i pesticidi), si è pensato subito ad una contaminazione che abbia colpito le donne in stato di gravidanza.