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mercoledì 7 aprile 2010

Jeff Anderson,vuole portare in tribunale il Papa. L' avvocato 62enne ha già ottenuto risarcimenti per oltre 60 milioni di dollari



Sessantadue anni di età,oltre 60 milioni di dollari
già strappati alle diocesi d’America difendendo
le vittime degli abusi sessuali e ora
la scommessa di riuscire a portare in tribunale
il Vaticano, magari chiamando il Papa a deporre
sotto giuramento: Jeff Anderson è l’avversario
legale più insidioso per la Santa Sede e se
la Corte Suprema di Washington ammetterà
le cause federali in Oregon e Wisconsin
gli avvocati pontifici si troveranno a duellare
in aula proprio con lui.

STORIA
Anderson viene da St Paul, la città gemella
di Minneapolis in Minnesota, ed è qui che nel 1983
il suo ufficio legale inizia a raccogliere
testimonianze e documenti sugli atti di pedofilia
imputati a preti, vescovi e diocesi.
E’ il primo avvocato americano a farlo.
All’inizio fa tutto da solo ma le cause vinte
gli fanno comprendere che potrebbe essere una
battaglia di lungo termine: assume cinque legali
e trasforma il proprio studio in una roccaforte
della difesa dei diritti delle vittime fino
ad ammettere, nel 2002, di essere riuscito
ad ottenere risarcimenti per circa 60 milioni di dollari.

GIUSTIZIERE O AFFARISTA?
A chi gli chiede cosa c’è dietro tanta determinazione
lui risponde che «non è una questione di soldi».
Nel 1993 è la figlia ad aggiungere dell’altro
svelando che all’età di 8 anni venne molestata
da un terapista che tentava di farle superare
il trauma del divorzio dei genitori. Quel terapista
era un prete e Anderson più volte ha detto di voler
«andare a fondo su cosa c’è dietro una pedofilia
così diffusa» affermando di essersi convinto
che «tutto nasce da Roma».
A non credere alla versione della ricerca
di riscatto dall’abuso subito dalla figlia
è però il "Wall Street Journal" che descrive
Anderson come un legale senza scrupoli,
disposto a tutto pur di strappare dei risarcimenti
a qualcuno. Non a caso sarebbe stato lui a dire
«farei causa a chiunque pur di togliergli
un po’ di soldi».
E di certo il Vaticano ne ha.

Quale che sia la genesi della determinazione
che lo muove, per le vittime degli abusi
è una sorta di eroe.
«Se c’è qualcuno a cui
va il merito di aver sconfitto l’omertà è Jeff Anderson,
anche se è così modesto da non rivendicarlo mai»
dice di lui David Clohessy, direttore nazionale
del "Survivors Network of those Abused by Priest",
i gruppi "Snap" delle vittime.

Cresciuto in una famiglia luterana e sposato
con un matrimonio cattolico alla prima moglie
- dalla quale ha divorziato - Anderson dice
di trovarsi a proprio agio con ogni fede
e colleziona nel proprio studio oggetti di culto indiani-
americani, buddisti e cattolici,
incluso un inginocchiatoio e un intero confessionale,
quasi fossero trofei.

E’ stato Anderson a fornire al "New York Times"
i documenti sul caso del prete di
Milwaukee Lawrence Murphy che hanno chiamato
in causa Papa Benedetto XVI lanciando
l’offensiva legale che punta al cuore del Vaticano.
La partita più importante a tale riguardo è appesa
all’imminente verdetto della Corte Suprema di Washington
sull’ammissibilità della discussione in un
tribunale federale del caso del prete Andrew Ronan
della chiesa di St Albert di Portland,
in Oregon. E’ stato proprio Anderson a costruire
l’impianto accusatorio, basato sul principio
che poiché Ronan era già stato colpevole
di abusi nelle arcidiocesi di Armagh in Irlanda
e di Chicago prima di arrivare a Portland,
dove ne commise altri ancora, il Vaticano può essere
chiamato a risponderne in quanto
«ordinò e gestì i trasferimenti».

Il principio-base è che la vicenda Ronan
dimostra come «ogni prete è un dipendente
della Santa Sede» e dunque tocca al Vaticano,
e in ultima istanza al Papa, fare fronte alle
conseguenze legali delle sue azioni proprio
come avviene per le aziende i cui impiegati
commettono gravi reati svolgendo
le mansioni di lavoro.


fonte
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=4
3&ID_articolo=1627&ID_sezione=58&sezione=

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