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lunedì 18 aprile 2016

Natalino Balasso sul Referendum trivelle: «C'è in giro troppa gente che vuole cambiare il mondo e poca gente che vuole cambiare le proprie abitudini»

#referendum17aprile #referendumtrivelle #trivelle #petrolio #petroliere #oronero #gas #benzina

Ieri pomeriggio, poco dopo le 19:00, esattamente qualche minuto dopo che è stato comunicata  l'affluenza alle urne per il voto sul Referendum abrogativo sulle "trivelle" (per la cronaca,  il 23,48% degli aventi diritto), sul suo profilo Facebook, Natalino Balasso, ha scritto questo post molto interessante che consiglio di leggere.




Potrei dire che è un problema di inquinamento, di rischio ambientale, di cecità progettuale. Potrei dire che, come scrive il Sole 24 Ore, abbiamo basse probabilità d'incassare qualcosa da queste concessioni trivellatrici, non siamo un paese con grandi risorse e le concessioni potrebbero addirittura finire a ZERO incassi. Potrei dire che gli eventuali incassi saranno molto poco locali e molto centrali e quindi a forte rischio di dispersione di liquidi in tutti i sensi. Potrei dire che i posti di lavoro saranno una manciata e che, comunque, anche ripristinando la pena di morte o rendendo legale la tortura si creano posti di lavoro, ma ciò non significa che occorra per forza farlo.
Insomma, ci sono un sacco di ragioni per cui questa nuova vecchia idea non può essere definita geniale. E ci sono un sacco di ragioni per andare a votare e votare sì.
Ma c'è un altro fatto abbastanza chiaro.

A referendum di questo tipo ci vanno a votare sempre in meno, e le ragioni non sono tutte ascrivibili a chi invita a non votare. Inutile dire che un certo ambientalismo cialtrone, pressapochista e poco informato, ha tolto forza alle istanze di chi al territorio ci tiene veramente. Il fatto che dagli anni '70 si dica che in 20 anni il petrolio si esaurirà, non depone a favore di chi pensa che il petrolio sia da superare e mica perché si esaurirà. E poi c'è l'atavica tendenza all'insensibilità sociale delle nostre classi politiche per cui i referendum sono puntualmente aggirati da decreti e decretini con varianti millimetriche.
Il prodotto della nostra coscienza ambientalista, diciamolo pure, fa un po' ridere. Se il fotovoltaico deve significare campi seminati a pannelli solari, se il risparmio energetico dev'essere la truffa della casa di classe A o la benzina euro 10, siamo ben lontani da una vera coscienza del rispetto della terra e della gente che ci circonda.



Io insisto a dire che se un cambiamento non è culturale, non è un cambiamento. C'è in giro troppa gente che vuole cambiare il mondo e poca gente che vuole cambiare le proprie abitudini. Ma finché parcheggeremo la macchina accesa con dentro i nostri figli, finché li faremo assistere alle nostre tempeste di cemento, di tralicci e di roba elettronica che imita in tutto e per tutto la roba non elettronica con l'unica differenza che consuma più energia, finché li metteremo di fronte alla nostra infantile infatuazione per le macchine viste non come strumenti, ma come oggetti emotivi, che deriva dall'antica invidia della borghesia per gli aristocratici, non ci sarà referendum che tenga.

Non m'interessa come voterete, è l'energia di cui noi stessi pensiamo di avere bisogno che fa sì che quello della produzione di energia sia un business feroce e mortale. Ma con tutta questa energia, cosa abbiamo prodotto veramente? Quel che mi sembra è che il monte di energia che insistiamo a pensare necessaria partorisca topolini spelacchiati. Se la specie umana si estinguesse l'universo andrebbe avanti senza enormi scossoni; Io mondo non è in pericolo, la nostra intelligenza si .

1 commento:

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