giovedì 31 maggio 2018

Martina:«Scongiurare aumento IVA», aumento che però fu stabilito già dal Governo Renzi e Gentiloni

di Lapenna Daniele


Nel caos generale per la costituzione del nuovo governo (forse, a Natale, lo avremo) si è iniziato a (ri)discutere di evitare l' aumento dell' IVA.

Il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, ospite del programma Agorà qualche giorno fa, in merito al programma Lega-M5s ha affermato « Ho notato che dal contratto è sparito il blocco dell'aumento dell'Iva. Cosa vogliono fare? Quella è una cosa che impatta su famiglie e imprese ».
Oggi ha ritirato fuori l' argomento IVA sostenendo sia prioritario evitarne l' aumento, sottolineando come Lega e M5s stiano perdendo tempo senza pensare ai bisogni dei cittadini.

Bene. Anzi, male. Martina ha cancellato la memoria degli ultimi quattro anni.

GOVERNO RENZI: AUMENTO IVA
Torniamo indietro nel tempo, esattamente al 2014.
C'è Matteo Renzi (Pd) al Governo [22 febbraio 2014 - 12 dicembre 2016]. 
A dicembre, con la legge n.190 del del 23 dicembre 2014, esattamente con l' art. 1 comma 718, si introdusse l' aumento dell' Iva. Ecco come sarebbe cambiate le aliquote con questa legge:

ALIQUOTA 10%
  • 13% a partire dal 1° gennaio 2018
  • 13,5 % dal 1° gennaio 2019
  • 14,5 % dal 1° gennaio 2020
ALIQUOTA 22%
  • 25% a partire dal 1° gennaio 2018
  • 25,9 % dal 1° gennaio 2019
Con l' art. 9 del d.lgs. n.50 del 24 aprile 2017 furono leggermente modificare le aliquote.
Il 24 aprile 2017, al governo c'era Paolo Gentiloni [12 dicembre 2016 - oggi, al 31 maggio 2018, risulta ancora in carica]. Ecco come modificò le aliquote Iva:

ALIQUOTA 10%
  • 11,5 % a partire dal 1° gennaio 2018
  • 12 % dal 1° gennaio 2019
  • 13 % dal 1° gennaio 2020
ALIQUOTA 22%
  • 25 % a partire dal 1° gennaio 2018
  • 25,4 % dal 1° gennaio 2019
Nella legge di bilancio 2018 del dicembre 2017, però, si tentò di evitare l' aumento l' iva, e avvenne con la Sterilizzazione aumento aliquote Iva per il 2018. Così, abbiamo:

ALIQUOTA 10%
  • nessun aumento dal 1° gennaio 2018
  • 11,5 % dal 1° gennaio 2019
  • 14 % dal 1° gennaio 2020
ALIQUOTA 22%
  • nessun aumento partire dal 1° gennaio 2018
  • 24,2 % dal 1° gennaio 2019
  • 24,9 % dal 1° gennaio 2020
  • 25 % dal 1° gennaio 2021
Quindi, un rimando continuo che finirà, inevitabilmente sul groppone del prossimo governo che, se non riuscirà a rimandarlo, vedrà una pesante tegola sulla testa, anzi, sul portafoglio di tutti noi.

mercoledì 30 maggio 2018

Insultò l' azienda su Facebook: licenziamento legittimo.Le offese sui social sono ormai perseguibili penalmente

Le offese sui social sono ormai equiparate a quelle che avvengono nella vita quotidiana


Il licenziamento è legittimo.
È questa la sentenza conclusasi dopo il ricorso al licenziamento subìto nel 2012 da un' impiegata 43enne. La Corte di Cassazione ha così respinto il suo ricorso.

La donna, nel 2012, pubblicò un post su Facebook nel quale si lamentava, con espressioni volgari, della continua modifica degli incarichi che le venivano affidati in azienda.
Lo sfogo fu letto dai suoi contatti tra i quali c' era anche il legale dell'azienda: dopo due giorni, a casa della donna arrivò una lettera di contestazione e, a fine mese, il licenziamento.

Il post fu cancellato e la donna impugnò il licenziamento al tribunale del Lavoro ma, sia in primo grado che in appello, i suoi ricorsi sono stati respinti dai giudici che hanno giudicato scorretto il suo comportamento. Oggi, la decisione definitiva della Cassazione.

LA LEGGEREZZA DELL' INSULTO SU FACEBOOK
Questo non è il primo caso in merito ad insulti scritti sui social. Accadde ad una casalinga denunciata dai carabinieri che videro pubblicare, sulla pagina Facebook gestita dalla donna, una barzelletta proprio sui carabinieri.
Multe a raffica anche per diversi utenti che insultarono pesantemente i vigili che iniziarono a multare le auto per eccesso di velocità tramite gli autovelox: le sanzioni arrivarono anche sino ai 6.000 euro.
I reati di diffamazione (art. 595 c.p.) e calunnia (art. 368 c.p.) sono ormai applicabili anche sul web. Le recenti offese di diversi utenti nei confronti del Presidente della Repubblica Mattarella e quelli rivolti all' ex presidente della Camera Laura Boldrini sono stati oggetto di denunce e conseguenziali azioni penali.

domenica 27 maggio 2018

Pesticidi anche nel prosecco. Folpet e Mancozeb pericolosi come Glifosato,ma Coldiretti attacca solo la Monsanto

di Lapenna Daniele



Il periodico Il Salvagente, in un' inchiesta sulla presenza di fitofarmaci negli alimenti, ha scoperto, dopo dovute analisi, la presenza di pesticidi in diverse varietà di prosecco.


Sono state selezionate dodici bottiglie tra le più diffuse nei supermercati e, grazie ad esperti dei laboratori incaricati dell’analisi, sono state rilevate la presenza di ben 352 sostanze potenzialmente dannose tra quelle appartenenti alle categorie dei solfiti, erbicidi, fungicidi e diserbanti.

FITOFARMACI CANCEROGENI PER L' UOMO
NELLA PASTA, VINI E ALIMENTI PER BAMBINI

Bisogna precisare che la quantità presente è al di sotto della soglia che la normativa europea stabilisce come limite massimo da non superare. Ci sono due domande alle quali, purtroppo, gli scienziati ancora non sono riusciti a rispondere con certezza:
  1. Possono, piccolissime quantità di fitofarmaci, a lungo andare, creare danni irreversibili all' uomo che si ciba di alimenti che li contengono?
  2. Può esser dannosa e pericolosa l' assunzione di piccole quantità di fitofarmaci diversi?
Tra i diversi fitofarmaci si trova il folpet, sospetto cancerogeno per l’uomo e vietato nell’agricoltura bio. Nel 2017, durante un’assemblea del Consorzio Prosecco Doc, si era votato proprio per la sua rimozione, insieme al glifosato e al mancozeb.




Già diversi anni fa furono riscontrate tracce di fitofarmaci nelle pappe pronte per bambini. La FDA (Food and Drug Amministration), rilevò alte concentrazioni di arsenico negli alimenti per neonati (leggi l' articolo "Urine dei bimbi piene di arsenico: colpa del riso. La sostanza tossica è contenuta nei pesticidi ") mentre, nel 2014, un test a seguito di un' inchiesta di una Radiotelevisione Svizzera, rilevò la presenta di fitofarmaci nei vari tipi di pasta di aziende italiane (leggi l' articolo "Gli alimenti contengono pesticidi? Sì, e il loro uso è del tutto legale") come De Cecco, Garofalo, Barilla etc.

PERICOLOSI, TOSSICI MA LEGALI

La cosa assurda è che queste sostanze sono pericolose per l' uomo ma non vengono bandite.
Prendiamo il GLIFOSATO della Monsanto: da diversi anni, Coldiretti sta conducendo una battaglia contro questo diserbante anche se la quantità che viene immessa nelle colture è inferiore ai limiti stabilite dalla direttiva europea.
Il, invece, FOLPET (quello che ilSalvagente ha rilevato nelle diverse marche di prosecco) appartiene ai Tioftalimmidi, ed è molto usato in viticoltura ed è, come il glifosato, tossico per gli organismi acquatici oltre che cancerogeno per uomo. 
Stessa cosa per il MANCOZEB, che riporta gli stessi simboli e diciture di pericolo dei precedenti due, oltre a irritante e nocivo.





venerdì 25 maggio 2018

62enne licenziato e sostituito da una macchina dopo 30 anni di lavoro,e neanche un giorno di malattia


«La nostra società, in seguito a una riorganizzazione aziendale e ottimizzazione dei processi produttivi, ha installato una macchina, denominata Paint cap applicator, che svolge in automatico il medesimo lavoro sino ad oggi da lei svolto. È stata così soppressa la sua posizione».
Oussmou è un operaio di 62 anni, vicinissimo alla pensione. Ad aprile però è stato licenziato dall'azienda in cui lavorava, la Greif, una multinazionale che produce imballaggi con uno stabilimento a Melzo, e sostituito da un macchinario
La macchina che ha sostituito Oussmou - fa sapere l'azienda nella lettera in cui ha comunicato il licenziamento - «svolge in automatico il medesimo lavoro sino a oggi da lei svolto». 

A soli cinque anni dalla pensione, con un nucleo famigliare di sette persone e con la mano destra inabile proprio a causa di un incidente avvenuto all'inizio degli anni Novanta nella stessa azienda che lo ha licenziato, Oussmou si ritrova oggi senza lavoro, rimpiazzato da una macchina. 

LA MODIFICA DELL' ART. 18
Su LaStampa leggiamo che non c’è stata la conciliazione con l’azienda. Al tavolo che si è tenuto all’Ufficio provinciale del lavoro, in presenza di un rappresentante sindacale della Fiom Cgil, l' uomo ha rifiutato il denaro offerto dalla multinazionale, perché lui vuole arrivare alla pensione.
Ha così deciso di impugnare la lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

L' uomo è stato licenziato e, anche se il licenziamento è illegittima, non può rientrare sul posto di lavoro per colpa della modifica dell' art.18 e quindi può solo accettare del denaro.
Che se ne fa del denaro - tra l' altro diminuito in proporzione ai mesi persi - se, quando finiranno, non potrà comunque chiedere la pensione?

Poteva esser ricollocato in un altro posto della stessa azienda e, invece, siccome il lavoratore non è tutelato, si ritrova, dopo 30, e dico 30 anni di lavoro, senza la sicurezza di potersi vivere la vecchiaia in pensione. Quando lavori da decenni per la stessa azienda, è ingiusto e ingrato esser mandato via senza esser ricollocato altrove.
Proprio perché menomato, dovrebbe esser ancor più tutelato perché troverà ancor più difficoltà a cercare lavoro.

martedì 22 maggio 2018

Facebook non funziona: in varie nazioni del mondo è impossibile accedere al sito del social dalle 14:30. Attivo l' hashtag #Facebookdown

di Lapenna Daniele


22 maggio 2018 - Chi è iscritto al social network Facebook si sarà accorto che il sito web, da diverse ore non funziona.
Diversi siti web stanno monitorando la situazione in tempo reale.
Sul sito web https://istheservicedown.co.uk/status/facebook scopriamo che il problema è in atto dalle 14:30 circa.

Su Twitter gli utenti si stanno aggiornando, e molti ipotizzano anche un attacco hacker e, quindi, un possibile pericolo per i dati personali di milioni di utenti.
Altri, invece, suppongono sia un' azione voluta da Zuckenberg in vista del colloquio che Tajani, il presidente del Parlamento Europeo, desidera avere con il creatore di Facebook.
Dopo lo scandalo dei dati degli utenti passati alle agenzie terze, anche il Parlamento Europeo vuole chiarire il modus operandi del social network e la reale affidabilità di gestione dei dati personali degli utenti da parte del sito.

Un altro premier non eletto dal popolo? No, si tratta di fake news

di Lapenna Daniele


Se vi chiedessi « L' Italia ha mai avuto un presidente del consiglio non eletto dal popolo? » sono sicuro che moltissimi di voi risponderanno « ! » e forse farete i nomi di Matteo Renzi oppure Mario Monti.
Il nome del premier fatto da Salvini e Di Maio è Giuseppe Conte che non è un politico e, stando ai post rabbiosi degli utenti dei social network, sarebbe l' ennesimo premier non eletto dal popolo.
Ma è veramente così? Ovviamente no, e vi spiego il perché.

I PREMIER SONO SEMPRE ELETTI DAL POPOLO
Ebbene sì, anche se ci crederete poco, ogni presidente del consiglio è stato (e verrà) eletto dal popolo, seppur indirettamente.
L' Italia è una Repubblica Parlamentare ovvero uno Stato dove il governo che guida la nazione è retto dalla maggioranza dei parlamentari eletti indirettamente dai cittadini. Si dice indirettamente perché, sino ad oggi, un cittadino sceglie il partito e non, nome per nome, i parlamentari che vorrebbe "mandare" alla Camera e al Senato: tu voti il partito e, in base alla legge elettorale vigente, al Parlamento andranno determinati candidati delle varie liste politiche.
Il partito vincente, dunque, se ottiene la maggioranza dei voti (stabilita dalla legge elettorale approvata dal Parlamento) alle elezioni, potrà proporre al Presidente della Repubblica il nome del Premier. Il popolo ha votato il partito e, se il rappresentante dello stesso proponesse un altro nome, questi sarebbe sempre frutto della scelta dei loro votanti.

Secondo l' art. 92 della Costituzione della Repubblica Italiana redatta nel 1947 e divenuta operativa il 1° gennaio 1948:
« Il Governo della Repubblica è composto
dal Presidente del Consiglio e dai Ministri,
che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica
nomina
il Presidente del Consiglio dei Ministri e,
su proposta di questo, i Ministri
»

Vediamo, di seguito, gli altri casi in cui il premier in carica rassegnò le dimissioni mentre, il Presidente della Repubblica in carica, nominò un Presidente del Consiglio senza indire nuove elezioni.

COME ACCADDE NEL 2011...

Il 12 novembre 2011, Silvio Berlusconi salì al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni: terminò, dopo 1287 giorni, il quarto Governo Berlusconi.
Il 9 novembre, l' allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nominò Mario Monti senatore a vita e, dopo, lo incaricò di formare una squadra di governo.
Il 16 novembre, Monti propose la lista di ministri a Napolitano e ottenne la fiducia al Senato il 17 novembre 2011 con 281 sì, 25 no e alla Camera il 18 novembre 2011 con 556 sì, 61 no.
La fiducia la ottenne con i voti dei parlamentari di Camera e Senato: secondo quanto prevede la Costituzione, questi parlamentari furono eletti con i voti del popolo che decretò i partiti che sarebbero entrati in Parlamento.
Dunque, Mario Monti venne "votato" e "scelto" dal popolo, seppur indirettamente.

Una domanda che possiamo porci è:
COSA SAREBBE ACCADUTO SE IL GOVERNO MONTI NON AVESSE OTTENUTO LA FIDUCIA DI ENTRAMBE LE CAMERE?


lunedì 21 maggio 2018

«Sono stato picchiato dagli agenti nella cella zero».Parla il detenuto finito in coma a Poggioreale dopo le percosse subite


Roberto Leva, ex tossicodipendente, era stato arrestato e doveva scontare una pena detentiva di sei mesi al carcere di Poggioreale (Napoli).
La notte del 28 aprile, a poche ore dall' arresto, si sente poco bene, e chiama la guardia per farsi portare in infermeria. Però, viene condotto nella nota "cella zero": diversi agenti, che indossano dei guanti, lo picchiano in testa, sulle braccia, sul naso, sui denti, e anche sui testicoli. Roberto perde conoscenza e va in coma.
Le sorelle hanno denunciano le percosse operato dalle guardie, ma il carcere nega.
Roberto si è svegliato e decide di spiegare cosa gli è accaduto: «Mi hanno portato nel cosiddetto "zero", mi hanno picchiato fino a farmi andare in coma, mi hanno colpito per tutto il corpo, anche ai testicoli per farmi perdere i sensi. Non è vero che il carcere di Poggioreale è cambiato», ha raccontato a Fanpage. 
C'è un'inchiesta della magistratura sul caso. Fanpage, in un servizio del 2014, aveva già denunciato la cella zero, definita la cella delle percosse: sui presunti maltrattamenti ai detenuti c'è un processo in corso. 



LA VERSIONE DAL CARCERE
La risposta dal carcere è stata che Roberto soffre di epilessia (come Stefano Cucchi) e che quindi si è provocato, da solo, quei traumi. Le ferite,  come lui stesso mostra e come spiegano le sue sorelle, non sembrano causate da una crisi epilettica: «Quando mi vengono le crisi, io mi irrigidisco: mia moglie mi getta dell' acqua in faccia e poi mi passa, e mi riprendo, ma non mi scasso [mi faccio male da solo]».
Ma la cosiddetta "cella zero" è famosa perché, negli anni scorsi, fu oggetto di denunce da parte di decine e decine di detenuti.

«I boss mi vogliono morto,e qualcuno vorrebbe aiutarli,isolandomi».La denuncia del giornalista Paolo Borrometi,sotto scorta dopo minacce di morte da parte di boss mafiosi

Dalla pagina Facebook di Paolo Borrometi

« Adesso basta, sono stato in silenzio ma davanti alle menzogne devo parlare!

Sono stato in silenzio, con il mio dolore e la mia paura, per tanto tempo, continuando a fare solo il mio lavoro. Ho pensato che il silenzio fosse la migliore delle strade, ma davanti alla falsificazione della realtà non posso che reagire pubblicamente.

Non ho replicato alle parole di chi, difendendo il capomafia Salvatore Giuliano (quello che per gli Inquirenti avrebbe ordinato il mio attentato), mi insultava e tentava di farlo passare come vittima.
Peccato che si dimenticava di dire come Giuliano sia stato condannato per mafia, oltre che per tanti altri reati, e sia stato in galera per oltre venti anni (e che ha un processo per minacce di morte nei miei confronti, tentata violenza privata, aggravata dal metodo mafioso).

Sono stato in silenzio quando un giornale online siracusano (il cui direttore è uscito da poco dagli arresti domiciliari) mi attaccava, pubblicando scritti di un capomafia, Alessio Attanasio, al carcere duro ed in isolamento (come fanno ad averli prima loro dei diretti interessati?).
Sono stato in silenzio, perché io ho fiducia nella Giustizia.
È questo un difetto?
Se fidarmi degli inquirenti e dei magistrati è un difetto, mi accuso: ho questo grande difetto.
Oggi, però, non posso più rimanere in silenzio.

L’ennesimo comunicato stampa di avvocati di pregiudicati, tenta di stravolgere la realtà.
Il Tribunale de Riesame di Catania ha, purtroppo, confermato il tentativo del gravissimo attentato con un’autobomba nei miei confronti e nei confronti della mia scorta.
Addirittura, cito testualmente, si dice che “sono accertati i contatti tra Giuliano ed il clan Cappello” per la realizzazione dell’attentato.
Forse per qualcuno il vero problema è che io non sia ancora morto, che sono vivo e continuo a scrivere.
Non rimango in silenzio questa volta, visto che parliamo non della mia (sola) vita, ma di quella di 5 persone della mia scorta, delle loro famiglie, dei nostri affetti, e non accetto che qualcuno continui con questo “mascariamento”.

Adesso basta.
I boss mi vogliono morto, e qualcuno vorrebbe aiutarli, isolandomi.
Mi affido, ancora una volta, a Voi.
Aiutatemi, aiutiamoci: solo facendo squadra potremo uscire da questo inferno, perché nella nostra Terra i simboli sono tutto e non si può più rimanere in silenzio»

CHI È PAOLO BORROMETI
Nato a Ragusa il 1º febbraio 1983, Paolo Borrometi vive sotto scorta dal 2014 a causa di continue minacce per le sue inchieste sulla mafia palermitana. Il 16 aprile del 2014 fu aggredito da uomini incappucciati: la violenza gli provocò una grave menomazione alla mobilità della spalla

Nel 2013 ha fondato la testata giornalistica La Spia sulla quale pubblica, grazie anche al lavoro della sua squadra, inchieste sulla corruzione e mafia in Sicilia.
Nel 2017 subisce un furto nella sua abitazione: spariscono dei documenti e un hard disk.

Le indagini di Borrometi sulla criminalità organizzata indagano i lati oscuri del siracusano e del ragusano: dall'azienda commissariata per mafia Italgas, ai trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla "via della droga", il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provinca di #Ragusa.

L' aprile scorso escono le intercettazioni (risalenti però a gennaio scorso) tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro dell'organizzazione, Giuseppe Vizzini:
«Fallo ammazzare, ma che cazzo ci interessa» parlano, riferendosi a Borrometi, proseguendo
«Lo sai che ti dico? Ogni tanto un morto vedi che serve… Per dare una calmata a tutti. C'è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli».

In un' altra intercettazione Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, con altre minacce.

PUO' INTERESSARTI
Giornalisti sotto scorta: la mafia continua a minacciare,ma il loro grande lavoro non si ferma
Federica Angeli, Paolo Borrometi, Nello Trocchio, sono alcuni dei tanti giornalisti minacciati da boss mafiosi. Diversi sono sotto scorta. Ecco chi sono e cosa hanno fatto

venerdì 18 maggio 2018

"Io non ci casco!": ecco i modi per riconoscere le truffe dei falsi buoni sconto

di Lapenna Daniele


Il mese scorso pubblicai un articolo sulle truffe dei falsi buoni sconto con le immagini dei più frequenti finti buoni spesa invitando a non condividere questi messaggi né, ovviamente, a cliccare sui link.
Accade (come questo che vedete a destra) di riceverli su WhatsApp credendo che sia stato un nostro contatto a inviarcelo. Succede un po' come accadde anni fa su Facebook con un malware che si diffuse rapidamente: si visualizzava la falsa notifica che ci informava come un nostro contatto ci avesse segnalato il profilo. Bastava cliccarci per, non solo non visualizzare alcuna notifica, ma diffondere il malware inviandolo ai propri contatti.

L'  Autorità dell' Antitrust ha pubblicato, sul sito dell' AGCM, l' Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, un vademecum per riconoscere queste truffe chiamato "Io non ci casco!".
Andiamolo a vedere.

LE TRE CONDOTTE INGANNEVOLI
Sono tre i modi per mezzo dei quali, dei convincenti truffatori, riescono a estorcere dati personali e anche del denaro (anziché darlo come sconto), e sono i seguenti:
  1. CONTATTO TELEFONICO  con il consumatore: in genere si chiede di partecipare ad un sondaggio per ricevere un catalogo e vincere dei buoni sconto per l’eventuale acquisto di determinati prodotti del supermercato
  2. Successiva VISITA DI UN INCARICATO che consegna un catalogo di prodotti dopo la sottoscrizione (con la nostra firma) di una “semplice ricevuta”
  3. Ulteriore   VISITA DI UN ALTRO INCARICATO che comunica l’avvenuta sottoscrizione di un contratto a tutti gli effetti, che impegna  all’acquisto di  vari  prodotti  per  un  importo  minimo nell’arco di qualche anno
COSA COMPORTA CADERE NELLA TRUFFA
Potrebbe capitare di ricevere  una  telefonata, con la quale ci informano che, rispondendo ad alcune semplici domande per un sondaggio, potremmo usufruire di un buono sconto per l’eventuale acquisto di alcuni prodotti per la casa, quali articoli di arredo, per la cucina, per l’igiene o
anche mobili ed elettrodomestici, illustrati in un catalogo che ci verrà consegnato
A questo seguirà la visita (a casa) di un incaricato che ci farà firmare un foglio come "ricevuta di avvenuta consegna del buono".

mercoledì 16 maggio 2018

Mafia: condanna di 30 anni per i boss del clan palermitano LoPiccolo

I capimafia Sandro e Salvatore LoPiccolo

Si chiude il processo partito dall' operazione Addiopizzo5.
La Cassazione ha confermato 12 delle 25 condanne emesse in Appello a boss, gregari ed estortori infliggendo un duro colpo al clan palermitano dei Lo Piccolo.
Il tutto ha seguito la decriptazione dei pizzini trovati nel covo dove terminò la lunga latitanza (25 anni) dei capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio.

La mappa del potere passava per Capaci, Cinisi, Terrasini. Complessivamente nelle cinque operazioni gli agenti della Squadra mobile di Palermo arrestarono 184 persone e portarono a galla 87 estorsioni.
Le pene definitive vanno dai 30 dei due capimafia, per passare ai 5-19 anni degli altri membri del clan mafioso.
I dettagli con i nomi dei condannati al link

lunedì 14 maggio 2018

Art. 416 bis: per ricordare ai mafiosi e agli onesti, cos'è un atteggiamento mafioso

 di Lapenna Daniele


Cos'è un' associazione di stampo mafioso?
Qual è l' atteggiamento che può esser definito mafioso?

Qualche giorno fa ho ripreso, sul blog "Il Ventunesimo Secolo" un articolo di un giornalista di Tiscali.it che parlava dell' arresto di due esponenti del clan Casamonica. Questi (il giornalista) spiegava che i metodi utilizzati da questi "signori" non è mafia, ma solo violenza-spettacolo.

Ebbene, non che voglia far polemica, ma, nel mio articolo, ho dimenticato di menzionare un qualcosa che può insegnare, a questo giornalista, cosa sia un atteggiamento mafioso.

L' ART. 416 BIS
Fino al 1982, per far fronte ai delitti di mafia, si faceva ricorso all' art. 416 del codice penale (Associazione per delinquere), ma tale reato risultò debole contro una mafia che, come una piovra, aveva i tentacoli dappertutto, persino in politica, utilizzando metodi coercitivi per arricchirsi e minacciare onesti cittadini.

Il 3 settembre 1982, l'uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la successiva reazione di sdegno da parte dell'opinione pubblica, portò il governo in carica [Governo Spadolini II], nel giro di venti giorni, a formulare e introdurre l' art. 416-bis, con la legge n. 646/1982, cercando così di perseguire in modo più incisivo ed efficace il dilagare del fenomeno mafioso.

L' articolo fu arricchito ulteriormente (la parte con la nota 4 e 5, relative alla mafia nella politica e, in particolare, dell' esercizio di voto) dopo la strage di Capaci, del 23 maggio 1992 dove perse la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, e la strage di Via d' Amelio, il 19 luglio 1992, dove morì Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.

COSA È L' INTIMIDAZIONE
In una parte dell' art. 416-bis si legge che il gruppo di persone attua un atteggiamento mafioso quando si avvale della forza di intimidazione, condizione di assoggettamento e di omertà.
Sull' intimidazione, ovvero (dal dizionario Treccani) «Atto o parole di minaccia, che hanno lo scopo di incutere timore e costringere ad agire o a desistere da un’azione con lo stimolo della paura», vi è una nota esplicativa che riporta «non necessariamente deve esservi il ricorso ad atti di minaccia, deve però sussistere un alone penetrante e avvertibile di presenza intimidatoria e sopraffattrice, frutto di uno stile di vita consolidato nel tempo».

Le minacce, frasi del tipo « Qui comandiamo noi » o « Se chiami la polizia ti spacco la testa » sono frasi da atteggiamento mafioso.

In fondo al post ci sono le note numerate tra parentesi.

venerdì 11 maggio 2018

19enne condannata a morte per aver ucciso il suo stupratore.Il web si mobilita per Noura

#justiceforNoura #HumanRights #MaritalRape #Rape #Sudan #Justice

« È ancora completamente scioccata dopo la sua condanna oggi », ha detto alla CNN il dottor Adil Mohamed Al-Imam, uno degli avvocati di Noura Hussein, una ragazza di 19 anni condannata a morte per aver ucciso, con un coltello, suo marito.
Noura, tra 15 giorni sarà impiccata.

LA SPOSA BAMBINA (STUPRATA)
Siamo in Sudan. Costretta a sposarsi a 15 anni con un uomo molto più grande di lei, Noura fuggì da casa cercando rifugio dalla zia per tre anni. Fu ingannata da suo padre che la consegnò alla famiglia di suo marito. Dopo che Noura rifiutò di consumare il matrimonio, la ragazza fu violentata.
Quando i parenti di suo marito, un fratello e il cugino, la trattennero mentre veniva violentata, così come ha spiegato Al-Imam alla CNN, la ragazza non ha sopportato più queste violenze. Il giorno dopo suo marito cercò di violentarla di nuovo, ma lei lo pugnalò a morte. Quando è andata dai suoi genitori per chiedere aiuto, loro l'hanno consegnata alla polizia.

Il ricercatore sudanese di Amnesty International, Ahmed Elzobier, ha spiegato che è stata la prima volta che un caso di questa natura abbia attirato tanta attenzione. «In Sudan, lo stupro coniugale avviene spesso ma la gente non ne parla», ha spiegato.

È partita una petizione su change.org con l' hashtag #justiceforNoura

Ci sono 15 giorni prima della condanna a morte, e l' intero web e diversi politici (anche italiani) si sono mobilitati per fermare questa esecuzione.

dal profilo Twitter


I sostenitori di Noura hanno riempito l'aula a Omdurman, in Sudan, riempiendo l'atrio esterno mentre il giudice annunciava la pena di morte. La famiglia del marito della 19enne ha rifiutato l'opzione di perdonarla e anche il risarcimento economico, chiedendo che venga giustiziata.


La felicità è nelle tue mani - Il nuovo libro di Lapenna Daniele

LA FELICITÀ È NELLE TUE MANI


Sinossi:
Il Buddhismo non è una religione, il Buddha non era un Dio, non obbligava a credere in una divinità o a seguire i suoi insegnamenti, ma insegnava solo come eliminare la sofferenza.
Ogni giorno ci capita di mettere in pratica il Buddhismo senza saperlo, e questo, per il Buddha, significava seguire i suoi consigli. 
Questo libro non ha lo scopo di spiegare al lettore quanto era straordinario il Buddha, ma quanto straordinari siete voi.
Prendendo come riferimento il Canone Pali, la grande mole di scritti sulla vita di Siddhartha, si approfondirà il vero insegnamento del Buddhismo, scoprendo che non si tratta di una religione, ma di una specie di filosofia che ci invita a comprendere la nostra vita da soli, senza perdere tempo a imparare a memoria certe pratiche, o a purificarci bagnandoci in acque sacre, ma aprendo gli occhi e la mente di fronte alle nostre emozioni quotidiane, affrontandole e raggiungendo la vera felicità.

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giovedì 10 maggio 2018

Clan Casamonica e Spada come Cosa Nostra? Macché mafia, è solo violenza-spettacolo.I veri mafiosi sono altri

di Lapenna Daniele


Che sia solo una polemica o un modo per ottenere tante visualizzazioni, non cambia la sostanza dell' articolo: i clan Casamonica e Spada non sono come Cosa Nostra.

Dal sito Tiscali.it, ecco l' articolo dell' editorialista Guido Ruotolo che commenta la motivazione dell' arresto di quattro esponenti del clan Casamonica dopo l' aggressione a un disabile e al titolare di un bar nel quartiere Romanina, frazione di Roma.
Sottolinea che il loro atteggiamento è solo « violenza spettacolo » e non « atteggiamento mafioso ».

ROMA NON È CORLEONE
Il Gip di Roma ha convalidato l' arresto con l' accusa del « metodo mafioso atto a riaffermare il loro dominio sul territorio ». Il giornalista di Tiscali spiega che è stata un' aggressione senza dubbio violenta nei confronti della disabile, ma sul fatto che i Casamonica siano paragonabili ai mafiosi di Cosa Nostra e ai loro atroci delitti degli anni 80 e 90, commenta « Non ci credo. Mi dispiace ».

Prosegue « Che la Procura di Roma decida di contestare l’aggravante del metodo mafioso è una decisione culturalmente importante Ostia, poi, nell’immaginario collettivo, è peggio di Corleone o di Locri. Roberto Spada con quella testata assestata al giornalista Rai è diventato un macellaio al pari di Giovanni Brusca che le sue vittime le scioglieva nell’acido » 

Dunque, una testata, gli atti di estorsione, il traffico di stupefacenti, le minacce, non sono atteggiamenti mafiosi. No. E come hanno potuto, i Casamonica, costruirsi una villa del genere? Beh, potrebbero aver ereditato grosse somme dai nonni, ed esser, contemporaneamente, grandi risparmiatori. Eppure, secondo la Direzione Investigativa Antimafia, il patrimonio dei Casamonica è stimato in 90 milioni di euro.

I MAFIOSI UCCIDONO, NON DANNO TESTATE
L' assassinio del magistrato Antonino Saetta,
avvenuto il 25 settembre 1988
ad opera della mafia palermitana
« Però » prosegue Guido Ruotolo « io credo che la mafia non reagirebbe alla presenza di una troupe televisiva dando una testata al giornalista (sembra che si sia scatenata una competizione tra giornalisti a chi viene aggredito). È come se alla informazione spettacolo, il malavitoso rispondesse con la violenza-spettacolo. Francese, De Mauro, Fava, Siani, Spampinato, Rostagno, Impastato, Cristina, furono tutti ammazzati perché con il loro lavoro, le loro inchieste giornalistiche avevano dato fastidio ai poteri criminali ».

L' ultima frase, se penso di aver compreso bene il significato, è molto disgustosa. Significa, forse, che, se un giornalista, a seguito di pesanti minacce di morte, non venisse ucciso, è perché i soggetti minacciatori non sono dei mafiosi ma solo delle "teste calde" che non ammazzerebbero neanche un agnellino?
I mafiosi di Cosa Nostra o i Camorristi - allo scrivere dell' editorialista - sono veri mafiosi perché uccidevano con decine di colpi di pistola, con gli esplosivi, o sciogliendo nell' acido le vittime, ancora vive.

Federica Angeli nel "feudo" Casamonica: "L'arroganza delle ville, la prepotenza dei pedaggi"



Ville lunghe un intero isolato, muretti che invadono il marciapiede, pedaggio a chi si avventura nei vicoli della Romanina: la giornalista di Repubblica Federica Angeli, sotto scorta dal 2013 a causa di minacce subite dopo le sue inchieste contro i clan mafiosi nel laziale, racconta le vie e i luoghi del "regno" dei Casamonica, potente famiglia di Roma Est che secondo i magistrati avrebbe accumulato 90 milioni di euro grazie alle attività criminali. 
Ora il clan si ritrova nuovamente al centro dei riflettori a causa dell'aggressione al titolare e a una cliente disabile del Roxy Bar avvenuta nel giorno di Pasqua.

Servizio di Federica Angeli e Francesco Giovannetti

sabato 5 maggio 2018

Vuole farsi un selfie vicino ad un orso: viene ucciso. VIDEO


Voleva farsi un selfie con un orso ferito, ma è stato sbranato dall'animale sotto gli occhi atterriti di alcuni passanti che hanno ripreso la sua tragica morte con i telefoni cellulari. E proprio uno di questi video è stato pubblicato dal quotidiano britannico Independent, che riporta la notizia.

È successo in India, nel distretto di Nabarangpur dello Stato di Orissa (Est): l'uomo, Prabhu Bhatara, stava tornando da una festa di nozze a bordo di un suv con alcuni amici quando si è fermato per fare pipì e ha visto l'orso sul ciglio della strada.

È in quel punto che ha deciso di approfittarne per farsi un selfie: i suoi amici lo hanno sconsigliato di avvicinarsi all'animale, sia pur ferito, ma lui non ha voluto sentire ragioni ed è stato attaccato non appena si è messo in posa accanto all'orso. Il video pubblicato online dal giornale dura pochi secondi e non mostra le fasi finali della lotta tra Bhatara e l'imponente animale, che ha continuato il suo attacco nonostante sia stato morso da un cane randagio arrivato in aiuto dell'uomo.

Questi, ha detto un ranger locale, Dhanurjaya Mohapatra, «è morto sul posto»: «L'orso è in cura per le ferite che aveva», ha aggiunto. L'India, scrive il giornale, ha registrato il più alto numero di morti al mondo legate ai selfie tra il marzo 2014 e il settembre 2016, con 76 decessi su un totale di 127.



msn.com

Il "Casu Marzu" sardo è uno dei cibi più pericolosi al mondo


di Lapenna Daniele


Anche se molti non lo sanno, esiste una lista con i cibi più pericolosi al mondo. Si tratta di cibi che possono causare la morte o gravi problemi di salute.
Troviamo ad esempio l' ackee, un frutto che assomiglia a un peperone e cresce in alcune isole dei caraibi, i cui semi sono altamente tossici, oppure il fugu, ovvero il pesce palla giapponese che contiene alte dosi di tetradotossina, ma troviamo anche un alimento italiano: il casu marzu. o casu frazigu (formaggio fradicio).

Si tratta di formaggio pecorino colonizzato dalle larve della mosca casearia (Piophila casei): il formaggio viene lasciato a disposizione delle mosche le quali depongono le loro uova permettendo, così, la nascita di quei vermi (vivi) tipici del formaggio.

Anche se è conosciuto come prodotto tipico della Sardegna, è prodotto e tramandato anche dagli abitanti delle altre regioni italiane (oltre che esser un prodotto conosciuto e prodotto anche in Corsica) come Abruzzo (marcetto), Basilicata (casu cu i vierm), Liguria (gorgonzola co i grilli, ovvero i vermi), Friuli (salterello), Emilia Romagna (urmai nis), Puglia (frmag punt), Calabria (casu du quagghiu), Molise (caciè punt),  Piemonte (bross ch'a marcia) e Veneto (formaio coi bai).

Il casu marzu sardo, però, è inserito nell' elenco dei cibi più pericolosi al mondo. Sul sito dei Guinness World Records, troviamo la descrizione:
« Il formaggio più pericoloso per la salute umana è il Casu Marzu (o "formaggio marcio"), un formaggio di latte di pecora prodotto illegalmente considerato una prelibatezza in Sardegna, Italia. È essenzialmente un formaggio pecorino lasciato a marcire, dove le mosche possono deporre uova con conseguente migliaia di vermi (larve di mosche) che lo infestano. Gli enzimi prodotti da questi larve favoriscono il processo di fermentazione del formaggio, che a sua volta aggiunge al gusto desiderato di esso. I pericoli possono verificarsi quando i vermi, una volta consumati, possono sopravvivere all'acido dello stomaco per passare attraverso le pareti dell'intestino, causando vomito, dolore addominale e diarrea sanguinolenta »