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giovedì 12 dicembre 2013

La protesta dei forconi? Organizzata da imprenditori e sostenuta da Grillo e Berlusconi

proteste dei forconi ad Andria ( Bari )

Le parole del sindaco di Bari Emiliano ( qui il video completo, sotto, parte del discorso) intervistato sulle manifestazioni che stanno imperversando dal 9 di dicembre.

«Abbiamo due importanti leader politici come Silvio Berlusconi e Beppe Grillo che per vie diverse sostanzialmente ispirano questa protesta chiedendo l'uno ai carabinieri di disobbedire ai loro comandanti e l'altro dicendo che "se mi arrestano faremo la rivoluzione"».
«La criminalità organizzata è presente, anche mie vecchie conoscenze ad Andria e Barletta. Hanno colpito anche alcune aziende come il pastificio Mastromauro ed Exprivia e la grande distribuzione. Ci saranno alcune persone in buona fede. Casa Pound e Forza Nuova sono qui sotto a protestare e sono unite nel sottolineare ciò che è evidente: i nostri governi vivono in una specie bolla romana, non vedendo cosa succede a chi viene sfrattato o non riesce più a pagare l’affitto del negozio. Servirebbero anche provvedimenti temporanei per lenire questi problemi con provvedimenti di legge». «Se c'è una sofferenza il governo se ne deve fare carico, non può lasciare la gestione di questa roba a un pregiudicato, Berlusconi, o a una persona che vuole andare subito alle elezioni, Beppe Grillo, per in qualche modo ottenere un risultato politico».

E un articolo in merito alle proteste nella provincia Barletta- Andria-Trani da leggere attentamente.

Protesta e blocco autotrasporti E' allarme nella Bat
«Possiamo fermare l’Italia»
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
gazzettadelmezzogiorno.it

BISCEGLIE - In strada non ci sono camion. E di attrezzi agricoli, in questi tre giorni, non ne ha visti nessuno. Solo capannelli a ogni angolo, dove è facile trovare il capetto che racconta come e perché a qualche centinaio di persone sia stato consentito di sospendere la democrazia, imporre la serrata ai negozi, far chiudere le scuole. In tutta la Bat, ieri, la calma era soltanto apparente: è qui l’epicentro della protesta pugliese, è da qui che conviene partire. A Bisceglie, piazza centrale, non c’è un bar aperto a pregarlo. Al presidio casuale sotto l’insegna del circolo Idv «Peppino Impastato» un biondino sui 25 anni spiega a un negoziante della zona perché è opportuno che stia chiuso: «Vedi - gli fa - io l’attività l’ho lasciata da lunedì, sto protestando pure per te, mica è giusto che tu ti prendi pure i clienti miei. Quindi, capisci?, dobbiamo stare tutti dalla stessa parte, perché io sto qui a parlare con te, ma magari c’è qualcuno che non perde tempo a parlare».

Vedi i 14 personaggi che carabinieri e polizia hanno identificato a Barletta per le intimidazioni fatte martedì ai commercianti: in attesa che le vittime decidano a denunciare (finora non lo ha fatto nessuno), è saltato fuori che tra loro ci sono molti pregiudicati, compresi alcuni ultras andriesi con simpatie per l’ultradestra. Profili che in ambienti investigativi definiscono «interessanti», e non è certo un complimento. Anche perché, in questa storia, la politica c’entra eccome.

A Molfetta, dove ieri è tornata la calma dopo l’assalto di martedì al Fashion District e agli ipermercati, per le strade della zona industriale sono rimaste decine di scritte «Viva Grillo». A Bisceglie ieri mattina il Pd cittadino non ha perso occasione per una brutta figura, mettendo su Facebook la notizia di un accordo per la riapertura dei negozi a partire da mezzogiorno, cosa che non è avvenuta perché la gente ha paura. In strada si è visto anche il referente locale del Pdl, coppola calata in testa, che pontificava sulla necessità di unirsi ai movimenti spontanei come ha fatto, a Bari, il gruppo locale di Casapound. Mentre invece a Bisceglie il referente locale dei 5 Stelle, Dino Coppola, era l’unico che sembrava aver mantenuto la misura: «Alcuni di questi sono venuti a chiedermi di guidare la protesta. Dico, siamo matti? Il popolo che protesta è un popolo che può fare guai, e chi se la prende la responsabilità?» .
Domanda interessante. Così come sarebbe interessante capire chi paga la protesta, chi la finanzia.

A Bisceglie hanno tenuto bloccata la stazione ferroviaria fino a mezzogiorno, quando «spontaneamente» una trentina di persone hanno scelto di andare a Barletta per unirsi a un corteo: muoversi per chilometri ha un costo. Ad Andria, dove nemmeno la polizia è riuscita a convincere i commercianti a riaprire, si è saputo che i 15 pullman con cui i forconisti andranno a Roma saranno pagati da un paio di ben noti imprenditori locali, con la legittimazione di Palazzo di Città (giunta di centrodestra) che ieri ha annullato il consiglio comunale «in segno di solidarietà e rispetto per le legittime motivazioni poste alla base delle manifestazioni di protesta».

Già, le motivazioni: tasse, disoccupazioni, politici. «Sei un giornalista? Verrà anche il tuo turno», minaccia il biondino quando provo a chiedere come si chiama. I carabinieri, appostati lì a due passi, lo conoscono bene: un bravo ragazzo, dicono, come la maggioranza di quelli che sono scesi in piazza. In maggioranza sono disoccupati e piccoli imprenditori che si dichiarano stritolati dalla crisi, e alla domanda «per chi avete votato?» quattro su cinque rispondono Grillo. Ma a Bari, da giorni, i fonogrammi del ministero invitano a vigilare sulle «infiltrazioni», che può significare gruppi eversivi come pure criminalità organizzata. Il comando generale della Finanza ha chiesto ai comandi regionali di verificare se a seguito della protesta si siano verificati aumenti di prezzi sui generi di consumo.

La procura di Trani ha incaricato le forze dell’ordine di identificare i responsabili della protesta nei vari centri, mentre gli esperti dello Sco stanno riattivando le reti informative per capire se esistono collegamenti tra i vari gruppi. «Sembra di essere tornati al ‘77», ragiona una qualificata fonte investigativa, che per l’occasione suggerisce di usare vecchi metodi: «Vai in piazza, ascolta le voci, fai caso agli accenti. E se c’è un forestiero, stai certo che qualcosa non quadra». Sulla statale 231, verso Corato, si incontrano una decina di mezzi pesanti. Presidio in apparenza pacifico, qualche targa campana, cassoni tutti vuoti. Il che, a pensarci, è una stranezza: significa che i camion sono stati portati lì apposta, non sono padroncini che stanno scioperando. «Nessun autotrasportatore si fermerebbe oggi - dice Vito Tunzi, delegato Cgil di una impresa di trasporti locali -: sotto Natale si fa il grosso del fatturato, nessuno - grande o piccolo che sia - se lo può permettere».

Ma il risultato netto è che da tre giorni in quasi tutta la Bat è impossibile fare la spesa: restano aperti solo centri scommesse e compro oro, cioè i posti dove le ragioni della protesta non entrano. La serrata è stata imposta ad ambulanti e negozi cinesi, ma non - ad esempio - ai benzinai. «Un preoccupante protagonismo fascista», lo definisce l’associazione «Baripartecipa» che oggi ha organizzato una contromanifestazione. Ed i sindaci Michele Abbaticchio (Bitonto), Tommaso De Palma (Giovinazzo) e Paola Natalicchio (Molfetta) hanno lanciato un appello ai manifestanti affinché consentano la riapertura dei negozi. «Abbiamo dimostrato - dice da Bari, a sera, Giuseppe Caponio, allevatore, considerato uno dei leader della protesta pugliese - che l’Italia, se vuole, è capace di fermarsi e farsi sentire. Questa classe dirigente se ne deve andare, non c’è alternativa».

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