mercoledì 25 luglio 2018

A Benevento, i primi licenziamenti figli del Decreto Dignità. Ecco cosa non cambia con il decreto del ministro Di Maio

di Lapenna Daniele


Nel dicembre 2017 Di Maio, preso dal tour in vista delle elezioni del marzo 2018, annunciò di ripristinare l'art.18 e abolire il Jobs Act di Matteo Renzi.
Oggi, però, il Decreto Dignità non realizza nessuna delle promesse, causando persino licenziamenti. I lavoratori della Nestlè di Benevento sono le prime vittime del Decreto Dignità secondo il quale, la "dignità di lavoratori e imprese", riportata nel nome del decreto legge, è completamente inesistente.

 
Le leggi non vanno criticate in base a chi le fa, ma in base ai suoi effetti.
Nell' articolo del 5 luglio scorso ("Dopo la Riforma Fornero,Jobs Act e Decreto Dignità, le brutte notizie per i lavoratori restano.Le positive,ancora lontane"), ho accennato i punti importanti del Decreto Legge n.87 del 12 Luglio 2018, denominato dal ministro Luigi Di Maio come "disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese", o più brevemente Decreto Dignità.

Alla Nestlè di Benevento sono stati licenziati 20 lavoratori precari da 20 anni. Precari dacché senza un contratto a tempo indeterminato, ma pur sempre lavoratori che hanno potuto percepire un'entrata mensile che, di questi periodi, è meglio che esser disoccupati. Gli ex lavoratori della multinazionale svizzera scrivono un post su facebook
Siamo le prime vittime del Decreto Dignità da precari siamo diventati disoccupati. Venerdì scorso l’ultimo turno, interrotto da un dirigente che ci ha detto che per il momento i nostri contratti non potevano essere rinnovati. Ci ha spiegato soltanto che dovevamo aspettare
Da parte sua, la Nestlè spiega
“Non si potevano richiamare i lavoratori in somministrazione che hanno raggiunto il nuovo limite imposto dal decreto di urgenza in ovvia ottemperanza alle nuove normative” ma assicurano che si confronteranno con la parti sociali per “valorizzare tutte le professionalità già maturate sul territorio”
Luigi di Maio si è affrettato ad attuare un decreto sul lavoro (visto il suo ruolo al governo), ma però non ci è riuscito, soprattutto perché la sua promessa era di ripristinare l'art.18 con il quale, prima della sua abolizione con il Jobs Act nel luglio 2015, permetteva ai lavoratori licenziati ingiustamente di ritornare sul posto di lavoro.





COSA HA INTRODOTTO IL DECRETO DIGNITÀ?

Il Decreto Dignità non è altro che un documento che modifica alcune parti del Jobs Act del Governo Renzi e introduce alcune novità in altri ambiti. Non è una legge creata da zero, ma solo una modifica.

Nel documento ufficiale che contiene il decreto legge, possiamo leggere i punti principali:  
"la durata del contratto a tempo determinato è passato da 36 mesi a 24 mesi, e i rinnovi dello stesso, diminuiti da 6 a 5"
Questo significa che il contratto durerà di meno, e i rinnovi saranno inferiori: lo scopo del decreto è quello di costringere l' azienda ad assumere il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato anziché sfruttarlo con contratti a termine. Il problema è che, impedire l'uso continuativo del contratto a tempo determinato porta l' azienda, che non può più rinnovare il contratto del precario, a disfarsi del lavoratore assumendone un altro, sempre con contratto a termine. Cambieranno i lavoratori precari e ci saranno disoccupati che prima lavoravano.

Il bello è che
"Sono esclusi dalle modifiche i contratti di lavoro a termine stipulati dalle pubbliche amministrazioni"
I dipendenti pubblici non sono toccati da queste modifiche.

DI MAIO PROMISE STOP AL JOBS ACT DI RENZI, E RIPRISTINO ARTICOLO 18: PROMESSE NON MANTENUTE
Nel dicembre 2017, in vista delle elezioni nazionali del marzo 2018, Di Maio promise di ripristinare l' art. 18 e di eliminare le modifiche del Jobs Act ideato dal Governo Renzi.
Promesse disattese.

«Vogliamo abolire il Jobs Act » spiegò Di Maio, nella tappa milanese del suo lungo tour in vista delle elezioni che si sarebbero tenute tre mesi dopo « Quanto all’articolo 18, crediamo che sotto i 15 dipendenti non serva per imprese che sono a conduzione familiare. Per il resto, vogliamo ripristinarlo »


Il Decreto Legislativo n.23 del 4 marzo 2015, chiamato Jobs Act, del Governo Renzi, eliminò il reintegro per il licenziamento senza GMO (giustificato motivo oggettivo). Da quel momento, chiunque fosse stato licenziato ingiustamente - ad esempio sostenendo problemi economici aziendali inesistenti, o altri motivi per i quali il dipendente non doveva esser licenziato - non sarebbe più ritornato sul posto di lavoro, seppur ingiustamente licenziato, ma avrebbe solo ricevuto un indennizzo proporzionale agli anni di lavoro prestati presso la stessa azienda.

COSA HA MODIFICATO IL DECRETO DIGNITÀ SUI LICENZIAMENTI? NULLA. L' ART.18 RESTA ABOLITO
Il Decreto Dignità non ha cancellato l' abolizione dell' art.18 che prevedeva il reintegro sul posto di lavoro ma ha solo modificato l'indennizzo economico al lavoratore licenziato.
Se il Jobs Act di Matteo Renzi stabiliva un risarcimento di minimo 4 a un massimo di 24 mensilità per ogni anno di lavoro prestato nell' azienda, il Decreto Dignità di Di Maio aumenta il risarcimento minimo da 4 a 6, e quello massimo da 24 a 36 mesi. Ma, ATTENZIONE, l' indennizzo ricevuto è sempre lo stesso!

L Art. 3 del Jobs Act "Licenziamento per giustificato motivo e giusta causa" è stato modificato dal Decreto Dignità così (la parte sottolineata è la nuova modifica): 
Salvo quanto disposto dal comma 2 (che riguarda l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore), nei casi in cui risulta accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilità
Come si può leggere, è rimasta invariata la parte 
...un'indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio...
Questo significa che, seppur l' indennizzo minimo passa da quattro a sei mensilità, l'importo per ogni anno di lavoro resta sempre di due mensilità. Quindi, se si è lavorato per 7 anni, l'importo sarà sempre di due mensilità per ogni anno (dunque 2 x 7).

DECRETO SENZA DIGNITÀ
Come potrete leggere nel mio articolo "Jobs Act: cosa cambia per i licenziamenti" per approfondire l' argomento in merito alle modifiche del Jobs Act (che sono ancora valide nonostante il Decreto Dignità), siamo ancora al punto di partenza.
Le tutele che i lavoratori hanno perso non sono state reintrodotte, e il decreto del ministro Di Maio non ha provocato e non provocherà alcuna diminuzione della disoccupazione.

Solo proclami. Tante chiacchiere, zero sostanza.
I lavoratori e i disoccupati stanno ancora aspettando...


FONTI E LINK UTILI

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