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ilVentunesimoSecolo CHIUDE (ma resterà consultabile)

 

Cari lettori,


lo so che il 95% di voi non leggerà tutto il post e, forse, sarà arrivato alla parola "leggerà" e avrà già chiuso la pagina, mentre al restante 5% probabilmente non fregherà una sega, ma lo scrivo ugualmente:

IL BLOG CHIUDE


Non conteggiando i periodi prolungati (in questi ultimi anni) nei quali non ho pubblicato nulla (per diverse settimane), è già successo di mettere in pausa il blog altre volte: il 13 luglio 2017, l'8 luglio 2019 e 24 luglio 2020.
 
Come ho già spiegato nella sezione "Quando e come nasce il blog", questo spazio su Blogger lo aprii nel 2008, approdando qui dopo aver gestito un altro blog aperto nel 2005 dove, per la prima volta, iniziai a pubblicare notizie che, a quei tempi, la TV e i quotidiani italiani, non davano il risalto che meritavano. Fu una bella occasione per imparare cose che non conoscevo e conoscere persone interessanti.

Con Analytics ho potuto analizzare in dettaglio il comportamento degli utenti e, dopo aver provato anche AdSense (su richiesta di una persona la quale mi ha fornito informazioni corrette) per circa un anno, confermo che abbandonerò il blog a tempo indefinito lasciando consultabili tutti gli articoli pubblicati in questi 13 anni.
Contemporaneamente ho anche chiuso la Pagina Facebook del blog.

Molto probabilmente, sarà una chiusura definitiva.
 
LE MOTIVAZIONI
Una di queste, quella che da molti anni mi ha fatto disgustare il blog e i social, in special modo Facebook (l'unico social utilizzato oltre a GooglePlus), è la robotizzazione delle persone.
Ritengo sprecato dotare di un cervello pensante un essere umano che obbedisce agli stimoli di una tecnologia senza utilizzare il dono che la Natura, Dio, il caso (scegliete voi) ha donato all'unico essere vivente dotato di ragione, di empatia e compassione. Le persone sembrano dei robot che rispondono agli stimoli che uno strumento tecnologico induce loro e, pensando che queste tecnologie sono implementate da esseri umani e che, all'interno, sono "dirette" da altri essi umani, si può facilmente capire in che grave situazione ci ritroviamo.

Dal 2008 a oggi ho superato i 3 milioni di accessi (arrivando a decine di migliaia al mese) da Google ma, quando il vettore principale è stato Facebook - per via del fatto che chiunque abbia uno smartphone pare sia d'obbligo avere l'app Facebook (mai usata) - ecco l'aborrimento davanti al quale mi sono trovato: un post che sul social aveva 50mila visualizzazioni, 8mila click, 800 condivisioni e solo meno di 100 avevano letto interamente l'articolo (statistica rilevabile con Analytics), con zero commenti al blog e sulla pagina. Io li chiamo i "condivisori compulsivi", ovvero coloro che condividono tutto senza aver letto nulla del post in oggetto.
Cosa me ne faccio di 8mila click se lo scopo del mio scrivere (informare) non è raggiunto?
I libri che ho pubblicato resteranno per anni lì, anche dopo la mia dipartita, e quindi, almeno loro, un senso della loro pubblicazione ce l'hanno.

Anche le discussioni (che ormai avvengono solo sui social perché i forum sono quasi tutti defunti) non sono costruttive perché non c'è dialogo, ognuno vuole solo inseguire le solite due strade: imporre la sua idea e giudicare ciò che non conosce. Più che scrivere un proprio (pre)giudizio, è proprio un vomitare il proprio pensiero. Si apre la bocca, si vomita l'odio e si attende l'altro vomito per rivomitare addosso all'altro.
Ma anche su questo blog è successo di ricevere (pre)giudizi gratuiti. Io non mi sono mai arrabbiato, anzi, mi sono sempre divertito a leggere e a rispondere a questi commenti dove mi giudicavano senza conoscermi e, cosa grave, senza aver letto l'articolo! Bastava il titolo e l'incipt del post a scatenare la loro ira.

I social, ormai, sono divenuti il covo dei quotidiani, nazionali e regionali, dipendenti e indipendenti, e le persone sembrano drogate perché non riescono a non gettarsi a commentare (quasi sempre a sproposito) ogni singola stupida e inutile notizia. Il sensazionalismo è ciò che ha preso piede e le persone sono divenute feticiste del sadismo che del (pre)giudizio (con le dovute, piccole, eccezioni). 

Sui social, le persone, di qualsiasi età, sesso, nazionalità, religione e soprattutto cultura (in barba alla regola "l'ignorante mentale è sempre il meno colto"), si sfidano a chi sa più dell'altro, sia su qualche argomento che sulla vita del protagonista della notizia in oggetto, sino all'insultarsi per qualsiasi cosa e  giudicare qualcun altro senza prima chiedere se "sia così" o "colà".
In genere, una persona civile chiederebbe, chessò  « Come la pensi su questo? » oppure « Segui qualche partito politico? Quale? » oppure « Secondo te, è giusta questa cosa? » o le frasi che difficilmente si leggono (e si ascoltano nella vita di tutti i giorni), ovvero
  1. « Scusa, non ho capito: puoi spiegarmi meglio? »
  2. « Forse mi sono espresso male oppure ho sbagliato in ciò che ho scritto »
  3. « Perdonami ma non sono informato. Puoi spiegarmi? »

Quando, dal 2010 al 2014 (circa) ho trattato l'argomento Equitalia e Cartelle Esattoriali, ho ricevuto migliaia di commenti e aiutato migliaia di persone nel gestire queste richieste di pagamento. Il blog non era monetizzato (non ho mai guadagnato 1 centesimo dal 2008 nonostante le visualizzazioni), pubblicavo nel tempo libero ed ero contento perché gli articoli erano letti, i consigli hanno realmente aiutato queste persone e l'interazione con gli utenti era costruttiva. Un giorno un utente mi ha spedito una salsiccia di cinghiale fatta nella sua fattoria per ringraziarmi di averlo aiutato con Equitalia.

Ovviamente, i social sono lo specchio della realtà della società reale e quindi è incorretto sostenere che su internet le persone si comportino in un modo mentre nella realtà in un altro, però, certo, quando si è nel web, le persone si sentono protette perché nessuno può vederli, né dar loro due ceffoni per ciò che scrivono, e quindi si scrive di tutto sentendosi impuniti, un po' come accadeva con le vecchie chat IRC, anche se lì ci si divertiva realmente, e quasi mai ci si insultava. Niente foto, niente video, solo frasi. Ed eravamo tutti amici, in pubblico, o nei messaggi privati.

Contemporaneamente, però, ho smesso ciò che facevo da sempre, ovvero l'informarmi.
I giornalisti sono dei servi pagati da tanti tipi di soggetti e di qualsiasi ideologia e, se aggiungiamo il fatto che scrivono di cose che non conoscono, ecco che leggere i loro articoli equivale a prendere il proprio tempo libero, gettarlo nel cesso e tirare lo sciacquone.

BUON PROSEGUO A VOI
Se, per ben tre volte negli ultimi quattro anni ho ripreso a scrivere, è perché me lo hanno chiesto delle persone che mi seguono da anni e qualcuno che mi segue da poco.
Purtroppo sono una persona coerente, che non scende dai suoi ideali, oltre che essere Anarchico e libero da sempre.

Per questo, essendo già il mondo, anzi, il modo di pensare e agire delle persone della vita reale peggiorati negli anni, ritengo di dover smettere di scrivere se non c'è più quella voglia di curiosare e trasmettere la mia curiosità agli altri.
Ci sono abbastanza blog e pagine social che lo fanno. Proprio perché l'ho sempre fatto senza scopo di lucro, non posso scrivere quando non sento più l'esigenza per farlo.
Moltissimi articoli sono lunghi, dettagliati, redatti dopo ricerche effettuate su siti italiani e stranieri, scritti un po' al giorno, proprio per fornire informazioni più affidabili di quelle pubblicate dai giornalisti. Un impegno del genere, seppur saltuario e soprattutto non retribuito, non ha più senso se le persone smettono di informarsi ma soprattutto di leggere.
Per questo, il blog chiuderà.

Se pubblicherò qualcosa (sempre senza una cadenza fissa) sarà solo su
https://lapennadaniele.blogspot.com (ma probabilmente non più sulla relativa pagina Facebook - https://www.facebook.com/lapennadaniele) ma, probabilmente, sarà giusto quando (e se) pubblicherò nuovi libri.
Tutti i vecchi articoli e le sezioni di questo blog resteranno sempre consultabili.
Se ci saranno dei commenti, quando mi connetterò, risponderò. Stessa cosa per i video su YouTube.


Vi auguro un buon proseguo.

Ciao.

Daniele Lapenna


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