martedì 22 maggio 2018

Un altro premier non eletto dal popolo? No, si tratta di fake news

di Lapenna Daniele


Se vi chiedessi « L' Italia ha mai avuto un presidente del consiglio non eletto dal popolo? » sono sicuro che moltissimi di voi risponderanno « ! » e forse farete i nomi di Matteo Renzi oppure Mario Monti.
Il nome del premier fatto da Salvini e Di Maio è Giuseppe Conte che non è un politico e, stando ai post rabbiosi degli utenti dei social network, sarebbe l' ennesimo premier non eletto dal popolo.
Ma è veramente così? Ovviamente no, e vi spiego il perché.

I PREMIER SONO SEMPRE ELETTI DAL POPOLO
Ebbene sì, anche se ci crederete poco, ogni presidente del consiglio è stato (e verrà) eletto dal popolo, seppur indirettamente.
L' Italia è una Repubblica Parlamentare ovvero uno Stato dove il governo che guida la nazione è retto dalla maggioranza dei parlamentari eletti indirettamente dai cittadini. Si dice indirettamente perché, sino ad oggi, un cittadino sceglie il partito e non, nome per nome, i parlamentari che vorrebbe "mandare" alla Camera e al Senato: tu voti il partito e, in base alla legge elettorale vigente, al Parlamento andranno determinati candidati delle varie liste politiche.
Il partito vincente, dunque, se ottiene la maggioranza dei voti (stabilita dalla legge elettorale approvata dal Parlamento) alle elezioni, potrà proporre al Presidente della Repubblica il nome del Premier. Il popolo ha votato il partito e, se il rappresentante dello stesso proponesse un altro nome, questi sarebbe sempre frutto della scelta dei loro votanti.

Secondo l' art. 92 della Costituzione della Repubblica Italiana redatta nel 1947 e divenuta operativa il 1° gennaio 1948:
« Il Governo della Repubblica è composto
dal Presidente del Consiglio e dai Ministri,
che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica
nomina
il Presidente del Consiglio dei Ministri e,
su proposta di questo, i Ministri
»

Vediamo, di seguito, gli altri casi in cui il premier in carica rassegnò le dimissioni mentre, il Presidente della Repubblica in carica, nominò un Presidente del Consiglio senza indire nuove elezioni.

COME ACCADDE NEL 2011...

Il 12 novembre 2011, Silvio Berlusconi salì al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni: terminò, dopo 1287 giorni, il quarto Governo Berlusconi.
Il 9 novembre, l' allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nominò Mario Monti senatore a vita e, dopo, lo incaricò di formare una squadra di governo.
Il 16 novembre, Monti propose la lista di ministri a Napolitano e ottenne la fiducia al Senato il 17 novembre 2011 con 281 sì, 25 no e alla Camera il 18 novembre 2011 con 556 sì, 61 no.
La fiducia la ottenne con i voti dei parlamentari di Camera e Senato: secondo quanto prevede la Costituzione, questi parlamentari furono eletti con i voti del popolo che decretò i partiti che sarebbero entrati in Parlamento.
Dunque, Mario Monti venne "votato" e "scelto" dal popolo, seppur indirettamente.

Una domanda che possiamo porci è:
COSA SAREBBE ACCADUTO SE IL GOVERNO MONTI NON AVESSE OTTENUTO LA FIDUCIA DI ENTRAMBE LE CAMERE?


Ci viene in aiuto l' art. 94 della Costituzione, che recita:

« Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia
mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere
su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera
e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione »

Dunque, la sfiducia al governo non comporta automaticamente le sue dimissioni. Perché questo?
La Costituzione, che fu redatta nel 1947, fu creata in modo da creare una stabilità di governo.
I settantacinque membri della Commissione per la Costituzione, forse, si domandarono: cosa accadrebbe se venisse sfiduciato ogni governo proposto al Parlamento?
Se Mario Monti avesse avuto la sfiducia, il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto nominare un nuovo premier, e così via sinché non si fosse ottenuta la fiducia dal Parlamento. Certo, si sarebbero potute indire nuove elezioni, ma la decisione è sempre in mano al Presidente della Repubblica.

La stessa cosa, ovvero dimissioni del governo reggente e nomina del Presidente della Repubblica di un nuovo Premier, accadde anche in altre occasioni.
Di seguito, gli altri Presidenti del Consiglio che ricevettero, in base all' art. 92 della Costituzione, l' incarico dal Presidente della Repubblica per formare un nuovo governo:
  1. Carlo Azeglio Ciampi il 29 aprile del 1993:
    incaricato dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro,
    ottenne la fiducia
    alla Camera il 7 maggio 1993 con 309 voti favorevoli, 60 contrari e 182 astenuti
    al Senato il 12 maggio 1993 con 162 voti favorevoli, 36 contrari e 50 astenuti
    Diede le dimissioni il 13 gennaio 1994 
  2. Lamberto Dini il 17 gennaio 1995:
    incaricato dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro,
    ottenne la fiducia
    alla Camera il 25 gennaio 1995 con 302 voti favorevoli, 39 contrari e 270 astenuti
    al Senato il 1º febbraio 1995 con 191 voti favorevoli, 17 contrari e 2 astenuti.
    Diede le dimissioni il 30 dicembre 1995, ma Scalfaro non le accettò invitando Dini a presentarsi in Parlamento. Dopo il dibattito alla Camera, il premier confermò le sue dimissioni l'11 gennaio 1996.
    Fu il primo caso di governo cosiddetto "tecnico" della storia repubblicana, cioè interamente composto di personalità scelte al di fuori della politica attiva
  3. Giuliano Amato il 26 aprile 2000:
    incaricato dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi,
    ottenne la fiducia
    alla Camera il 28 aprile 2000 con 319 voti favorevoli e 298 contrari
    al Senato il 3 maggio 2000 con 179 voti favorevoli, 112 contrari e 2 astenuti.
    Diede le dimissioni il 31 maggio 2001
  4. Mario Monti il 13 novembre 2011:
    incaricato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
    ottenne la fiducia
    alla Camera il 18 novembre 2011 con 556 voti favorevoli, 61 contrari e nessun astenuto
    al Senato il 17 novembre 2011 con 281 voti favorevoli, 25 contrari e nessun astenuto
    Diede le dimissioni il 21 dicembre 2012
  5. Enrico Letta il 24 aprile 2013:
    incaricato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
    ottenne la fiducia alla Camera il 29 aprile 2013 con 453 voti favorevoli, 153 contrari e 17 astenuti e la fiducia anche al Senato con 233 sì, 59 no e 18 astenuti.
  6. Matteo Renzi il 22 Febbraio 2014:
    incaricato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
    ottenne la fiducia al Senato della Repubblica poco dopo la mezzanotte del 24 febbraio 2014 con 169 voti favorevoli e 139 contrari e la fiducia alla Camera dei deputati la sera del 25 febbraio 2014 con 378 voti favorevoli, 220 contrari e 1 astenuto.
    Presentò le dimissioni il 12 dicembre 2016
  7. Paolo Gentiloni il 12 dicembre 2016:
    incaricato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
    ottenne la fiducia
    al Senato della Repubblica con 169 voti favorevoli e 99 contrari
    e alla Camera dei deputati con 368 voti favorevoli e 105 i contrari. A queste votazioni, il Movimento 5 Stelle, Lega Nord, ALA e Scelta Civica abbandonarono l'aula al momento del voto, mentre i deputati di Fratelli d'Italia protestarono contro il Governo esponendo cartelli con la scritta "Al voto ora!".
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