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mercoledì 13 aprile 2016

10 buoni motivi per non sposarsi

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di Lapenna Daniele

#matrimonio #economia #tasse #isee #dichiarazioneredditi #acli #esenzioni #agevolazionifiscali #sanità #bambini #famiglia #irpef #ticket #assegnosociale



Un altro articolo nel quale sono sciaguratamente incappato riguarda il matrimonio.
L'articolo è del 2013 (ma sempre attuale). In vista della 47esima Settimana Sociale dei Cattolici avvenuta in quell'anno, la ACLI (Associazione Cattolica Lavoratori Italiani) di Brescia redasse un documento intitolato provocatoriamente “10 buoni motivi per non sposarsi in Italia oggi”. Poffarbacco!
Il testo affrontò la spinosa questione degli aiuti economici (intesi non solo come aiuti in denaro alle famiglie, ma anche come agevolazioni fiscali) disuguali fra le coppie sposate e quelle conviventi.

DISCRIMINAZIONE DELLE COPPIE SPOSATE
Nel testo scritto dall'associazione leggiamo
« lo Stato discrimina e penalizza chi decide di mettere su famiglia rispetto a chi non lo fa o a chi lo fa in forma non ufficiale » tanto che « in Italia, fare famiglia sembra una pratica finanziariamente estrema, una sfida alla logica economica ».
Qui c'è la parte forte:
« Nel nostro Paese il mancato riconoscimento fiscale delle famiglie di fatto, paradossalmente, è discriminante nei confronti delle famiglie riconosciute. Questa discriminazione andrebbe superata parificando, almeno ai fini fiscali le famiglie non sposate a quelle sposate. In conclusione bisogna far sì che le persone non siano costrette, per avere una convenienza o un risparmio, a separarsi o a non formare famiglia, perché, paradossalmente, queste pratiche risultano più vantaggiose».

COSA C'E' DI VERO?
La parte finale in effetti non è una cavolata. Negli ultimi anni molte coppie (specie quelle over 50) hanno perseguito la via della "finta separazione" in modo da avere due redditi economici diversi e quindi poter usufruire di certe agevolazioni fiscali.
Se si è sposati, si ha un unico nucleo fiscale e quindi i redditi dei coniugi si sommano. Quindi ad esempio due coniugi dove ognuno percepisce un reddito annuo di circa 8mila euro si vedrà respingere la richiesta di usufruire dell'esenzione del ticket (da sottolineare che i requisiti variano da regione a regione e da città in città) dacché si ha un reddito complessivo del nucleo famigliare di 16.000 euro che, agli occhi dello Stato, risulta esser sostanzioso.
C'è da dire che spesso i requisiti per ottenere certe agevolazioni non tengono conto di uscite come affitti o mutui, e quindi ci si ritrova in difficoltà.



PICCOLA PARENTESI SULL' ISEE 2016
Se prendiamo i dettagli da dichiarare nel nuovo Isee 2016 (Indice Situazione Economica Equivalente), scopriamo che si dovranno includere assegni dei buoni pasto, aiuti economici da parte dei comuni, pensione di invalidità, proprietà immobiliari e mobiliari, e, proprio dal 2016, anche le carte prepagate come la Poste Pay. Infatti da quest'anno verranno intese come veri e propri conti correnti e, facendo l'Isee, si dovrà indicare la giacenza dell'ultimo mese. Inoltre saranno conteggiati anche i trasferimenti di denaro tra famigliari: se un vostro genitore vi invia denaro su una carta prepagata, questo denaro verrà conteggiato nell'Isee.
Sono tutte considerate entrate economiche, e andranno segnalate. Queste faranno ovviamente aumentare l'indice Isee. Più sarà alto, meno si sarà poveri.
L'Isee è utile quando ad esempio si deve far domanda al proprio comune per un'agevolazione sulla Tarsu (servizio relativo allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) e quindi se si avrà un Isee alto, non si usufruirà di sconti economici.

10 BUONI MOTIVI PER NON SPOSARSI IN ITALIA OGGI
Ora analizziamo i 10 punti e cerchiamo di capire se sono tutte verità, oppure ci sono mescolate informazioni non veritiere. In blu evidenzierò il punto riportato nel documento dalla Acli, e subito dopo metterò il mio commento evidenziando se sia vero o falso.
A fine e nell'articolo, come sempre, ci sono fior di link da dove potrete anche voi attingere informazioni sugli argomenti affrontati.


1 - INDICATORE  ISEE: 
due coniugi fanno sempre parte dello stesso nucleo anche se non vivono insieme. Al contrario, in caso di due genitori non sposati e non conviventi, uno dei due genitori non rientra nel nucleo familiare e di conseguenza il suo reddito e il suo patrimonio non rientra nel calcolo Isee, che sarà più basso.
VERO
Con il nuovo Isee 2016 se due persone non sono sposate (e non figurano neanche nell'elenco delle unioni civili) ma sono nello stesso nucleo famigliare, dovranno risultare nello stesso nucleo fiscale. Dunque i redditi di entrambi, pur se non sposati, si sommeranno. Se invece risultano due nuclei famigliari diversi (si possono avere più nuclei famigliari per residenza), anche quello fiscale sarà diverso.
Dunque due persone non sposate potranno ad esempio avere residenze o nuclei famigliari diversi, ma vivere sotto lo stesso tetto, e quindi avere entrambi due Isee separati con i quali usufruire di agevolazioni fiscali.
Chi è sposato, invece, anche se vivesse dall'altra parte d'Italia, sinché non interromperà il vincolo del matrimonio, farà parte sempre di quel nucleo fiscale che sarà dunque il risultato della somma dei redditi dei due coniugi.


2 - DETRAZIONI IRPEF PER FIGLI A CARICO:  
la detrazione è proporzionale al reddito: nel caso di coppie sposate l’agenzia delle Entrate può incrociare i dati e i nomi per verificare se i genitori stiano beneficiando delle detrazioni in modo corretto, cosa impossibile nel caso di coppie non sposate
VERO e FALSO
Leggiamo come viene distribuita la detrazione fiscale per tipologia di famiglia:
  • Genitori Coniugati:
    - 50% tra i genitori  oppure
    - 100% al genitore con reddito complessivo più alto
  • Genitori Separati:
    - 100% al genitore affidatario  oppure
    - al 50% tra i genitori in caso di affidamento congiunto o condiviso oppure
    - 100% al genitore con reddito complessivo più alto oppure
    - in caso di incapienza di uno dei genitori 100% al genitore che risulta capiente, indipendentemente dal reddito
  • Genitori Non Sposati:
    in presenza di un provvedimento per l’affidamento dei figli è applicabile quanto previsto per i genitori separati.
    In assenza di un provvedimento per l’affidamento dei figli è applicabile quanto previsto per i genitori coniugati.
Per quanto riguarda i controlli da parte dell'Agenzia delle Entrate, le coppie sposate figurano in un elenco, mentre quelle non sposate no, ma i controlli, se fatti con un giusto criterio, possono rilevare in che modo è stato stabilito l'affidamento. Tutto però dipende - come riportato sopra - dalla presenza di un provvedimento di affidamento dei figli: il cavillo sta nel fatto di mostrare di esser soli e di aver avuto l'affidamento del figlio a proprio carico e quindi usufruire del 100% della detrazione risultando come genitori separati.

3 - ASSEGNI AL NUCLEO FAMIGLIARE: 
sono calcolati in base al reddito familiare. Il nucleo di riferimento è composto dal richiedente, dal coniuge non effettivamente e legalmente separato, dai figli. Il reddito deve essere formato per almeno il 70% da lavoro dipendente. In caso di due genitori non sposati e conviventi risulta più conveniente costituire un nucleo familiare composto dal genitore con reddito da lavoro dipendente più basso e dai suoi figli così da poter beneficiare di un assegno di importo superiore. Il reddito dell’altro genitore non rientra nel reddito familiare
VERO e FALSO
Stesso discorso di prima. Se il figlio è riconosciuto e c'è l'affidamento congiunto, costituire un nucleo famigliare separato può essere rischioso e i controlli non è che siano difficili da fare.
Se si provvede invece a spostare la residenza, i controlli divengono più difficili, perché di fronte alla legge, non avere vincoli di un qualche tipo (matrimonio, unione civile o parentela figlio-genitore) significa avere due estranei. Pur sotto lo stesso tetto (sempre a meno che non siano nello stesso nucleo famigliare).


4 - ESENZIONE TICKET SANITARIO: 
Per le varie esenzioni rispetto ai ticket sanitari inerenti ai figli, si tiene conto del reddito di entrambi i genitori. Quindi, se questi non risultano sposati, viene considerato il reddito di un solo genitore
VERO
Per l'esenzione del ticket, come accennato a inizio articolo, ci possono essere regolamenti diversi per regione, come possiamo verificare direttamente dal sito del Ministero della Salute, salute.gov.it.
In diverse regioni, una coppia convivente non sposata, residente nella stessa abitazione, facente parte dello stesso nucleo famigliare, vede due nuclei fiscali indipendenti che quindi non verranno sommati ai fini dell'esenzione sanitaria.
Possiamo ad esempio rilevare che si usufruirà dell'esenzione ticket:
- nel caso di una persona singola, se questa abbia un reddito annuale lordo inferiore agli 8.263,31 euro
- nel caso di coppia sposata (coniuge a carico fiscalmente), un reddito inferiore agli 11.362,05 euro
Due single, dunque, potranno avere un reddito complessivo annuo di 8.263 euro ciascuno ed usufruire ognuno dell'esenzione, mentre una coppia sposata, per usufruire dell'agevolazione, dovrà vedere al massimo un reddito annuo di 5.681 euro ciascuno.

5 - ASILI NIDO:  
gli enti locali assegnano un punteggio maggiore per i figli di genitori soli: così non poche coppie, dopo la nascita del pargolo, decidono di separarsi per finta. Su questa scelta incide anche la possibilità di usufruire del nido a prezzi agevolati, perché la retta si calcola sull'Isee. 
FALSO
Qui c'è la prima generalizzazione. Ogni Comune stabilisce i punteggi a modo suo inserendo anche altri parametri. Spesso la differenza fra coppie spostate con figli e genitore solo (seppur solamente agli occhi del fisco) può esser colmata grazie ad altri parametri che ne aumentano il punteggio.
Prendiamo questo bando del comune di Occhiobello, in provincia di Rovigo: il punteggio è stabilito in
- 11 punti per il genitore solo e occupato
- 10 punti per genitori conviventi e occupati
- 10 punti per genitore occupato e altro genitore con diversa residenza (comunque incidente sull’ISEE).
E inoltre vi è anche un punteggio in base alla distanza fra luogo dell'abitazione del genitore e il suo posto di lavoro.
Questo invece un altro bando: è del comune di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. E potete verificare voi stessi la differenza della quantità e modalità di attribuzione del punteggio.

6 - CASE POPOLARI: 
in molti casi, i bandi favoriscono uomini e donne sole con figli a carico. Anche in questo caso, la domanda è presentata dalla donna, che autocertifica di essere rimasta sola con figlio a carico. Il marito sposta la residenza altrove, anche se non cambia affatto casa, e il gioco è fatto
FALSO
Qui si sono salvati per un pelo, grazie alla parolina "molti", visto che non in tutti i casi si favoriscono genitori soli con figli a carico. Comunque, non è del tutto corretto ciò che riportano.
C'è una varietà di requisiti che servono a far aumentare il punteggio e quindi scalare la graduatoria e spesso, le coppie sposate non subiscono un "oltraggio", finendo in fondo alla graduatoria, anzi, chi ha dei minori passa avanti a chi non li ha.
Vediamo ad esempio i requisiti del Comune di Roma:
  1. Grave disagio abitativo
    a) Senza fissa dimora                                                 18 punti
    b) Assistenza dei Servizi sociali                                  17 punti
  2. Disabili nel nucleo familiare                                        16 punti
  3. Over 65                                                                    14 punti
  4. 3 o più figli a carico                                                   14 punti
  5. Giovani coppie e famiglie monogenitoriali
    a) Un solo genitore con almeno un figlio a carico        13 punti
    b) Giovani coppie                                                      13 punti
  6. Sovraffollamento                                                         8 punti
  7. Più nuclei familiari all’interno dello stesso alloggio         7 punti
  8. Sfratti
    a) Per motivi di pubblica utilità                                     15 punti
    b) Sfratto esecutivo                                                     10 punti
    c) Obbligo di abbandono dell’alloggio per separazione 10 punti
In caso di parità di punteggi, la priorità viene fissata in base ai seguenti parametri (sono riportati in ordine di importanza):

1. Reddito più basso
2. Numero dei componenti affetti da disabilità
3. Percentuale di invalidità
4. Maggior numero di minori a carico
5. Maggior numero di componenti del nucleo familiare
6. Maggior numero di anziani
7. Anzianità di residenza a Roma.

Come vedete, in caso di punteggio uguale fra due nuclei famigliari, almeno per il Comune di Roma, passa avanti chi ha il reddito più basso rispetto a chi ha minori a carico. Quindi, almeno qui, non c'è penalizzazione delle coppie sposate.
Qui invece c'è un altro esempio: il bando dell'affidamento della casa popolare per il comune di Prato.
Vi consiglio di andare al link, alla sezione "Allegati e Documenti" e cliccare sul primo documento.
Tra i requisiti di accesso indispensabili per ogni nucleo famigliare c'è anche un limite di reddito, (stabilito dalla regione Toscana) da non superare: 16.000 euro. Quindi un'ulteriore dimostrazione che ogni comune (e regione) decide i requisiti in maniera totalmente indipendente.


7 - SOSTEGNO ALL'AFFITTO: 
è una prestazione garantita nel caso l’affitto richiesto sia superiore al 30% del reddito del nucleo familiare. Anche in questo caso, meglio denunciare uno stipendio anziché due
COSA CAZ..
Che significa "meglio denunciare uno stipendio anziché due"?! La base di riferimento è sempre il nucleo famigliare e nucleo fiscale, e come sempre, siccome il fondo per il sostegno al pagamento di un affitto è stabilito da ogni comune, non si può generalizzare.
Di solito, comunque, si controlla l'Isee (sempre lui): quindi, ripetendo, se si è nello stesso nucleo famigliare, seppur non sposati, si entra nello stesso Isee e si sommano i redditi dei due conviventi.

8 - ASSEGNO SOCIALE:  
è una prestazione di sostegno ai coniugi con oltre 65 anni. Lo stato di bisogno economico si valuta sul reddito coniugale se il richiedente è sposato. Se non lo è (o è separato), vale solo il reddito personale
VERO
Evvai! Di nuovo una verità!
L'assegno sociale è una prestazione assistenziale, ovvero viene versata al soggetto che possieda un reddito basso, inferiore ad un certo importo, e che abbia, per quanto riguarda il 2016, almeno 65 anni e 7 mesi. Nel 2018 saranno necessari almeno 66 anni e 7 mesi, mentre dal 2019, 67 anni.

Negli ultimi anni, molti contribuenti si sono visti arrivare delle lettere dall' INPS riportanti la dicitura: indebito pensionistico. Si tratta di un ricalcolo dell'assegno ricevuto negli anni precedenti che rileva l'importo indebitamente corrisposto.
C'è un limite di reddito da rispettare: nel caso di una coppia sposata, colui o colei che percepisce l'assegno sociale vede aggiungere al suo reddito (che dal 2016 sarà nell'Isee ma che ad esempio non è soggetto a pignoramento in caso di debiti col fisco) quello del coniuge e quindi, se questo reddito da lavoro annuo supera un tot, l'assegno sociale viene diminuito o persino non corrisposto.
In una coppia non sposata oppure separata, ognuno ha il suo reddito, e quindi uno dei due può percepire l'assegno sociale nell'importo pieno, mentre l'altro può lavorare e percepire un reddito di un qualsiasi importo, perché farà reddito a sè e non vedrà il coniuge vedersi decurtare o non corrispondere il proprio assegno sociale.
L'indebito pensionistico verifica proprio il reddito del coniuge legalmente sposato e, nel caso sia superiore ad una certa soglia, provvedere a calcolare la somma che l'altro doveva percepire e la sottrae dall'assegno sociale dell'anno successivo.

9 - INTEGRAZIONE AL TRATTAMENTO MINIMO E MAGGIORAZIONI SOCIALI:
anche qui, in caso di coniugi separati o di coppie non sposate l’integrazione al reddito si valuta solo sulla base del reddito personale e non di quello coniugale come nel caso delle coppie sposate
MA VA?
Ovviamente, ancora una volta, si sommano i redditi dei coniugi.
L' integrazione al reddito, ovvero l'aumento della pensione minima, è stabilita in base a dei requisiti reddituali che il soggetto deve rispettare per sè e, nel caso di coppia sposata, i due coniugi debbono rispettare assieme.
A questo link ci sono dei dettagli in merito con delle tabelle.

10 - PENSIONE DI REVERSIBILITA': 
per due vedovi entrambi titolari di pensione di reversibilità che vogliono avere una vita insieme, è più conveniente scegliere la convivenza che non il matrimonio. In questo modo si assicurano una doppia prestazione che altrimenti verrebbe meno
VERO
La pensione di reversibilità (leggi un mio articolo in merito) non è una prestazione assistenziale come l'assegno sociale (che è basato sul reddito annuo percepito) ma è una prestazione contributiva: è in pratica la pensione dei contributi del famigliare deceduto che si percepisce solo per il fatto di esserne la vedova (sposata nel momento del decesso del coniuge) oppure figlio, e non subisce decurtazione in caso di presenza di un reddito.
Si può avere un reddito da lavoro di 30mila euro annui e contemporamente percepire la pensione del marito defunto.Chi è vedovo/a, e trova un altro compagno, spesso evita di sposarsi se percepisce questa pensione, perché un nuovo matrimonio spezzerebbe il legame con il marito defunto e quindi toglierebbe il diritto di percepire la sua pensione.

CONCLUSIONE
Dunque, la mia domanda è: a che serve sposarsi? O meglio, conviene sposarsi?
Col matrimonio, per quanto riguarda la parte fiscale, si perde. E tanto. E qui abbiamo parlato solo dei casi in cui si debba usufruire di agevolazioni in caso di situazioni economiche disagiate.

Una domanda per voi: quali sono i vantaggi che si acquisiscono nello sposarsi?


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