lunedì 23 ottobre 2017

28 sindaci firmano a favore del testamento biologico, ma il testo di legge ancora non vede la lettura alla Camera

di Lapenna Daniele

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A inizio anno, precisamente il 6 febbraio di quest' anno, avevo scritto un articolo in merito alla proposta di legge sul testamento di fine vita.
Avevo spiegato un po' come funzionava, da dove nasceva questa richiesta, da chi, e l' iter burocratico, sottolineando che si intravedeva ancora una strada lunga per l' approvazione della legge specifica.

Eccoci alla fine di ottobre, ancora con un nulla di fatto. La novità c'è, ma è un qualcosa che ha solo l' obiettivo di dare speranza, coraggio e motivazioni importanti per l' approvazione di questa legge.

Nei giorni scorsi c'è stato l' appello dei senatori a vita (Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia) a favore della legge sul biotestamento, ed oggi è arrivato quello dei Sindaci. L’Associazione Luca Coscioni sta raccogliendo in questi giorni le firme dei primi cittadini italiani, sotto la richiesta, al Senato, del passaggio immediato del Biotestamento in aula.
Sino ad oggi hanno già aderito 28 sindaci: Virginia Raggi (Roma), Giuseppe Sala (Milano), Luigi De Magistris (Napoli), Chiara Appendino (Torino), Leoluca Orlando (Palermo), Federico Pizzarotti (Parma) e Filippo Nogarin (Livorno).

LEGGE NECESSARIA
Può accadere a tutti, in un qualsiasi momento della vita, di ritrovarsi incapace di muoversi e di esser utile a sè stessi, agli altri e all' interà comunità. Ci si sente privati della capacità di agire, avendo anche la capacità di pensare. Chi ha visto gli appelli delle tante persone affette da malattie come la SLA, può leggere nelle loro parole e nei loro occhi il desiderio di togliersi di dosso quella situazione di immobilità difficile da descrivere.
Ogni cittadino deve avere il diritto di decidere sulla propria vita. Non è questione di esser d' accordo o meno, perché la vita appartiene all' individuo, e nessun altro può e dovrebbe decidere per lui.

Nella società civile sono state necessarie delle leggi per poter difendere diritti della persona e beni materiali, ma anche la vita è un bene. Voi mi risponderete «La vita è un bene, e va difeso!» e sono d' accordo con voi. Difeso da chi te la impone o te la vieta.
La mia vita è mia.

Lo Stato ti dà la libertà, e quindi può togliertela.
Lo Stato non ti dà la vita, e quindi non può togliertela.

DETTAGLI SUL FINE VITA IN ITALIA
L' articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana dice

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività,
e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana»

Inoltre, l'Italia ha firmato (ma non ancora ratificato) nel 2001 la Convenzione sui diritti umani e la biomedicina (o convenzione di Oviedo) [Legge n.145 del 28 marzo 2001] la quale stabilisce come
«i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell'intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione». Il Codice di Deontologia Medica afferma che il medico dovrà tenere conto delle precedenti manifestazioni di volontà dallo stesso.

È importante sottolineare che, nonostante la legge n. 145 del 2001 abbia autorizzato il Presidente della Repubblica a ratificare la Convenzione, lo strumento di ratifica non è ancora stato depositato presso il Segretariato Generale del Consiglio d'Europa, non essendo stati emanati i decreti legislativi previsti dalla legge per l'adattamento dell'ordinamento italiano ai principi e alle norme della Costituzione. Per questo motivo l'Italia non fa parte della Convenzione di Oviedo e l'eutanasia non è ancora legale nel nostro Paese.

Se volete leggere dettagli in questione, vi rimando al mio articolo di Febbraio:

Come leggerete nell' articolo (e vedrete dal grafico inserito), nonostante quel che si crede, dei 44 deputati della Commissione Affari Sociali addetti alla discussione dei 288 articoli sulla Legge, solo 10 sono contrari Eppure, tutto è ancora fermo.


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