domenica 29 aprile 2018

Bambini sfruttati nelle piantagioni di cacao. Si apre una nuova class-action contro il colosso Nestlè

di Lapenna Daniele


#minori #bambini #lavoro #sfruttamentominorile  #Nestlè


In un mio articolo-inchiesta datato Marzo 2016 intitolato
"Le multinazionali e lo sfruttamento minorile: dalla Benetton alla Coca Cola, dalla Apple alla Mattel, aziende che guadagnano sulla morte e sulla sofferenza dei bambini ", svelai non solo le condizioni dei lavoratori adulti nel mondo, ma soprattutto quelle dei minorenni che lavorano producendo prodotti per delle famose multinazionali (ovvero aziende con redditi miliardari che hanno tante, diverse sedi in decine e decine di nazioni nel mondo).
Nell' articolo partii dalla storia di Iqbal Masih, bambino pakistano che lavorò come fabbricatore di tappeti dall' età di 4 anni, per raccontare l' orribile sfruttamento dei bambini di oggi nel mondo.
Oggi può sembrare strano che ci siano bambini che lavorino, specie se molto piccoli, ma in tante nazioni lontane dal cosiddetto "Primo Mondo" è una realtà costante.

BAMBINI RACCOGLITORI DI CACAO
Di recente è stata aperta una nuova class action (a seguito di quella aperta nel 2015 dai cittadini della California) contro la multinazionale Nestlè in merito a diversi suoi prodotti contenenti cacao il quale, a quale viene evidenziato, è raccolto da bambini.

La denuncia, seguita da un grande studio legale, fu sollevata per via dello sfruttamento di minori nella raccolta di cacao nelle piantagioni in Costa d' Avorio. Inoltre, anche i prodotti per animali (in particolare, il cibo per gatti) sembrerebbero derivare dallo sfruttamento di minori utilizzati nella raccolta di frutti di mare nelle acque della Thailandia, Indonesia, Birmania e Cambogia. Siccome in queste nazioni è frequente trovare bambini lavoratori (così come in molte altre nazioni dell' Asia oltre che Sud America), diviene facile per i consumatori ipotizzare sia vero.

La Nestlè, dal canto suo, ha risposto alle accuse affermando "Il lavoro minorile non fa parte della nostra filosofia aziendale"  spiegando che, negli ultimi anni, hanno investito molto denaro per migliorare le condizioni dei lavoratori delle piantagioni di cacao, impedendo lo sfruttamento di minori.
Steve Berman è l' avvocato impiegato nella causa, e il suo studio è nello Stato di Washington. Afferma che sono stati i consumatori a richiedere un esposto dacché erano indignati dal fatto che i dolciumi che consumavano, avevano un sapore oscuro.

Giulio Andreotti e Cosa Nostra:la verità del processo per mafia in un libro


#mafia #politica #cosanostra #statomafia


Venticinque anni fa, era il 4 marzo del 1993, il senatore Giulio Andreotti fu iscritto nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Palermo con l'ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa per i suoi intensi rapporti con i capi della Cosa Nostra siciliana del noto boss totò Riina. Come finì il processo?
«Assolto! Assolto! Assolto!», urlò l'avvocato difensore Giulia Bongiorno (oggi senatrice, entrata in Parlamento con il partito Lega Nord Salvini) una frazione di secondo dopo la lettura della sentenza, la mattina del 15 ottobre del 2004 (lo spezzone dell' urlo festoso nel video poco più sotto). E, da quel momento, il mondo intero venne a conoscenza che l'imputato Andreotti Giulio fu ingiustamente infamato da una ciurma di pentiti a cui avevano dato ascolto magistrati molto "politicizzati". Andò veramente così?

ANDREOTTI NON FU ASSOLTO
"La verità sul processo Andreotti" (Editori Laterza, pagg. 144, euro 12) è un libro uscito quest' anno che fa luce su ciò che di vero e di falso fu detto in merito a quel processo e su Andreotti. La minuziosa ricostruzione dell' inchiesta giudiziaria è firmata dall'ex procuratore capo Gian Carlo Caselli e dal suo aggiunto Guido Lo Forte, entrambi in pensione.

Quel che si evidenzia è che Andreotti non fu assolto. Il verdetto ultimo della Cassazione affermò che era stato commesso il reato di associazione a delinquere semplice (l'assoluzione, e per giunta con "l'insufficienza di prove", era per l'associazione mafiosa) fino ad una certa data e contemporaneamente, il suddetto reato, fu dichiarato estinto per prescrizione.



COME ANDO' IL PROCESSO?
I giudici di primo grado, nel 1999, assolsero Andreotti per l’articolo 530 comma 2, paragonabile alla vecchia insufficienza di prove. L' articolo, infatti, riporta:
« Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile »

L’appello del 2003, invece, decretò il “non doversi procedere… in ordine al reato di associazione per delinquere… commesso fino alla primavera del 1980, per essere lo stesso reato estinto per prescrizione“; nel 2004 la Cassazione confermò la sentenza.
Dunque, sino al 1980 Andreotti aveva commesso il reato di associazione per delinquere con Cosa nostra ma, dopo, diventa innocente dacché avvenuti i termini prescrittivi.

Dalla sentenza d' appello del processo, confermata dalla Cassazione, su Giulio Andreotti, viene riportato che
« con la sua condotta (…) ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso, un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi ».

Di seguito il link al videoservizio de Le Iene (quando facevano servizi decenti dove raccontavano verità scomode) dove si spiega che Andreotti ebbe rapporti continuativi con la mafia, ma riuscì a non esser condannato.
http://www.altrestorie.org/Andreotti.%20pif.mp4

FONTI E LINK UTILI
  • http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/02/01/andreotti-assolto-cosi-una-fake-news-ha-negato-i-rapporti-politica30.html
  • https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/27/giulio-andreotti-assolto-la-fake-news-smontata-nel-libro-di-caselli-e-lo-forte/4117860/
  • Andreotti e Cosa Nostra
    https://www.youtube.com/watch?v=LuVJ9Im8lQU
  • http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2018/01/13/arriva-la-verita-sul-processo-andreotti_2108d15a-ac01-4041-b3e7-2174fa76d0e4.html
  • https://www.ibs.it/verita-sul-processo-andreotti-libro-gianfranco-caselli-guido-lo-forte/e/9788858130636

lunedì 23 aprile 2018

«Ai miei tempi si educava con i ceffoni».E infatti sei cresciuto male. Ecco perché uno schiaffo non serve, anzi, è solo un danno

di Lapenna Daniele

Un piccolo di pochi mesi si avvicina ad un adulto che sta mangiando, provando a prendere quel cibo: l’ adulto gli urla, gli dà un morso, e il piccolo fugge via, ferito. Non sa perché l’adulto abbia fatto così, visto che lui (il piccolo) aveva solo fame. Parliamo di animali.
Se è l’ uomo a picchiare un bambino o un ragazzino, si tratta di giusta educazione, oppure è solo un modo per tentare di imporre l’ insegnamento giusto nel modo sbagliato?

LO SCHIAFFO È REATOCome riporta il sito LaLeggeperTutti  
«Il codice penale [Art. 571 cod. pen.] prevede il reato di abuso dei mezzi di correzione proprio per sanzionare la condotta del genitore che tira uno schiaffo a un figlio per educarlo ma gli fa tanto male da procurargli una lesione. Il reato scatta anche per un solo schiaffo. Non è necessario che il gesto venga ripetuto e, se la condotta viene ripetuta, si rientra nel reato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali»
«Io sono stato cresciuto a suon di ceffoni, e due schiaffi non hanno mai fatto male»
Ottimo. Bel ragionamento di merda.
Prendiamo un bambino di 4/5 anni. È curioso, esplora il mondo, e siccome non nasce sapendo già cosa sia giusto fare nella vita e cosa non lo sia, come può conoscere il corretto modo di comportarsi? Se tocca un oggetto altrui, siccome l’ uomo è dotato di parola, è bene che gli spieghi che non si fa. Bisogna parlare. 
L’ essere umano ha la ragione e la parola, cosa che un animale non ha. Se si usa uno schiaffo, si è animali (che comunque sono amorevoli quando si occupano dei loro piccoli, dunque, “animale” non è un’ offesa).


  1. Ha un effetto solo momentaneo:
    nella maggior parte dei casi, dopo lo schiaffo, il bambino riprende il comportamento che ha fatto reagire il genitore nel giro di 10 minuto (ricerca del 2014 pubblicata su Journal of Family Psychology);
  2. Non aiuta ad imparare il comportamento corretto: lo schiaffo infatti comunica solo che quello che sta facendo non va fatto, ma non propone un’alternativa accettabile e desiderata che il bambino possa imparare.
    Inoltre, Olivier Maurel dell’Osservatorio francese sulla Violenza Educativa Ordinaria descrive in breve a cosa porta lo schiaffo: “Nell’immediato, il bambino picchiato ubbidisce spesso all’ordine che ha ricevuto per paura delle botte. Ma per lui è anche la prima esperienza di viltà”. “Spesso ricomincia alla prima occasione ma di nascosto: prima esperienza di ipocrisia. Infine, può provare piacere a sfidare i genitori; prima esperienza di provocazione. Viltà, ipocrisia, provocazione: è davvero questo che i genitori vogliono insegnare ai loro figli?”.
  3. Aumenta la tendenza del bambino ad essere aggressivo: come le ricerche sottolineano (ad esempio, Elizabeth T. Gershoff nel 2008), le sculacciate portano a un senso di chiusura e di rabbia nel bambino, in quanto spesso non gli è nemmeno chiaro cosa ha fatto di male. C’è però un diffuso senso di rivalsa verso i più deboli: il bambino sente che l’adulto usa su di lui il proprio potere e il bambino lo farà con chi sente più debole di lui (di solito i fratelli minori o i compagni di scuola percepiti come meno forti).


BAMBINI SCHIAFFEGGIATI, ADULTI VIOLENTI
I bambini che hanno ricevuto schiaffi, calci e percosse da genitori e dai maestri (ai quali è stata data carta bianca dai genitori), sono, oggi, adulti sereni e quieti, oppure in rabbia o odio contro il mondo?
Chi, da piccolo, ha ricevuto percosse, soffrendo dolore, reprimendo i suoi pensieri, non capendo perché sbagliava, vedendo schiacciare la sua richiesta di aiuto (i bambini iperattivi, spesso, vogliono attenzioni), oggi, da adulto, pensa sia giusto malmenare un bambino, oppure pensa che la violenza sia brutale e orribile?

Gli adulti che oggi sono violenti, secondo voi, sono stati bambini felici?
Pensate che sono stati adolescenti spensierati?
Pensate che un genitore si sia seduto accanto a lui chiedendogli come sia andata la giornata?
Pensate che abbia lasciato lui la libertà di decidere per la sua vita offrendo appoggio?
Pensate che abbia insegnato lui cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato?

Ricordate che gli adulti di oggi, sono stati dei bambini, ieri,
e che i bambini e ragazzini di oggi, saranno gli adulti di domani.
Se gli adulti violenti di oggi erano i bambini sofferenti di ieri,
i bambini sofferenti di oggi saranno gli adulti violenti di domani.

La Natura, il cosmo, Dio, Brahma, Allah o chi volete voi ci ha dotato di parola.
Usiamo la parola
per educare, per insegnare, per chiedere aiuto, per dare aiuto
e smettiamola di fare i giusti usando le mani.

Se hai della rabbia quotidiana, è perché stai soffrendo, perché stai male.
Una persona felice non va in giro a far soffrire gli altri, non credi?
Smetti di vivere nell’ odio, deponi la tua arma e inizia a chiedere aiuto,

sabato 21 aprile 2018

Gli Stati Uniti possiedono più di 7mila testate nucleari,la Korea del Nord meno di 15: chi fa più paura?

di Lapenna Daniele

#nucleartest #nucleare #northkorea #usa #trump #kimjongun

Notizia fresca fresca di giornata: "Corea del Nord, Kim Jong-un: "Da oggi stop ai test missilistici, pronti a chiudere sito nucleare".
Non poteva esserci un' immediata risposta di Donald J. Trump alla notizia. Lo fa scrivendo su Twitter: "Una grande notizia per la Corea del Nord e per il mondo intero".
Il leader supremo della Repubblica Popolare della Corea del Nord ha deciso di sospendere i test nucleari e missilistici, anche se il sito Avvenire rileva, forse, una tattica da parte di Kim Jong-un: «Poiché il carattere operativo delle armi nucleari è stato verificato» spiega il leader coreano in una riunione del Comitato centrale del partito  «non è più necessario per noi condurre test nucleari o lanciare missili a medio e lungo raggio o ICBM» e conclude «Il sito di test nucleari nel nord ha adempiuto alla sua missione». 
Dunque, la fine dei test è avvenuta solo perché non c'è più il bisogno di farli: i risultati si sono ottenuti, e va bene così. Trump è contento, Kim forse no, ma chi fa più paura? Chi possiede, nel mondo, più testate nucleari? E chi le ha utilizzare per uccidere?

GLI STATI UNITI: PIU' DI 7.000 TESTATE NUCLEARI,
DIVERSI TEST E TANTISSIMI MORTI
I soldati fotografati davanti all' Enola Gay che avrebbe
poi sganciato la bomba con la quale
uccisero i cittadini di Hiroshima
Gli Stati Uniti d'America furono la prima nazione al mondo a costruire e testare un'arma nucleare: il 16 luglio 1945, durante il cosiddetto test "Trinity", un ordigno sperimentale a base di plutonio ("The Gadget") fu fatto detonare nel deserto fuori la base militare di Alamogordo, nel Nuovo Messico, generando un'esplosione atomica di 19-21 chilotoni. Il programma nucleare statunitense (progetto Manhattan) era stato avviato già nel 1939.
Gli Stati Uniti sono anche l'unica nazione ad aver impiegato in guerra armi nucleari: il 6 agosto 1945, il bombardiere Enola Gay, sganciò un ordigno all'uranio (chiamato "Little Boy", ovvero ragazzino) sopra la città giapponese di Hiroshima, esplodendo con la forza di 15 chilotoni uccidendo immediatamente 118.661 persone tra adulti, anziani e bambini, causando danni permanenti fisici e psicologici ad altrettante migliaia di persone e provocando altre morti nei giorni o mesi seguenti ai sopravvissuti a causa delle radiazioni nucleari.
Il 9 agosto seguente, un secondo ordigno al plutonio ("Fat Man", che significherebbe "ciccione") fu fatto detonare sopra la città di Nagasaki, generando un'esplosione di 21 chilotoni ed uccidendo 73.884 persone. Anche qui vi furono feriti con danni permanenti e persone che morirono nei mesi seguenti a causa delle radiazioni.

venerdì 20 aprile 2018

Cassazione: la multa è illegittima se l'automobilista è ignoto


Non e' automatico che scatti una sanzione per il proprietario di un veicolo che non è in grado di indicare chi fosse alla guida del mezzo al momento di un'infrazione al codice della strada. La Cassazione (seconda sezione civile) ha infatti chiarito che in questi casi la valutazione spetta al giudice, che dovra' verificare nel dettaglio le particolarita' dei singoli casi.

La Suprema Corte ha cosi' confermato la sentenza con cui il tribunale di Bari aveva accolto il ricorso di una donna, la quale affermava di aver comunicato tempestivamente alla Polizia municipale di "non essere in grado di indicare le generalità di chi era alla guida del veicolo di sua proprietà al momento dell'originaria infrazione" sia perché era trascorso un notevole lasso di tempo - quasi 4 mesi - dalla notifica della multa, sia perché il mezzo veniva utilizzato non solo da lei, ma anche dalle figlie e dal marito. 

Il Comune del capoluogo pugliese aveva invece chiesto il rigetto del ricorso, rilevando come il codice della strada (articolo 126 bis) preveda che "il proprietario del veicolo è sempre tenuto a conoscere le generalità di colui al quale affida la conduzione del mezzo e, nel caso in cui non sia in grado di comunicarle, risponde a titolo di colpa per negligente osservanza del dovere di vigilare sull'affidamento dei veicolo stesso". 
La Cassazione, invece, ha condiviso l'orientamento dei giudici di merito: per l'applicazione della sanzione prevista in casi del genere per il proprietario del mezzo, "occorre distinguere tra il comportamento di chi si disinteressi della richiesta di comunicare i dati personali e della patente del conducente, non ottemperando così in alcun modo all'invito rivoltogli (contegno per ciò solo meritevole di sanzione) - si legge nell'ordinanza della seconda sezione civile - e la condotta di chi abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo, sulla base di giustificazioni, la idoneità delle quali ad escludere la presunzione relativa di responsabilità a carico del dichiarante deve essere vagliata dal giudice comune, di volta in volta, anche alla luce delle caratteristiche delle singole fattispecie concrete sottoposte al suo giudizio".

FONTE

mercoledì 18 aprile 2018

«Fermiamo il genocidio della razza bianca».Sul social G+ immagini che incitano allo sterminio degli extracomunitari e la difesa della razza bianca europea

di Lapenna Daniele


Anche se molti non lo sanno, oltre a Facebook, esiste un altro social network: Google Plus.
Qui si trovano più o meno gli stessi utenti (anche se in misura minore) che si trovano su Facebook, come quelli che incitano all' odio e al chiaro razzismo, ovvero la difesa della propria razza anche con l' attacco esplicito alle altre "razze".

Il manifesto a destra è stato pubblicato da un utente, un certo Herr Z, sul proprio profilo GooglePlus (questo il link al post).
In italiano, dice questo:

«La tua eredità e la tua cultura sono state erose, le nostre linee di sangue diluite
Dal Sud Africa all'Europa settentrionale, si sta svolgendo un genocidio bianco, ogni nazione bianca si sta trasformando in un pozzo nero di razze ibride e il tutto nel nome della diversità! Questa parola significa l'inizio della fine della cultura bianca. 
Un piano ebraico per liberare il mondo da noi e il nostro modo di vivere, ogni uomo bianco ha ora il dovere di resistere, combattere e preservare ciò che abbiamo, questa è una battaglia per la sopravvivenza!

Non è un crimine amare la tua razza.
Il crimine, per te, è restare in disparte e non fare nulla per proteggerti.
Dobbiamo educare i nostri giovani affinché abbiano gli strumenti per portare avanti la lotta, dobbiamo fermare l'indottrinamento marxista dei bambini bianchi nelle scuole».

Inoltre, sul suo stesso profilo, appare anche un altro post, ancora più sconvolgente, intitolato "Regione Lombarda: CALENDARIO VENATORIO 2018":

Il post è del 25 febbraio 2018, ed è ancora lì. Nonostante ripetute segnalazioni di diversi utenti, il post non è stato rimosso.

martedì 17 aprile 2018

Caso Cucchi:vertici arma dei carabinieri ordinarono di falsare i verbali


Due testimonianze, da parte di due carabinieri hanno mostrato una verità sconvolgente: i verbali redatti furono modificati il giorno stesso, il 26 ottobre 2009, a causa dello scandalo che si sarebbe sollevato di lì a poco per la morte, avvenuta il 22 di ottobre 2009, del giovane geometra romano Stefano Cucchi.

I militari dell’Arma coinvolti sono: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia Roberto Mandolini, mentre della sola calunnia risponde Vincenzo Nicolardi.

I FATTI
Cucchi fu fermato dai carabinieri il 15 ottobre 2009 dacché trovato in possesso di hashish e una pasticca di un medicinale (il ragazzo era epilettico). Subì un processo per direttissima il giorno dopo. Già durante il processo aveva difficoltà a camminare e a parlare e mostrava inoltre evidenti ematomi agli occhi. Il ragazzo non riferì alcuna violenza neanche ai parenti.
Nonostante le precarie condizioni, il giudice stabilì per lui una nuova udienza da celebrare qualche settimana dopo. Cucchi subì la custodia cautelare al carcere di Regina Coeli.
Dopo l'udienza, le condizioni di Cucchi peggiorarono ulteriormente, e venne visitato all'ospedale Fatebenefratelli presso il quale vennero messe a referto lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso (inclusa una frattura della mascella), all'addome (inclusa un'emorragia alla vescica) e al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale). Venne quindi richiesto il ricovero che però non avvenne per il mancato consenso del paziente.
In carcere le sue condizioni peggiorarono ulteriormente. Morì all'ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre 2009: al momento del decesso, Cucchi pesava solamente 37 chilogrammi.

I VERBALI MODIFICATI
Il primo verbale modificato è stato quello scritto da Gianluca Colicchio, datato 26 ottobre 2009, ore 18:40. All' arrivo di Cucchi, il 16 ottobre, scrisse:
«Trascorsi circa 20 minuti Cucchi suonava al campanello di servizio presente nella cella e dichiarava di aver forti dolori al capo, giramenti di testa, tremore e di soffrire di epilessia»

Il verbale "alleggerito", riportava invece che
«Cucchi dichiarava di soffrire di epilessia, manifestando uno stato di malessere generale verosimilmente attribuito al suo stato di tossicodipendenza e lamentandosi del freddo e della scomodità della branda in acciaio».

domenica 15 aprile 2018

Perché fischiano le orecchie?


A molti di noi sarà capitato di udire un fischio, un fruscio, un sibilo ad uno o entrambe le orecchie, anche in assenza di rumori esterni, per poi sentirlo man mano andare via.
A cosa è dovuto?

L' ACUFENE
Intanto, il termine medico è acufene, dal greco ἀκούω «udire» e ϕαίνομαι «manifestarsi», e denota un disturbo uditivo che si manifesta con ronzii, fruscii o altri rumori percepiti dalle orecchie che, però, non provengono dall' esterno. Se il rumore va via, non desta alcun problema, ma quando persiste oltre le 24 ore, potrebbe significare qualche problema.

Gli acufeni persistenti hanno durata superiore a tre-sei mesi e interessano il 10% circa della popolazione generale, con più frequenza nel sesso maschile e con incidenza che aumenta con il progredire dell’età.

LE CAUSE
Può esser causato da un’ostruzione del condotto uditivo dovuta a cerume o a catarro, oppure a muscoli troppo tesi. Accade ad esempio per colpa del bruxismo che provoca anche dolori a livello del collo e della parte laterale del capo.
Nel caso il condotto uditivo fosse libero e l' acufene fosse comunque presente, la causa dovrebbe esser ricercata nei muscoli interni (stapedio e muscolo tensore del timpano) che si contraggono per mantenere tesa la membrana timpanica e quindi smorzare le vibrazioni prima che raggiungano la parte più delicata dell’orecchio. A volte però i muscoli si contraggono per spasmi involontari, soprattutto per effetto dello stress.
Si è rilevato che vi possono essere anche cause allergiche o genetiche. In altri casi si possono avere alterazioni della pressione dei liquidi che si trovano nella parte più interna dell’orecchio, o da altri tipi di patologie dell’apparato uditivo come difetti circolatori causati da ipertensione e arteriosclerosi.

CONSEGUENZE
Nel 90% dei casi gli acufeni sono associati a qualche forma di perdita uditiva di modesta entità o limitata solo ad alcune frequenze però, al contrario di quanto si pensa, l’acufene non può mai determinare o aggravare una sordità.

È bene effetuare un controllo accurato per identificarne la causa e intervenire nel modo migliore.


FONTI E LINK UTILI
  • https://www.amplifon.com/web/it/-/perche-fischiano-le-orecchie-cosa-significa-quando-fischiano
  • https://www.focus.it/scienza/salute/perche-fischiano-le-orecchie

Roma:morì a causa di una buca stradale.Cinque persone a processo



Le buche stradali nelle città sono un problema frequente, e troppo spesso anche causa di incidenti.
Quello che capitò nel 2012 a un 20enne di Roma gli provocò la morte: prese un buca, sbandò con il suo motorino e cadde, sbattendo la testa contro una colonna di marmo.

Oggi si apprende che sono imputati per omicidio colposo cinque persone tra dirigenti che all' epoca erano al Comune di Roma e imprenditori.
Si tratta dell' allora dirigente dello Sviluppo Infrastrutture e manutenzione Urbana del Campidoglio e i dipendenti dello stesso dipartimento. Vi sono anche il presidente del Consorzio Stabile Roma Scarl, il quale gestiva la manutenzione del manto stradale, e il direttore tecnico del cantiere.

Il pm ha notificato agli indagati l'atto di chiusura delle indagini che in genere precede la richiesta di rinvio a giudizio. 

venerdì 13 aprile 2018

Gli Stati Uniti sono stati in guerra 222 anni su 239 che esistono come Stato

informare.over-blog.it

#war #syria #prayforsyria #USA #guerre #StatiUniti


Gli Stati Uniti sono stati in guerra il 93% del tempo dalla loro creazione nel 1776, vale a dire 222 dei 239 anni della loro esistenza.
Gli anni di pace sono stati solo 21 dal 1776

Sul blog Informare di Gianni Fraschetti, troviamo una cronologia, anno per anno, di tutte le guerre degli Stati Uniti. L' elenco rivela qualcosa di molto interessante: dal 1776 gli Stati Uniti sono stati in guerra il 93% del tempo, vale a dire 222 dei 239 anni della loro esistenza, solo 21 gli anni di pace.

I dettagli:
  • Nessun presidente degli Stati Uniti è mai stato un Presidente di pace. Tutti i presidenti degli che si sono succeduti sono stati tutti, in un modo o nell'altro, coinvolti almeno in una guerra
  • Gli Stati Uniti non hanno mai passato un intero decennio, senza fare una guerra
  • L'unica volta che gli Stati Uniti sono rimasti 5 anni senza guerra (1935-1940) è stato durante il periodo isolazionista della Grande Depressione.

La timeline a questo link

Ecco le guerre in cui gli Stati Uniti sonostati partecipi dal 1990 al 2015
1990 - Prima guerra del Golfo, occupazione americana di Panama
1991 - Prima guerra del Golfo
1993 - Conflitto in Iraq
1994 - Conflitto in Iraq, Stati Uniti invadono Haiti
1995 - Conflitto in Iraq, Haiti, bombardamenti NATO della Bosnia-Erzegovina
1996 - Conflitto in Iraq
1997 - Nessuna guerra
1998 - Bombardamento di Iraq, Afghanistan e missili contro il Sudan
2000 - nessuna guerra
2001 - Guerra in Afghanistan (tutt' oggi in corso)
2002 - Guerra in Afghanistan e Yemen
2003 - Guerra in Afghanistan e in Iraq
2004 - 2006 - Guerra in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Yemen
2007 - Guerra in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Somalia e Yemen
2008 - 2010 - Guerra in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Yemen
2011 - Guerra al Terrore in Afghanistan, Iraq, Pakistan, Somalia e Yemen; Conflitto in Libia (libica guerra civile)
2011 - 2015 - Guerra in Afghanistan, Iraq. Guerra civile in Ucraina e Siria

Qui sotto, un aforisma del comico statunitense George Dennis Patrick Carlin
"Siamo un popolo di guerra. Noi amiamo la guerra perché siamo molto bravi a farla. In realtà, è l'unica cosa che possiamo fare in questo cazzo di paese: la guerra. Abbiamo avuto un sacco di tempo per fare pratica e anche perché è sicuro che non siamo in grado di costruire una lavatrice o una macchina che vale un coniglio da compagnia; per contro, se avete un sacco di abbronzati nel vostro paese, dite loro di stare attenti perché noi verremo a sbattere una bomba sul loro viso... "

Cagliari:19enne colpito da meningite è fuori pericolo

videolina.it

#meningite #malattie #medicina #scienza


A fine marzo era stato colpito dalla meningite ma oggi, grazie al lavoro dei medici del Policlinico di Monserrato (vicino Cagliari), e a macchinari avanzati, è fuori pericolo.

«Il ragazzo risponde positivamente alle cure» spiega Pierpaolo Terragni, direttore del dipartimento emergenza urgenza di Sassari dove il 19enne di Gesico è stato trasferito.
«In questo momento è fuori dai supporti d' organo che hanno aiutato il paziente a superare la fase critica» spiega il medico. Ha scambiato parole con i medici e i famigliari, mostrando i miglioramenti delle cure.

Il tutto è avvenuto grazie all' utilizzo dell' ECMO, una macchina di ossigenazione extracorporea a membrana ed altri strumenti avanzati che, per fortuna, attualmente non sono più necessari.

mercoledì 11 aprile 2018

Giornalisti sotto scorta:la mafia continua a minacciare,ma il loro grande lavoro non si ferma

da sinistra, i giornalisti
Nello Trocchio, Paolo Borrometi e Federica Angeli
di Lapenna Daniele

#mafia #giornalisti #inchieste #clanmafiosi

Ci sono tanti tipi di giornalisti: quelli etichettati come fastidiosi e inopportuni, quelli pacati e quieti, e quelli che non si arrendono nel loro lavoro, anche quando stanno rischiando la vita.

Ci è voluta una minaccia da parte di certi mafiosi per ricordarci che ci sono tanti giornalisti, in Italia, che vivono con la scorta rischiando, ogni giorno, di non tornare a casa vivi.
Si tratta di giornalisti che fanno inchieste scomode, che smuovono quella merda con la quale molti, dalla politica ai lavoratori pubblici e privati, ci fanno affari da decenni: la mafia.

LA VIGLIACCHERIA DEI MAFIOSI: BORROMETI, "LA SPIA"
Nato a Ragusa il 1º febbraio 1983, Paolo Borrometi vive sotto scorta dal 2014 a causa di continue minacce per le sue inchieste sulla mafia palermitana. Il 16 aprile del 2014 fu aggredito da uomini incappucciati: la violenza gli provocò una grave menomazione alla mobilità della spalla
Nel 2013 ha fondato la testata giornalistica La Spia sulla quale pubblica, grazie anche al lavoro della sua squadra, inchieste sulla corruzione e mafia in Sicilia.
Nel 2017 subisce un furto nella sua abitazione: spariscono dei documenti e un hard disk.

Le indagini di Borrometi sulla criminalità organizzata indagano i lati oscuri del siracusano e del ragusano: dall'azienda commissariata per mafia Italgas, ai trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla "via della droga", il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provinca di Ragusa. 

In questi giorni, le intercettazioni (risalenti al gennaio scorso) tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro dell'organizzazione, Giuseppe Vizzini: «Fallo ammazzare, ma che cazzo ci interessa» parlano, riferendosi a Borrometi, proseguendo «Lo sai che ti dico? Ogni tanto un morto vedi che serve… Per dare una calmata a tutti. C'è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli».  In un' altra intercettazione Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, con altre minacce.
Sul sito del giornale, LaSpia.it, potete leggere le vecchie e recenti inchieste

martedì 10 aprile 2018

Truffa falsi buoni su WhatsApp e Facebook.Ecco la lista dei messaggi da non cliccare

di Lapenna Daniele

#truffe #truffeonline #poliziapostale #internet #socialnetwork #whatsapp

Prima apparivano nei banner sui vari siti web, poi hanno iniziato a farci visita, ogni giorno, via mail, e oggi li troviamo come messaggi su WhatsApp, ma anche sui social network.
Sono messaggi che ci comunicano di aver vinto uno smartphone (o di poterlo vincere) o un buono spesa.

Si tratta di truffe e, come tali, andrebbero non solo ignorate, ma anche segnalate.
L' associazione Sportello dei Diritti di Giovanni d' Agata, ha evidenziato la truffa dei finti buoni Zara e Decathlon in questi mesi, riportata anche dal sito della polizia postale.

In tutti i casi si tratta di link dai quali, dopo aver cliccato, si viene diretti su siti web che inseriscono sul nostro dispositivo (computer, smartphone, tablet,...) un malware.
Si tratta di virus che inseriscono file in grado di trasferire i nostri dati personali (dalle foto, ai numeri di telefono, sino ai siti web visitati, le password e username di accesso ai relativi siti web) a malintenzionati i quali potranno riutilizzarli anche per accedere a servizi quali banca, servizi e caselle di posta (dalle quali reperire altri dati personali).

L' invito della Polizia Postale è di NON cliccare sui link dei messaggi che ricevete e segnalare la truffa in modo che possano identificare e bloccare i malintenzionati.
Per qualsiasi dubbio, potete contattare direttamente i marchi del messaggio e capire se si tratta realmente di truffe che, ricordiamo, vengono operate, alla stessa maniera, anche via mail.

Ecco una lista di alcune delle truffe che molti utenti hanno segnalato






venerdì 6 aprile 2018

Una pianta sarda blocca l'aggressione del virus dell' AIDS: la scoperta dell'Università di Cagliari

Hypericum scruglii
youtg.net

Sulla rivista americana PlosOne è stato pubblicato un articolo relativo al potenziale anti HIV-1 della pianta “Hypericum scruglii”, una specie endemica ed esclusiva degli altopiani carbonatici della Sardegna centro-orientale.
In particolare, è stato identificato per la prima volta nell’Hypericum scruglii un metabolita appartenente alla classe dei floroglucinoli prenilati, che si è dimostrato capace di inibire, a concentrazioni molto basse, due enzimi chiave dell’HIV-1 e quindi la replicazione del virus in saggi cellulari. In altre parole, la molecola individuata blocca gli enzimi che permettono al virus di replicarsi.

L’approccio multitarget utilizzato dai ricercatori cagliaritani mira a ridurre il numero di farmaci che un paziente sieropositivo deve assumere, e quindi lo studio pone le basi per un successivo sviluppo di farmaci antivirali.

Il lavoro è stato coordinato da Francesca Esposito, virologa, e Cinzia Sanna, botanica, entrambe ricercatrici dell’Ateneo di Cagliari afferenti al Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente ed è frutto di un’ampia collaborazione con altri ricercatori dell’Università di Cagliari, delle Università della Campania e dell’Insubria e del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena (Germania).

La particolarità del nostro studio – spiega Francesca Esposito – è l’approccio multitarget, che lo rende estremamente promettente al pari di altre linee di ricerca su cui stiamo lavorando in campo antivirale”. Cinzia Sanna sottolinea che “non si tratta di una pianta tossica, ma anzi già utilizzata nella medicina popolare. L’olio ottenuto da un’altra specie di Hypericum viene utilizzato per lenire le ustioni”. L’Hypericum scruglii è stata individuata in tempi relativamente recenti e denominata dall’attuale direttore dell’Orto botanico dell’Università di Cagliari, Gianluigi Bacchetta, in onore del prof. Antonio Scrugli, già docente di Botanica dell’Ateneo.

Del gruppo che ha firmato la ricerca pubblicata su PlosOne fa parte anche Enzo Tramontano, ordinario di Microbiologia e Presidente della Facoltà di Biologia e Farmacia dell'Università di Cagliari: “La nostra ricerca prosegue – commenta – Ora serviranno studi specifici per migliorare la struttura chimica della molecola e renderla più potente”.

L’approccio innovativo utilizzato nello studio - che vede in prima fila i gruppi di ricerca di Virologia e di Botanica del Dipartimento cagliaritano - sfrutta la biodiversità metabolica delle piante per identificare singole molecole capaci di agire su più funzioni enzimatiche (approccio multitarget).

giovedì 5 aprile 2018

«Bruciamo i profughi!»,«Che gli diano fuoco!».Quattro persone condannate per commenti razzisti su Facebook

ilgazzettino.it


Purtroppo molte persone ancora non lo sanno, o fanno finta di non ricordarselo, ma insultare sul web è come farlo nella vita reale e, di fatto, costituisce un reato perseguibile penalmente.

Dopo i tanti casi precedenti, tra i quali la casalinga denunciata per offese ai carabinieri scritte su Facebook, e altri casi dove le sanzioni per le invettive sui social hanno raggiunto anche i 6.000 euro, ecco un nuovo caso nel quale sono incappate quattro persone.

«BRUCIAMO I PROFUGHI»
Dopo il trasferimento di quattordici profughi a Portogruaro, nel veneziano, nel gruppo Facebook “Sei di Portogruaro se...” è subito esplosa un' accesa discussione dove, diversi utenti, hanno iniziato a sfogare le proprie frustrazioni in maniera esagerata. 

Secondo la Procura di Pordenone, i commenti erano pieni di «odio etnico, nazionale, razziale o religioso». Il pm ha ottenuto il giudizio direttissimo per quattro utenti Facebook: si tratta dei portogruaresi Roberto Spadotto, Rudy Rosan, Giuseppe Barresi e Gabriele Marian. Persone con un' età dai 30 ai 50 anni.

Secondo il pm, con le frasi pubblicate sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, i quattro imputati avrebbero incitato a commettere violenza contro i profughi. «Che gli diano fuoco», commentava uno dei quattro. «Bisogna aiutarli, ne ospitiamo uno in ogni casa e li laviamo con la benzina e poi li asciughiamo col lanciafiamme...», aggiungeva un altro.

OFFESE E INSULTI QUOTIDIANI SUL WEB
In diversi articoli precedenti avevo segnalato un gruppo, sul social Google Plus, dove diversi utenti postarono commenti pieni di odio a seguito dell' episodio del ragazzo che a Macerata sparò a diversi extracomunitari. Senza parlare dei commenti omicidi nei confronti dell' ex presidente della Camera Laura Boldrini.

Il web è anche questo.

martedì 3 aprile 2018

Il Governo Gentiloni conferma il reato di omicidio per Marco Cappato, nonostante i tanti video di Dj Fabo

di Lapenna Daniele


Quando mancano pochi giorni (forse) per l' insediamento del nuovo governo, quello del PD di Gentiloni decide di lasciare il segno prima di andare via. Quello che dimostra è di non essere un governo di sinistra, ma molto di centro, e forse molto democristiano.

COSA È SUCCESSO?
Lo riporta il sito dell' Associazione Luca Coscioni, dove Marco Cappato è tesoriere
« Il Governo aveva tempo fino a oggi, 3 aprile 2018, per decidere di costituire l’avvocatura dello Stato nell’incidente di costituzionalità sollevato dalla Corte d’Assise di Milano nel processo a carico di Marco Cappato per l’aiuto al suicidio a Dj Fabo ».
Oggi c'è stata la decisione del Governo Gentiloni sostenendo la difesa del divieto imposto dall' art. 580 del codice penale che norma il reato di cui è imputato Cappato.

COSA AFFERMA L' ART. 580
L' art. 580 del codice penale, approvato con R.D. n. 1398 del 19 ottobre 1930 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 26 ottobre 1930, n. 251), costituisce il capo di imputazione nei confronti di Marco Cappato, in merito al suicidio assistito di Antoniani Fabiano (detto Dj Fabo).
Si tratta dell' "istigazione al suicidio", e riporta tale testo:

« Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.
Fabiano Antoniani (Dj Fabo)
video di questo screen shot
Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente.
Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio »

Marco Cappato è imputato in base al suddetto reato per aver rafforzato il proposito suicidiario di Antoniani Fabiano (detto Fabo), affetto da tetraplegia e cecità a seguito di incidente stradale avvenuto il 13 giugno 2014, prospettandogli la possibilità di ottenere assistenza al suicidio presso la sede dell’associazione Dignitas, a Plaffikon in Svizzera, e attivandosi per mettere in contatto i familiari di Antoniani con la Dignitas fornendo loro materiale informativo; inoltre, per aver agevolato il suicidio dell’Antoniani, trasportandolo in auto presso la Dignitas in data 25 febbraio 2017, dove il suicidio si verificava il 27 febbraio 2017.