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venerdì 31 agosto 2018

Samsung: associazione scopre sfruttamento minorile nelle fabbriche


Lavoratori con meno di 16 anni che seguono turni di 11 ore di lavoro, costretti a svolgere compiti pericolosi senza un'adeguata protezione che ha provocato anche casi di avvelenamento da benzene e metanolo.
La denuncia è partita dalla China Labour Watch, un' associazione per i diritti dei lavoratori, e dalle organizzazioni Peuples Solidaires e Sherpa

La questione è stata portata in risalto sia da due associazioni francesi, la Peuples Solidaires e la Sherpa, sia dalla China Labour Watch (CLW), un' associazione con sede a New York. 
Le prime due hanno aperto una causa legale presso il tribunale di Parigi a gennaio 2018 a carico sia della Samsung Electronics, filiale con sede in Francia, sia della Samsung World, la sede centrale sita in Corea del Sud. Le due associazioni francesi stanno denunciando la condizione dei lavoratori dal 2012.

LA SITUAZIONE DEI LAVORATORI
a sinistra, i lavoratori in fila per ritirare la loro uniforme da lavoro
a destra, gli stessi che si cambiano vicino agli armadietti della fabbrica
foto di proprietà di China Labor Watch
L' associazione China Labour Watch (CLW) si era introdotta nella fabbrica riprendendo i lavoratori e scoprendo che, diversi di questi, risultavano avere meno di 16 anni. Inoltre, tutti i dipendenti erano costretti a svolgere compiti pericolosi senza un'adeguata protezione: il report elenca, nei documenti pubblicati anche sul sito, anche casi di avvelenamento da benzene e metanolo che avrebbero causato malattie incurabili a molti dipendenti.
E non è tutto. I turni superano le 11 ore, vi è la mancanza di attrezzature adeguate ai rischi incorsi, e le condizioni di lavoro e di alloggio sono incompatibili con la dignità umana.

La Samsung, nel 2014, aveva sospeso ad esempio i rapporti con l'azienda Shinyang Electronics di Dongguan incriminata sempre dalla CLW la quale sottolineo che Samsung non riusciva a tutelare i lavoratori e i loro controlli nelle fabbriche erano e sono inefficaci. Gli attivisti della CLW, invece, si introducono nelle aziende fingendosi operai e intervistando i dipendenti delle stesse.

mercoledì 29 agosto 2018

Blocco nave Diciotti: "grazie" a Salvini,l' Italia ha speso 200mila euro,cinque volte di più se i migranti fossero sbarcati


Un articolo di L' Avvenire fa un semplice calcolo di quanto, la sosta forzata e ingiustificata della nave della guardia costiera italiana Diciotti, sia costata agli italiani. Si tratta di 200mila euro circa. Se gli extracomunitari fossero stati accolti in un centro di accoglienza, i costi sarebbero stati cinque volte di meno


Il giornalista Antonio Mira, nel suo articolo dettagliato su L' Avvenire, ha calcolato quanto è costato il blocco imposto da Salvini. I conti, consultando fonti istituzionali, sono subito fatti:

  • nave ferma per 10 giorni nel porto
  • 150 i richiedenti asilo (non sono stati considerati coloro che sono sbarcati perché minorenni o malati)
  • costo della motonave = 740,15 euro all’ora che, per 10 giorni, fanno 177.636 euro.La Diciotti ha dovuto tenere i motori accesi anche in porto per far funzionare i generatori

Ai 177.636 vanno aggiunte le spese per acqua, vitto e beni di prima necessità, pulizia, costi dell’equipaggio - 41 persone distolte dai loro compiti, i quali hanno fatto straordinari - assistenza sanitaria a bordo.
Il calcolo totale super i 200mila euro conteggiando anche gli straordinari dei membri della nave.

Emanuele Dessì,amico degli Spada,che pagava 7 euro di affitto al mese, perdonato e riammesso nei Cinque Stelle da Di Maio e Toninelli

di Lapenna Daniele


Nonostante l' amicizia con un esponente del clan mafioso Spada, e il fatto di risiedere in un appartamento popolare dove paga 7 euro al mese, Emanuele Dessì è stato riammesso nel MoVimento 5 Stelle da Toninelli e perdonato da Di Maio nonostante la pagliacciata di avergli fatto firmare un foglio dove rinunciava a candidarsi. Oggi, è e sarà senatore. L'onestà è, ormai, un vago ricordo


Ormai è chiaro: uno non vale uno.
L' atteggiamento degli esponenti del MoVimento 5 Stelle continua ad esser ipocrita e manipolatori di verità, così come avvenuto negli ultimi anni.

Ricordiamone alcuni:
L' ultimo caso è stato quello di Matteo Salvini: ministro dell' interno indagato per abuso d' ufficio, così come lo fu Alfano, non riceve lo stesso trattamento da Di Maio, suscitando l' indignazione di molti elettori 5 stelle
https://ilventunesimosecolo.blogspot.com/2018/08/salvini-indagato-come-lo-fu-alfano-di.html

Un caso recente, passato in secondo piano grazie all' astuta arma di distrazione di massa del "problema immigrazione" operata dal collega Salvini, è della riammissione, nel MoVimento, di Emanuele Dessì.

IL PARLAMENTARE AMICO DEGLI SPADA

Il suo nome finì sulle prime pagine di tutti i giornali a febbraio quando, a liste già consegnate, a un mese dalle elezioni, spuntarono fuori un video che lo ritraeva con  Domenico Spada, del clan mafioso ostiense, indagato per usura, e un post su Facebook nel quale raccontava di avere malmenato un ragazzo romeno.
Nonostante le smentite, L' Espresso scovò una chiacchierata su Facebook tra il parlamentare Cinque Stelle e Domenico Spada.

Salvini indagato come lo fu Alfano: Di Maio, però, difende l'alleato del governo.L' ipocrisia a Cinque Stelle


Il 25 febbraio 2016, il ministro dell' Interno Angelino Alfano fu indagato per abuso d' ufficio.
Luigi Di Maio si indignò e, su Twitter, scrisse un tweet dove espresse il suo parere

« Alfano indagato per abuso d'ufficio. Le nostre forze dell'ordine non possono avere il loro massimo vertice indagato. Si dimetta in 5 minuti! ».

Qualche giorno fa è stato Matteo Salvini ad esser indagato per aver trattenuto, sulla nave della Guardia Costiera italiana Diciotti, i 177 migranti. Anch' egli è ministro dell' interno, solo che le accuse a suo carico sono: abuso d' ufficio, sequestro di persona e arresto illegale.

Luigi Di Maio, però, stavolta non si indigna, anzi, difende il suo amico-ministro: « Il nostro codice etico non è stato violato e la Lega è leale. Andiamo avanti, il nostro codice etico non è stato violato e la Lega è leale. Salvini non deve dimettersi », ha spiegato Di Maio al quotidiano torinese La Stampa.


venerdì 24 agosto 2018

Glifosato e tumori: Monsanto condannata a pagare 300 milioni di dollari.Ottomila le denunce

di Lapenna Daniele



Un giudice della California ha condannato la multinazionale Monsanto, acquisita dalla Bayer nel giugno scorso, a pagare un risarcimento di 289 milioni di dollari ad un giardiniere dacché colpito da un tumore causato dall' uso degli erbicidi a base di glifosato.
La sentenza riporta che non solo "la Monsanto era consapevole della pericolosità dei suoi prodotti" ma che abbia anche "minacciato gli scienziati che proclamavano i danni possibili causati dal glifosato".
Le analisi di laboratorio, inoltre, hanno rilevato il glifosato anche nei cereali per bambini


La sentenza, di una decina di giorni fa, dà un ennesimo colpo alle multinazionali che sperano sempre di farla franca: una condanna a pagare un risarcimento di quasi 300 milioni di dollari (poco più di 300 milioni di euro).
Il giornale inglese Dailymail riporta la storia dell' agricoltore Dewayne Johnson, di 46 anni, al quale, nel 2014, è stato diagnosticato il linfoma di non-Hodgkin, un tumore del sistema linfatico che, come riporta anche il sito web dell' Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro), è causato dall'esposizione a radiazioni o a certe sostanze chimiche come erbicidi e insetticidi.
Le conseguenze della malattia sono gravemente invalidanti, e partono con un ingrossamento dei linfonodi in diverse sedi come campanello d'allarme, per arrivare a tosse, dolore al petto, difficoltà a respirare e, quando si diffonde nel sistema nervoso, mal di testa, debolezza, perdita di peso ma anche difficoltà di parola, sino alla morte.

IL GLIFOSATO CAUSA TUMORI
il giardiniere americano Dewayne Johnson,
al processo contro Monsanto
Johnson ha lavorato come giardiniere a Benicia, in California, nei giardini delle scuole. Ha spruzzato, per 30 anni, gli erbicidi della nota multinazionale, respirando e ponendo la sua pelle a contatto con quelle sostanze tossiche, mostrando ai giudici anche i danni provocati dall' erbicida.

Si tratta del Roundup e del Ranger Pro, due potenti pesticidi a base di Glifosato.
La sentenza ha confermato che il glifosato causa tumori e, su questa scia, sono in attesa altri processi per via delle quasi ottomila denunce da parte di altre persone che hanno subìto danni a causa di questa sostanza.

LA MONSANTO SAPEVA DELLA RELAZIONE GLIFOSATO-TUMORI, MA HA TACIUTO
Come detto, ci sono  migliaia di altre persone che si sono ammalate di cancro a seguito dell’utilizzo dei prodotti della Monsanto, ora di proprietà della tedesca Bayer che l'ha acquisita, nel giugno scorso, per la cifra di 63 miliardi di dollari.

La giuria californiana ha riportato nella sentenza che
“La Monsanto ha agito con malizia, minacciando gli scienziati che proclamavano i danni possibili causati dal glifosato. Inoltre non ha mai rivelato agli acquirenti i rischi dovuti all’utilizzo di questi erbicidi”
Inoltre, durante la lettura del giudizio, la giuria ha concluso che la multinazionale
“era consapevole della pericolosità dei suoi prodotti a base di glifosato ma ha scelto di non avvertire i consumatori

Gli italiani hanno una percezione del numero di immigrati superiore al numero reale di stranieri arrivati sino ad oggi in Italia

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Con un sondaggio, si è evidenziato che i cittadini europei, di qualsiasi nazione siano, stimano in eccesso il numero di immigrati giunti nel proprio Paese.

Il grafico sopra, pubblicato grazie al sondaggio di Euronews, mostra in blu la percezione che un cittadino ha del numero di immigrati presenti nella sua nazione mentre, in arancione, il numero reale.
La differenza per l' Italia [le prime due barre a sinistra], ad esempio, è evidente: gli italiani credono che ci siano almeno il quadruplo del numero reale di immigrati sbarcati sino ad oggi.

GLI SBARCHI SONO DIMINUITI, E  NON GRAZIE AL GOVERNO SALVINI-DI MAIO
Il problema è che è più facile dare credito alle bufale dei politici ora al governo che analizzare i dati reali. Nel mio articolo "Salvini e i suoi slogan pieni di falsità" ho riportato il dettaglio sugli sbarchi. Lo ripropongo qui.

Dai dati del Dipartimento di pubblica sicurezza, il numero degli sbarchi, sino a questo giugno 2018, sono diminuiti rispetto allo stesso periodo del 2017. Questo non è grazie al governo (che si è insediato solo 1° giugno 2018) ma colpa o merito (scegliete voi l'aggettivo che preferite) dell' azione dell'ex ministro degli interni Marco Minniti, ministro nel Governo Gentiloni, in carica proprio sino all' insediamento del nuovo governo Salvini-Di Maio.
L' ex ministro dell' Interno Minniti collaborò con il governo di Tripoli per fermare i flussi migratori provenienti da Ciad, Niger e Algeria, con il solo scopo di ridurre gli sbarchi in Italia.


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martedì 21 agosto 2018

Perché il tuo smartphone si scarica così velocemente? Ecco i metodi per far durare di più la batteria



Il secondo principio della termodinamica spiega che è impossibile caricare al 100% la batteria di un dispositivo elettronico, però è possibile far sì che questa non si deteriori troppo in fretta.
Ecco come prolungare la vita della batteria seguendo i consigli di una nota azienda che testa smartphone


Un articolo pubblicato su The Conversation, scritto da Steve W. Martin, un docente e studioso allo Iowa State University degli Stati Uniti, ci mostra il perché le batterie dei cellulari durino così poco.

LA DISSOLVENZA DI CARICA
Il prof. Martin ha prodotto diversi studi per trovare un modo per creare batterie che si ricarichino il prima possibile e che sopportino più cariche/scariche senza esaurire la loro capacità di tenere la carica dopo qualche anno. La soluzione è però lontana, e lo spiega con un semplice esempio.
« Ho insegnato termodinamica per più di trenta anni » racconta « Non esiste nulla che da allora abbia indicato la possibilità di poter superare le leggi fondamentali della scienza, per arrivare a produrre una batteria perpetua », ovvero una batteria che non si scarichi mai o che abbia una durata, dopo la carica, molto lunga.

La causa, spiega il docente, risiede nel problema che gli scienziati chiamano "dissolvenza di carica". È il risultato della seconda legge della termodinamica dove si afferma che, qualsiasi evento accada, ci sarà sempre una certa quantità di energia coinvolta nel processo non potrà più essere recuperata. Ogni volta che una batteria è caricata o scaricata c’è un po’ di energia che va sprecata, cioè una piccola parte di carica della batteria che, sprecata, non può più essere recuperata.

L' ENERGIA DISPERSA
Immaginiamo di avere due bicchieri, uno pieno d'acqua, l' altro vuoto.
Decidiamo di versare tutto il contenuto di quello pieno in quello vuoto: versando, ci saranno delle gocce che cadranno a terra mentre, al termine del travaso, noteremo che, nel bicchiere che prima era vuoto, ora ci sono delle goccioline nelle pareti interne, oltre a un po' d'acqua sul fondo.
Bene, quell' acqua (quelle gocce nel bicchiere e quelle sul ripiano) rappresentano quell' energia che la batteria dello smartphone perde e che non potrà mai più essere recuperata.

Ora immaginate di fare di nuovo questo travaso, ripetendolo per migliaia di volte, passando il liquido da un bicchiere all' altro: quant' acqua perderete? Veramente tanta, e alla fine avrete una quantità di acqua inferiore a quella di partenza, così come la batteria, dopo diversi anni, avrà una capacità di tenuta di carica inferiore a quando era stata acquistata.
Sotto c'è un video che mostra esattamente l'esperimento (considerato anche una specie di tecnica di rilassamento).

lunedì 20 agosto 2018

Governo Salvini-Di Maio: la settimana della vergogna e dell' indecenza

È stata una settimana orribile per la tragedia del ponte Morandi di Genova, ma anche di indignazione per tutto ciò che è accaduto intorno all' evento "grazie" ai membri del neo-governo insediatosi in Parlamento.
Ecco un piccolo riassunto (anche di post dei social) di ciò che è accaduto.



14 AGOSTO - a poche ore dalla tragedia del crollo del ponte di Genova, Salvini si vanta di risultati mai ottenuti, parlando di migranti. L' indecenza non ha limiti




14 AGOSTO - A poche ore dalla tragedia del crollo del ponte di Genova, cosa fanno quelli dello staff del MoVimento 5 Stelle? Cancellano dei post dal blog del MoVimento.



Ci viene poi raccontata la favoletta dell’imminente crollo del ponte Morandi”. 
Così si leggeva su un sito di attivisti del Movimento 5 Stelle (nel quale agli utenti era sufficiente essere iscritti per pubblicare contenuti) nel comunicato firmato dal Coordinamento dei comitati No Gronda. Era l’8 aprile del 2013.

Per il Coordinamento, la nuova autostrada sarebbe stata solo uno spot della giunta regionale. 
In realtà la costruzione del nuovo ponte avrebbe alleggerito il traffico del ponte Morandi e, forse, portato alla chiusura inutilizzo del ponte che questi attivisti indicano come ponte sicuro.


Dopo il crollo del 14 agosto, ecco sparire misteriosamente questo post dal sito web del MoVimento 5 Stelle
fonte


Nel 2014 dopo l'alluvione che colpì la città di Genova, Beppe Grillo assieme al Comitato "No Gronda" denunciava anch' egli lo spreco di denaro per le grandi opere.
L'opera della Gronda avrebbe dovuto alleggerire il traffico sul Ponte Morandi deviando almeno i mezzi pesanti, ma il leader dei pentastellati lo riteneva uno spreco di denaro e incitava il pubblico gridando: "Dobbiamo fermarli con l'esercito".
fonte

Matteo Salvini, intervistato da una giornalista di Rai3 su ciò che lui e Di Maio hanno subito affermato dopo il crollo, ovvero il voler togliere la concessione ad Autostrade per l'Italia (cosa di per sè impossibile da fare), lui risponde con una nuova campagna elettorale, eludendo palesemente la domanda della giornalista.

Salvini ha dimenticato quando anche la Lega veniva finanziata da Autostrade
e che lui stesso votò a favore del Decreto Salva Benetton che ideò il governo Berlusconi

Cadde il Governo Prodi, e, l' 8 maggio 2008, si insediò, per la quarta volta, Silvio Berlusconi. Dopo neanche un mese, ecco il cosidetto decreto "Salva-Benetton" che fu votato favorevolmente da, udite udite, Matteo Salvini che era già in Parlamento, sempre nella Lega Nord. Il decreto berlusconiano cancellò la legge del governo Prodi che legava gli introiti all' obbligo di rinvestirli nell' ammodernamento e manutenzione delle autostrade

domenica 19 agosto 2018

Nel 2008, ecco il Decreto "Salva-Benetton" del Governo Berlusconi votato da Matteo Salvini

di Lapenna Daniele



Cadde il Governo Prodi, e, l' 8 maggio 2008, si insediò, per la quarta volta, Silvio Berlusconi.
Dopo neanche un mese, ecco il cosidetto decreto "Salva-Benetton" che fu votato favorevolmente da, udite udite, Matteo Salvini che era già in Parlamento, sempre nella Lega Nord.
Il decreto cancellò la legge del governo Prodi che legava gli introiti all' obbligo di reinvestirli nell' ammodernamento e manutenzione delle autostrade


I SIGNORI DELLE AUTOSTRADE
Il libro "I signori delle autostrade", curato dal prof. Giorgio Ragazzi, pubblicato diversi anni fa, ha ricostruito la storia delle concessionarie autostradali dagli anni ’20 ad oggi in Italia. Riproposto anche dal blog di Beppe Grillo a fine 2008, mette in luce una storia mai scritta delle regole, dei sussidi, investimenti, tariffe, durata delle concessioni che hanno determinato il rapporto tra la Stato e le concessionarie autostradali, pubbliche o private che fossero.

Saltando la storia degli anni '20, arriviamo alla fine degli anni ’90: si proseguì l'opera di privatizzazione delle autostrade. Si iniziò a prorogare le concessioni e all’introduzione di un price cap per regolare e frenare ingiustificati aumenti dei prezzi autostradali.

Il primo Governo Prodi (18 maggio 1996 - 21 ottobre 1998) intraprese la strada della privatizzazione senza però adottare preventivamente norme stringenti di regolazione del settore capaci di tutelare in modo adeguato l’interesse dei cittadini per determinare le tariffe senza rendere lo Stato preda degli interessi dei privati.

Fin dalle nuove norme del 1992, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) arrivò ad emanare la direttiva interministeriale Ciampi-Costa del 26 ottobre del 1998 che fissò regole innovative e stringenti, regole che poi non furono comunque applicate come avrebbero dovuto, risultando sempre vantaggiose per le concessionarie autostradali.

BERLUSCONI E IL REGALO ALLA BENETTON (CON IL VOTO DI SALVINI)
Quando, cinque anni dopo, alla prima verifica, risultarono evidenti l’andamento positivo degli utili e degli extraprofitti, gli aumenti tariffari ed i mancati investimenti, invece di riequilibrare e regolare, il Governo Berlusconi assecondò nuovamente le concessionarie

Nel 2006, su proposta del secondo Governo Prodi, il Parlamento approvò nuove norme di regolazione delle concessionarie autostradali che stabilivano che, allo scadere dei piani economico-finanziari e, comunque, entro un anno, tutte le convenzioni dovevano essere riscritte per meglio tutelare l’interesse pubblico. Un autentico e positivo cambio di rotta.

Poi, però, il Governo Prodi cadde (ricordiamo il reato a carico di Berlusconi circa la compravendita dei senatori per realizzare la caduta del governo Prodi, reato, l'ennesimo, caduto in prescrizione) e arrivò, per la quarta volta, Berlusconi.
Si insediò l' 8 maggio 2008 e, il mese successivo, nel giugno 2008, il nuovo Governo Berlusconi distrusse questa riforma delle concessionarie autostradali grazie ad un semplice emendamento ad un Decreto Legge approvato dal Parlamento.

Con il decreto legge n. 59/2008, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità Europee, modificò le norme ed approvò, per “legge”, tutte le nuove convenzioni già sottoscritte tra Anas e concessionarie. Un’approvazione “per legge” che eliminò il parere del Nars, del Cipe e del Parlamento, che avevano osato avanzare obiezioni e richiesto maggiori garanzie e controlli per l’interesse pubblico nelle nuove convenzioni.

Se con il governo Prodi del 2006 si obbligavano i gestori privati delle autostrade a legare gli aumenti dei pedaggi a sostanziosi interventi di ammodernamento e manutenzione, dopo, con il decreto del Governo Berlusconi, questa imposizione fu cancellata, e gli introiti non dovevano più obbligatoriamente esser spesi per ammodernare e tenere in sicurezza le autostrade. 

Tra i politici che votarono a favore di questa scellerata modifica di legge, ci fu anche l'attuale ministro dell' interno Matteo Salvini (qui il dettaglio su tutti i politici al governo e sulla loro votazione)

Chi trasse ì maggiori benefici da questa automatica approvazione fu certamente Autostrade per l’Italia, la concessionaria che fa capo al gruppo Benetton, che si vedrà riconoscere aumenti tariffari di almeno il 70% dell’inflazione reale, da sommare a parametri di remunerazione degli investimenti, oltre all' aumento della concessione fino al 2038.

Via dunque il price cap, la qualità del servizio, la tutela dei consumatori e la realizzazione degli investimenti correlati alla tariffa: una autentica controriforma a solo vantaggio delle concessionarie e che ridimensionò gli strumenti di controllo e regolazione dello Stato nel settore autostradale, già debolissimi.


FONTI E LINK UTILI

giovedì 16 agosto 2018

Caccia ai colpevoli

di Lapenna Daniele


È lo sport preferito di certi politici ora al governo: dare in pasto alle bocche (del popolo) affamate di vendetta un nemico, un colpevole, un qualcuno con cui prendersela e urlare «Lo sapevo, è tutta colpa loro!».

Si inizia a condividere ossessivamente sui social i propri pensieri, le proprie teorie su ciò che i colpevoli - che non sono passati dal “presunti” ma sono nati immediatamente come “certi”- hanno ideato e compiuto, atti i quali hanno provocato l’evento scatenante l’indignazione.
Poco importa se le accuse non hanno un briciolo di fondamento: l’importante è colpire, accusare, indignare, e colpevolizzare. Sì, ma sempre gli altri.

Se notiamo un incendio non chiamiamo nessuno, tanto c’è stato già qualcuno che ha chiamato i vigili del fuoco; se una struttura è fatiscente, non avviamo alcuna autorità, tanto non interverranno mai; se scopriamo un evasore fiscale, non denunciamo nulla, perché tanto rubano tutti, anche noi, e quindi, perché denunciare un “collega”?

Però, se l’Italia va male, è sempre colpa degli altri.

Cade un ponte o un edificio, e tutti gli utenti dei social diventano ingegneri e architetti; scoppia un’epidemia, si parla di farmaci, e tutti diventano dottori; un individuo viene arrestato, e tutti diventano esperti investigatori.
Basta un qualsiasi evento, e spuntano, come funghi, esperti di ogni tipo, dagli economisti agli ingegneri biochimici, i quali ci spiegano i segreti e le verità di questi fatti.
Guai a contraddirli!

Iniziamo ad ammettere di essere ignoranti in certi argomenti ed evitiamo di accusare o seguire l’indicazione delle accuse di individui che amano mandare al patibolo qualcuno ancor prima che si sia aperto un processo.
Questi soggetti sono riusciti persino a convincere le persone - le quali si credono esperti di giurisprudenza - che “indagato” significhi “colpevole” e che basti un’ accusa ripetuta da molti per decretare un soggetto come colpevole, rischiando che verrà ricordato tale anche se non avrà avuto per nulla a che fare con il misfatto.

Informiamoci, sempre, capiamo le situazioni leggendo tanto, ma cerchiamo di comprendere i nostri limiti.
Evitiamo di accusare senza avere le prove in mano ricordandoci che i governanti, pur di ottenere e mantenere il potere, gettano fango a destra e manca, mettono i cittadini gli uni contro gli altri, indebolendo il popolo, assicurandosi un trono sul quale potranno dettar legge - credendo di esser al pari di imperatori - per gli anni a venire.

lunedì 13 agosto 2018

«Far sentire felici anche i bambini poveri».I bambini sardi incontrano quelli del Senegal ai quali donarono regali a Natale


A Mògoro, in occasione della fiera dei prodotti di artigiani sardi e senegalesi, vi è stato l' incontro fra i bambini sardi e quelli africani. L' anno scorso, con un progetto teatrale tenutosi a Natale, i piccoli donarono un regalo ai bambini meno fortunati. Oggi si sono incontrati. «Sono contento di aver fatto sentire felice anche i bambini più poveri» commenta un bimbo sardo.


In occasione di uno spettacolo teatrale portato in scena l'anno scorso in occasione delle festività natalizie dal Teatro Tragodia e i bambini sardi, si decise, quasi per gioco, di ideare un' iniziativa volta a realizzare lo spirito della festività.

Ogni bambino decise di rinunciare ad un proprio giocattolo per donarlo ai bambini meno fortunati. I piccoli sardi così fecero.
Oggi, in occasione della fiera dei prodotti dell' artigianato sardo, i bambini senegalesi che ricevettero i regali, accompagnati da artigiani africani, si sono incontrati a Mogoro dove hanno festeggiato e giocato.

«Un'occasione di confronto che prende le mosse dagli ottimi prodotti realizzati dagli artigiani sardi e senegalesi. Tra i due mondi ci sono tanti elementi comuni e affinità che rendono più facile il dialogo. Sardegna e Senegal non sono realtà lontane e la Regione, con intese e iniziative in corso di realizzazione nel Paese africano, è impegnata nel rafforzamento delle relazioni da cui possono scaturire vantaggi reciproci » ha commentato l'assessore regionale Filippo Spanu, presente alla fiera assieme a Issakha Diop, sindaco della città senegalese di Pikine Est.

Ai bambini sardi intervistati gli è stato chiesto se sono stati felici di aver incontrato i bambini ai quali avevano donato i loro giocattoli: « così possiamo fargli vedere chi gli ha dato i regali. Li possiamo conoscere meglio e possiamo anche giocare con loro » rispondono.

Sottlineano che sono contenti perché possono fare nuove amicizie e nuove esperienze ed uno di loro sottolinea che è stato bello «far sentire anche i bambini poveri più felici».

FONTI  E LINK UTILI



3,2 milioni di euro di multa a Vodafone, Wind-Tre e Tim per pratiche commerciali scorrette


L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella sua adunanza del 1 agosto 2018, ha chiuso tre procedimenti istruttori per pratiche commerciali scorrette, sanzionando Wind Tre S.p.A. Telecom Italia S.p.A. e Vodafone Italia S.p.A. per un ammontare complessivo di 3,2 milioni di euro

Secondo l’Autorità, le tre società hanno posto in essere condotte aggressive, in violazione degli articoli 24 e 25 del Codice del Consumo, aventi ad oggetto l’invio ai clienti, presunti morosi, di lettere di sollecito di pagamento contenenti la minaccia di iscriverne il nominativo in una banca dati, denominata S.I.Mo.I.Tel., non ancora operativa e dalla finalità indeterminata, al fine di indurli a pagare gli addebiti richiesti.

L’Autorità ha accertato che, sebbene in tale banca dati avrebbero dovuti essere inseriti solo i nominativi dei clienti “morosi intenzionali” secondo determinati requisiti, i tre operatori inviavano i solleciti anche a clienti non qualificabili come tali perché privi di tutti i requisiti previsti per l’iscrizione, compresi utenti che potevano contestare la fondatezza del debito vantato dall’operatore.

L’indicazione della possibile iscrizione in S.I.Mo.I.Tel. è stata ritenuta dall’Autorità idonea a condizionare i destinatari della comunicazione di sollecito a pagare le somme loro richieste. Infatti, gli operatori, sfruttando la minaccia di fare ricorso a uno strumento previsto come forma di autotutela del mercato nei confronti dei morosi intenzionali, ma non ancora attivo, inducevano i destinatari a ritenere che, a prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria, potenzialmente anche incerta e/o oggetto di contestazione, fosse preferibile provvedere rapidamente al pagamento dell’importo richiesto, al fine di evitare l’iscrizione nella banca dati, con la possibile conseguenza di non poter più concludere contratti con alcun operatore telefonico.

giovedì 9 agosto 2018

Bollo auto: nessuna Regione può aumentare la prescrizione della tassa automobilistica la quale resta di 3 anni. Chiarimenti sulla prescrizione del bollo auto

di Lapenna Daniele



«La Corte Costituzionale cancella la Legge della Regione Piemonte e della regione Lombardia con la quale la stessa aumentò a 5 anni il termine prescrizionale della tassa automobilistica stabilito dalla Legge nazionale a 3 anni».


Si tratta di una sentenza del 2003, ma è bene ricordarla.
Il Consiglio regionale (giunta Enzo Ghigo) del Piemonte promulgò la Legge regionale n. 20 del 5 agosto 2002 (qui il testo completo) attuando delle modifiche alla legge vigente.
La regione Lombardia (giunta Formigoni) fece lo stesso con la Legge regionale n. 17 del 5 agosto 2002 (qui il testo).

All' articolo 5 comma 1 leggiamo
Art. 5
"(Riordino sanzioni in materia di tributi regionali ed estinzione crediti tributari di importo minimo)
1. A decorrere dal 1° gennaio 2003 il termine di prescrizione per l'accertamento e il rimborso della tassa automobilistica e' fissato, ai sensi dell' articolo 20 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell' articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), nel termine di cinque anni dalla data della commissione della violazione o del versamento oggetto del rimborso"
Il ricorso n. 74 depositato il 15 ottobre 2002, disposto dal Presidente della Corte costituzionale cancellò di fatto gli articoli 1, 2 e 4 ( e quindi anche il 5 ) dichiarandoli illegittimi.


lunedì 6 agosto 2018

Uno studio conferma: la barba è un messaggio sessuale, ma non per le donne



La barba è sì un messaggio sessuale, ma non per le donne. Bensì per gli uomini. Questo è quanto afferma uno studio psicologico inglese che spiega come la barba indichi un volersi imporre, come fosse un segno di forza del maschio


Che la barba fosse un messaggio sessuale lo si sapeva già da tempo immemore. Da sempre, però, era vista come una specie di segnale per le donne, che ne andavano pazze.
Oggi è tornata di moda (anche in maniera esagerata), e il motivo ce lo spiega la dottoressa Saxton, una psicologa dell’università di Newcastle.
Stando a quanto riferito dalla dottoressa, la funzione della barba non è tanto quella di sedurre le donne, quanto d’imporre il proprio dominio sugli altri maschi.

In particolare, lo studio afferma che le donne non sono mai state attratte dai peli sul viso. Il sesso gentile sembra preferire da sempre gli uomini senza barba, ritenendoli più puliti e affidabili. Come se tutto ciò non bastasse, stando a un altro sondaggio il 47% dei maschi con la barba ha ammesso di aver tradito la propria partner, contro il 20% degli intervistati sbarbati. La barba è invece solo un segno di forza e testosterone. Di maschilità e virilità, insomma. Tutte le caratteristiche fondamentali nel processo di riproduzione, ma di seconda importanza in un rapporto duraturo.

Stando a quanto riporta il sondaggio, la barba non sarebbe un messaggio sessuale, ma piuttosto un evidente segno del volersi imporre. Una specie di segnale che distingue il maschio alfa, e che, perciò, si ricollega al processo di riproduzione della specie. Stando a un altro studio, questa volta effettuato a Roma, gli individui di sesso maschile lasciano crescere la barba nei periodi in cui molti maschi “competono” per un limitato numero di femmine. E non per piacere alle femmine stesse, bensì per abbattere il morale dei rivali.

Lo stesso discorso vale anche per il timbro di voce, e non solo per la barba degli uomini. Difatti, più è profonda la voce dell’uomo, più è attraente. Al contrario, delle voci alte e acute non provocano attrazione sessuale. Basandosi su queste tesi, i ricercando dell’università di Newcastle hanno stabilito che nella riproduzione sessuale non basta più semplicemente piacere alle donne, bensì entrate in competizione con gli individui di sesso maschile. Il tutto è seguito da un’altra tesi: la crescita della barba non dipende dal livello di testosterone presente nel sangue.

E, per finire in bellezza, bisogna anche specificare il motivo per cui “alle donne piace”. Ed è semplice: la barba è sinonimo di età, saggezza e aggressività.

Mail da Poste Italiane: attenti alla truffa! Il link è esatto, ma il sito web di arrivo è un altro.Ecco come verificare i link

di Lapenna Daniele

#truffe #spam #trojanhorse #malware #virus #posteitaliane


Ogni giorno càpita di ricevere delle mail da parte di istituti di credito famosi che invitano a contattarli cliccando sul link riportato nella stessa mail.
Come più volte consiglio, nel dubbio, non cliccate, ma accedete direttamente al sito web ufficiale dell'azienda (se siete iscritti) oppure, se la mail riguarda il vostro conto, contattate la vostra banca.

Già, perché può capitare che vi arrivi una mail da una banca con la quale avete realmente un conto corrente: l'avviso riporta un messaggio scritto in modo da convincervi a cliccare sul link. 
Voi NON cliccate.

Ecco una mail che girava anni fa ma che sta ritornando ad arrivare alle caselle di posta italiane: risulta inviata da servizipostale@posteservizi.it. Consiglio di bloccare il mittente e segnalarlo al server di posta come tentativo di pishing.

Questo è il testo

Gentile utente,

Sistema di sicurezza

Questo indirizzo e-mail e stata inviata da Poste italiane per informarvi che siamo stati in grado di verificare i tuoi dati.
Questo potrebbe essere dovuto a uno dei seguenti motivi:

1. Abbiamo rilevato molti tentativi di accesso non riusciti.
2. Recente cambiamento delle vostre informazioni personali. (Telefono, indirizzio).
3. O sei stata vittima di un furto di dati elettronici.

Per assicurarsi che il servizio non viene interrotto chiediamo di confermare e aggiornare i dati
Per verificare la vostra identita si prega cliccare sul link qui sotto e eseguire questa procedura online .

https://securelogin.poste.it/jod-fcc/fcc-authentication.html

Grazie per la vostra attenzione rapida a questa materia.
Non rispondere a questa e-mail.
La posta inviata a questo indirizzo non puo essere risposto a.
P.IVA 04107060966 - © Poste italiane 2016

Sistema di sicurezza
Questo indirizzo e-mail e stata inviata da Poste italiane per informarvi che siamo stati in grado di verificare i tuoi dati.Questo potrebbe essere dovuto a uno dei seguenti motivi:
1. Abbiamo rilevato molti tentativi di accesso non riusciti.2. Recente cambiamento delle vostre informazioni personali. (Telefono, indirizzio).3. O sei stata vittima di un furto di dati elettronici.
Per assicurarsi che il servizio non viene interrotto chiediamo di confermare e aggiornare i datiPer verificare la vostra identita si prega cliccare sul link qui sotto e eseguire questa procedura online .
https://securelogin.poste.it/jod-fcc/fcc-authentication.html
Grazie per la vostra attenzione rapida a questa materia.Non rispondere a questa e-mail.La posta inviata a questo indirizzo non puo essere risposto a.P.IVA 04107060966 - © Poste italiane


Il link (che io ho evidenziato) riportato nella mail è effettivamente quello corretto del sito di Poste Italiane, ma il sito web inserito nel collegamento ipertestuale non è quello esatto. 
È uno stratagemma semplice che viene creato utilizzando i codici html. Vi faccio un esempio.

Ora vi linko il sito di Ansa. Passate il mouse sopra ma non cliccate: in basso a sinistra del vostro browser (che sia FireFox, Edge, Chrome o altro) dovrebbe apparire il link dove verrete indirizzati se ci cliccherete sopra. Che sito web esce?



C'è scritto ansa.it ma, se cliccate (non vi beccherete dei virus, tranquilli) finirete alla homepage del mio blog e, infatti, in basso a destra del vostro browser non esce "www.ansa.it", ma


http://ilventunesimosecolo.blogspot.it

Quindi, l'accorgimento da utilizzare ogni qual volta vorrete cliccare su un link, è passare sopra il mouse e leggere dove vi porterà il vostro click. Se siete incerti, vi consiglio di non cliccare
È proprio in questo modo che si beccano dei malware che rubano i vostri dati (soprattutto quelli di accesso a siti collegati ai vostri conti correnti o carte).

Per quanto riguarda i link a siti web o blog che non conoscete, vi invito sempre ad andare su Google, immettere il link del sito assieme a parole tipo "fake" o "malware" oppure "sito sicuro?".

Salvini denunciato per odio razziale: rischia 1 anno e 6 mesi di carcere


A fronte dei tantissimi tweet, post Facebook e dichiarazioni pubbliche del ministro Matteo Salvini, l'associazione Baobab Experience ha deciso di denunciarlo per fermare questa continua istigazione all'odio razziale. Si configura il reato secondo l' art. 604-bis del codice penale che punisce il reato con un anno e sei mesi di reclusione


Dopo la sentenza della Cassazione che ha punito, lo scorso 12 luglio, un cittadino italiano che nel 2010, rivolgendosi a due extracomunitari (aggrediti da lui anche fisicamente) con la frase « Che venite a fare qua? Dovete andare via! », l' associazione Baobab Experience ha deciso di denunciare il ministro dell' Interno Matteo Salvini sulla base della stessa motivazione che ha condannato l'italiano che ha offeso quei due cittadini stranieri: "reato di diffusione di idee fondate sull' odio etnico e razziale".

Il tutto parte dal tweet di Salvini dove riprende la sentenza e la commenta ridendoci sopra, riportando la frase che ha condannato l'uomo “Andate via, andare via, andate via!!!”.

La denuncia verte sull' art. 604-bis del codice penale (r.d. n.1398 del 19/10/1930), "Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa".
Leggiamo l'articolo

Il reato è punito:
a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell'assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.
Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l'istigazione e l'incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull'apologia della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale. 

CHI SONO I VOLONTARI DI BAOBAB
Si tratta di un gruppo di un gruppo di volontari e privati cittadini che, nel 2015, hanno deciso di costituire questa associazione - con sede a Roma - con lo scopo di dare accoglienza, assistenza medica e legale e tanti altri sostegni sulla base dei diritti umanitari fondamentali, nazionali ed europei. 

I POST RAZZISTI DI SALVINI
È difficile districarsi tra i tanti post di Salvini che incitano all' odio, ma sono facili da reperire sulle sue pagine social.
Si va dall' ultimo appena menzionato in merito alla sentenza del 12 luglio sull' invito ad "andare via", sino ai velati (e mica tanto) inviti ad usare la ruspa in soccorso dei suoi elettori.


cosa è il napalm
Senza parlare dei commenti degli utenti che, sotto a questi post, danno sfogo a tutta la loro rabbia repressa, cadendo, con tutte le scarpe, nello sfogo massimo di odio razziale.
Il 18 Febbraio 2017, in un' intervista a Recco, per la campagna di tesseramento al suo partito, Salvini, sui migranti, afferma che « Ci vuole una pulizia di massa anche in Italia via per via, quartiere per quartiere e con le maniere forti se serve, perché ci sono interi pezzi d’Italia fuori controllo » (altre fonti della notizia ).


FONTI E LINK UTILI

giovedì 2 agosto 2018

Salvini detta le regole,Di Maio obbedisce. L'alleanza tra Lega e M5s si sta rivelando un grosso errore,soprattutto per i 5stelle

di Lapenna Daniele



L' ultimo ordine di Matteo Salvini è stato di votare contro la reintroduzione dell' art. 18, eliminato dal Jobs Act di Renzi nel 2015. I 5stelle obbediscono. Come mostrano i video delle interviste, Luigi Di Maio ha da sempre affermato di volerlo reintrodurre, a differenza di Salvini che è, da sempre, a favore della sua abolizione


Coloro che, dopo il 1° giugno, gioirono all' apprendere dell' alleanza fra Lega-Salvini-Premier e MoVimento 5 Stelle, evidentemente non avevano mai ascoltato bene le interviste dei due leader nei mesi e anni precedenti al 4 marzo 2018, giorno delle elezioni. Chi ci ha guadagnato da questa alleanza? C'è qualcuno che sta comandando sull' altro?

STA COMANDANDO CHI HA LA MINORANZA
Come potete leggere in dettaglio nella sezione dedicata "Speciale Governo Conte", la Lega di Salvini è salita in Parlamento ottenendo il 12,25% di tutti gli aventi diritto al voto mentre, il MoVimento 5 Stelle, il 23,07%. I 5stelle hanno preso esattamente il doppio dei voti. Eppure, nonostante la maggioranza di voti (e di seggi) ottenuta, i 5stelle, sino ad ora pare essere Salvini il premier.

Nei primi mesi di governo, i media hanno dato a Salvini una visibilità che non ha meritato e non merita: ha aperto bocca sui vaccini (ministero e argomento che non è di sua competenza), ha inneggiato alla chiusura dei porti (quando dovrebbe esser il ministro Toninelli a decidere), è stato sempre in prima pagina con i suoi slogan e le sue leggi da varare non solo scavalcando il vero presidente del consiglio, l'invisibile Conte, ma anche mostrando sia lui a decidere cosa si debba e cosa non si debba fare.

SALVINI È SEMPRE STATO A FAVORE DELLA CANCELLAZIONE DELL' ART.18

Ultimo, ma solo in ordine di tempo, è la decisione di votare contro la reintroduzione dell' articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, abolito dal Decreto Legislativo n.23 del 4 marzo 2015, (il Jobs Act del Governo Renzi).

Ricordiamo che la cancellazione dell' art.18 ha comportato l' impossibilità di rientrare sul posto di lavoro se si è stati ingiustamente licenziati.
Sino al 2015, chiunque fosse stato licenziato ingiustamente - ad esempio sostenendo problemi economici aziendali inesistenti, o altri motivi per i quali il dipendente non doveva esser licenziato - sarebbe potuto rientrare sul posto di lavoro. Dal 2015 non è più possibile.
Salvini ha ribadito più volte di esser a favore della cancellazione dell' art.18, ed è normale perché lui non corre il rischio di esser licenziato senza gmo.

SALVINI SULL'ART.18 «È STATO GIUSTO CANCELLARLO»



Nel video qui sopra, caricato proprio dal canale YouTube di Matteo Salvini, il ministro dell' Interno è ospite di Matrix, su Canale 5, e spiega come la lotta per l'art. 18 fosse «una presa in giro».

In quello che segue, ospite invece ad Agorà, qualche giorno prima delle elezioni del 4 marzo 2018, affermò che era «a favore della cancellazione dell'articolo 18» e che quello fosse uno dei punti che condivideva del Jobs Act di Renzi.
Salvini batte sul numero dei lavoratori reintegrati con l'art.18 ogni anno (dicendo che l'anno precedente al 2012 erano stati reintegrati 50 lavoratori in tutta Italia): forse, per lui, i diritti di  anche un solo lavoratore licenziato ingiustamente valgono meno di quelli di tutti gli altri?



LUIGI DI MAIO DISSE «VOGLIAMO RIPRISTINARE L' ART.18». OGGI, INVECE, VOTA CONTRO

Nel dicembre 2017, in vista delle elezioni nazionali del marzo 2018, Di Maio promise di ripristinare l' art. 18 e di cancellare il Jobs Act.

Nella votazione di oggi, con 317 voti contrari (tutti quelli della Lega-Salvini e del MoVimento 5 Stelle), si è respinto l'emendamento proposto da LEU che chiedeva la reintroduzione dell' art.18, inserendolo nel Decreto Dignità.
Solo Liberi e Uguali ha votato a favore: l'emendamento ha ricevuto 13 voti a favore (quelli appunto di Leu) 317 contrari e 191 astenuti.
Tra gli astenuti ci sono i deputati di Forza Italia.

Anche a fronte delle inesistenti dichiarazioni dei deputati 5stelle e delle poche parole lapidarie di Di Maio dopo il voto contrario all'emendamento di LEU («Ok a miglioramenti, ma no a stravolgimenti»), si comprende bene che, anche in questo caso, Di Maio abbia fatto prevalere il programma della Lega di Salvini.

INESPERIENZA = SOTTOMISSIONE
Ricordiamo che Matteo Salvini è stato da sempre a fianco di Silvio Berlusconi, un politico che è in politica da quasi 30 anni: ha così appreso i modi migliori per muoversi in questo ambiente.

Di Maio sta mostrando tutta la sua inesperienza lasciando campo libero ad un politico che, nonostante la minoranza in Parlamento, sta ottenendo, agli occhi dei cittadini, molta più visibilità.

Se non si conoscessero i dati delle elezioni, a leggere i quotidiani (cartacei e on-line) e a scandagliare le pagine social, sembra che sia Salvini il premier.
I 5stelle, accettando questa alleanza, hanno fornito, metaforicamente parlando, le armi ai deputati della Lega che si sono presentati disarmati, permettendo a Salvini di poter dettare legge, imporre e decidere.

Di questo passo, come era prevedibile, i 5stelle, dopo che saranno stati spremuti e usati per gli scopi del ministro leghista, verranno cacciati via dacché non saranno più utili. Salvini avrà aumentato i consensi (grazie ai suoi slogan pieni di falsità), e Di Maio non gli sarà più utile.

FONTI E LINK UTILI
  • https://tg24.sky.it/politica/2018/08/01/m5s-contro-articolo-18-dl-dignita.html
  • https://www.tpi.it/2018/08/02/m5s-articolo-18-votazione-camera/
  • http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11703808/lavoro-salvini-cancellare-articolo-18-non-ha-piu-senso.html
  • https://www.youtube.com/watch?v=b0jODMfop5Q
  • https://www.youtube.com/watch?v=ZpDlm-gaN-8
  • https://www.youtube.com/watch?v=YQFQCGCiNd8