mercoledì 11 luglio 2018

Boldrini:«Ho chiamato al telefono chi mi insultava: c'è chi si è disperato e chi ha mandato la moglie a rispondere»

di Lapenna Daniele



Laura Boldrini, ospite a In Onda, La7, parla degli utenti di Facebook che la insultarono e minacciarono di morte. Li denunciò e poi li chiamò al telefono, scoprendo reazioni diverse: ci fu chi mandò la moglie o un genitore a rispondere, sino a chi si mostrò disperato.
A fine articolo, la storia del professore bullizzato e perseguitato dagli studenti



Si chiamano, nel gergo di internet, "leoni da tastiera": persone che, dietro un computer, insultano, minacciano (anche di morte), vomitano (metaforicamente) odio, rabbia, come veri e propri leoni, con aggressività. Il punto è che, nella realtà, sono, spesso, pecorelle.

Sulla sua pagina Facebook, l' ex presidente della Camera, Laura Boldrini, pubblicò  nomi e cognomi di chi, su Facebook, la insultò e minacciò.
« Li ho chiamati per telefono, invitandoli alla Camera per discutere con me » spiega la Boldrini, al programma In Onda, su La7 « Le reazioni sono state molto strane: c’è chi si è disperato, c’è chi ha fatto rispondere alla moglie e alla madre per chiedere scusa ».

Un po' come accadde ad uno degli haters (in inglese da hater, odio, quindi, "coloro che odiano") di Vladimir Luxuria, che si trovò, grazie al programma Le Iene, a faccia a faccia con un suo "odiatore" (qui il video del servizio). Le Iene lo contattarono su Facebook inventando di averlo scelto per un incontro con Ilary Blasi, in merito ad una puntata del programma. La reazione del ragazzo quando si trovò davanti a sè Luxuria, che aveva insultato in diversi pesanti modi su internet, fu prevedibile: si vergognò e si mostrò molto imbarazzato, senza riuscire a ripetere, davanti all' ex parlamentare (e alle telecamere), i suoi insulti scritti su Facebook.



POLITICI BULLI E VIOLENTI
Ha così spiegato che c'è una chiara differenza fra la libertà d' espressione che lei giudica imprescindibile in una società libera, ma diverso è l' insulto, le minacce di morte e, come fecero Matteo Salvini Beppe Grillo, ma misoginia.
La violenza di questi due politici è palese: caricano di odio le persone uno contro gli immigrati, l'altro contro gli altri politici, e se ci sono cittadini frustrati, loro accendono la miccia per far esplodere la bomba.
Il riferimento della Boldrini è, per Beppe Grillo, al post pubblicato su Facebook il 31 gennaio 2014:

Sotto al post, si scatenarono commenti diversi, molti, di una violenza inaudita. I commenti furono subito rimossi da Grillo, il quale prese subito le distanze dalle opinioni di quegli utenti, ma certo è che la frase istigò i fomentatori di odio contro la Boldrini a sfogarsi con i loro insulti.

Per Matteo Salvini, faceva riferimento a quel video, di una festa della Lega, dove il leader leghista, sul palco, vide arrivare una bambola gonfiabile, e la definì « la sosia della Boldrini ».
Nella folla, diverse persone cantano « C'è solo un capitano! » (riferendosi a Salvini, lodandolo), con il braccio teso, mostrando il saluto fascista (nessuno, neanche Salvini, li caccia via o li invita ad abbassare il braccio).



IL CYBERBULLISMO E LA DISTRUZIONE DELLA VITA REALE
La Boldrini spiega che denunciò tutte queste persone e, con i soldi dei risarcimenti, farà progetti di educazione civica digitale, per combattere il cyberbullismo. Il tutto grazie ad una Commissione sui fenomeni di odio che ha lei stessa istituito.

Nel maggio 2017, il Governo Renzi approvò una legge sul CyberBullismo (qui un mio articolo dettagliato): una legge che poteva esser migliore, ma certamente sarà utile per punire i comportamenti di giovani che insultano e deridono altri ragazzini su internet.

Il CyberBullismo distrugge la vita reale delle persone e i genitori dovrebbero porre più attenzione verso i propri figli. In questo post dei consigli per i genitori.

In ultimo, vorrei invitarvi a leggere la storia di un professore bullizzato da diversi studenti sui social network ("Bullismo: quando la vittima è il professore"): la potenza di internet, spesso positiva perché permette di diffondere richieste di aiuto in pochi secondi, in tutto il mondo, diviene uno strumento di diffusione capillare di derisione, e quindi, di bullismo.
Il docente accusato di portare jella, perseguitato a scuola e sui social: cambia istituto, ma la persecuzione si è diffusa, inseguendolo ovunque.

FONTE E LINK UTILI

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