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lunedì 30 maggio 2016

Una giornata particolare

Il racconto di una giornata di Karima Sahbani, impegnata nel ruolo di mediatrice culturale nei porti dove sbarcano i migranti
cambiamenti.org

« Ieri ho avuto modo di partecipare allo sbarco di 1.017 persone al porto di Salerno. È stato il terzo sbarco in cui ho collaborato come mediatrice culturale, lo sbarco più corposo tra i tre. Ammetto che non è stato per nulla semplice gestire alcuni momenti della giornata di ieri; all’improvviso mi sono ritrovata da sola in mezzo ad una miriade di ragazzi, tutti provenienti dall’Africa Subsahariana.

Per quanto riguarda la suddivisione dei compiti, nello specifico non c’è una mansione ben definita anche se noi mediatori cerchiamo di accelerare le procedure di identificazione. Facciamo compilare dei moduli in cui il migrante deve inserire nome, cognome, data di nascita, paese di provenienza, sesso e firma. Per i minori non accompagnati e i nuclei familiari facciamo delle annotazioni a margine del modulo.

Una parte dei migranti di ieri aveva assistito alla disgrazia del naufragio libico di pochi giorni fa, episodio in cui 7 persone sono morte ed altre sono probabilmente disperse. La stanchezza del viaggio, la sofferenza per una tale esperienza, la consapevolezza di non rivedere mai più la propria terra erano visibili negli occhi di tutti. Il terrore, in particolare, l’ho visto negli occhietti di due bimbi di 9 e 12 anni, giunti in Italia da soli, ragazzi che a stento riuscivano a parlare. Mi sono sentita estremamente fortunata e piccola, infinitamente piccola, di fronte al loro coraggio, alla decisione di intraprendere un viaggio senza esito sicuro.

Altri bambini, come la piccola Malika, sono stati un po’ più fortunati perché sono arrivati con le madri…
Devo dire che ogni sbarco é diverso dall’altro, ma ogni volta è un turbinio di emozioni. Ti stressi, ti arrabbi per la disorganizzazione, non hai le penne per far compilare i moduli, alcuni posti sono piccoli per ospitare tante persone insieme.

Nonostante tutto, però, sai che è necessario essere lì, è tuo dovere accogliere lì dove gli altri sbattono le porte in faccia e alzano muri. Io, mediatrice culturale, sono lì per tendere una mano. Non mi interessa il colore della pelle, la religione, lo stato di provenienza.

So solo che scappano da situazioni disastrose, di cui l’Occidente é spesso politicamente responsabile. Tra i tanti pericoli da affrontare c’è, senza ombra di dubbio, anche il terrorismo e l’estremismo di cui molti popoli sono vittime.
Io sono lì per far capire a coloro che dicono “aiutiamoli a casa loro” che quel posto che loro chiamavano “casa” ora è solo un cumulo di macerie, nulla di più »

Karima Sahbani

AGGIORNAMENTO
Ho pubblicato questo post anche sul sito OkNotizie,ricevendo 52 commenti. Potete leggerli a questo link.
Karima ha voluto rispondere, oltre che sotto questo post, anche sul suo blog a questi commenti.
Qui trovate il suo post
"Il lavoro silenzioso di chi accoglie"
http://mentelibera89.blogspot.it/2016/06/il-lavoro-silenzioso-di-chi-accoglie.html

4 commenti:

  1. Indubbiamente l'articolo è stato scritto da una persona di parte che in questa tragedia si nutre e prospera. Non si tratta di una critica, ma di guardare in faccia la realtà! Infatti l'articolo NON dice che il 90% dei migranti che arrivano sono migranti economici, persone che cercano di arrivare in europa perchè laggiù non hanno nulla. Quelli che, come i somali, scappano da una guerra sono la minima parte! E questi migranti economici pur di sopravvivere in europa sono disposti a tutto, ma proprio tutto, d'altronde basta leggere le notizie di cronaca di qualsiasi quotidiano. Non si tratta di razzismo, bisogna essere realisti; non possiamo certo importare 500 milioni di poveri del sud del mondo; altrimenti poi dovremmo accogliere i sudamericani che non hanno nulla, i filippini che non possono mangiare... "Aiutiamoli a casa loro" ha più senso di un'immigrazione indiscriminata propugnata da chi su questa immigrazione lavora, vive e prospera...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per dire
      il 90% dei migranti che arrivano sono migranti economici ovviamente dovremmo avere dei dati alla mano, e se riesco a chiederli a Karima, potremo avere dei dati più affidabili.

      Per quanto riguarda i migranti che fuggono da zone dove c'è la guerra civile o povertà, non possiamo dire nulla perché se ci fossimo trovati anche noi lì, avremmo fatto la stessa cosa.

      Per coloro che vengono da nazioni come Siria, Iraq e Afghanistan beh,.. siamo noi nazioni europee ad aver ridotto in macerie le loro case. Le case sono distrutte così come lo erano le nostre ai tempi della seconda guerra mondiale. Quindi lì è colpa nostra, visto che gli attentati a Parigi sono avvenuti dopo il bombardamento ordinato da Hollande sulla Siria.
      C'è un articolo approfondito in merito alla questione nella sezione "Articoli più letti".

      Il "Aiutiamoli a casa loro" dovrebbe esser analizzato per ogni nazione dalla quale proviene ogni migrante, e quindi capire qual è il problema (se la povertà o la guerra) e il ruolo che ha giocato e che giocano le nostre nazioni, visto che bombardiamo il Medio Oriente solo per avere un accesso facile e veloce alle riserve energetiche quali il petrolio.

      Dunque noi siamo sempre responsabili dell'arrivo dei migranti. Dovremmo dapprima chiedere ai nostri governi un cambio di rotta, e dopo valutare soluzioni per coloro che fuggono da nazioni dove non è più possibile vivere.

      P.S.:
      la maggior parte dei migranti chiede sempre di andare in altre nazioni, perché hanno parenti o amici in Paesi come la Germania. Sono pochi quelli che vengono in Italia e vogliono rimanere qui.

      P.S.:
      i fatti di cronaca relativi ai migranti sono di che genere?

      Elimina
  2. "Persona di parte che in questa tragedia nutre e prospera".
    Non so quante assurdità ci siano in questo spezzone di frase. Io non percepisco un centesimo dal lavoro che faccio, ho studiato per diventare mediatrice culturale e sono più che contenta di aiutare chi scappa da situazioni disastrose.
    Si, sono di parte. Sto dalla parte di coloro che credono che accogliere sia un dovere, al di là dell'etnia e del paese di provenienza.
    Studio da anni nel campo delle relazioni internazionali e sono a conoscenza delle situazioni di gran parte dei paesi di provenienza di queste persone.
    All'ultimo sbarco al quale ho partecipato sono arrivati somali, maliani, ragazzi del Ciad, della Costa d'avorio.
    Parliamo di paesi in cui esistono conflitti che vanno avanti da decenni, spesso le milizie locali fanno violenza su chiunque si trovano per le mani. In Mali la guerra ha prodotto una situazione catastrofica e voi siete ancora qui a dire "aiutiamoli a casa loro"?
    Se ci sono migranti economici o climatici (di cui nessuno sa nulla) è perché noi occidentali alcuni paesi li abbiamo spolpati del tutto.
    È facile parlare da dietro ad un computer ma, vi assicuro, é molto più difficile far capire a quelle persone che noi non siamo in grado di accoglierli, dopo averli massacrati "a casa loro".
    Ma cosa si può pretendere da persone che basano il loro modo di pensare sulle notizie viste in tv, faziose e manipolatrici come non mai?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie della tua risposta Karima.
      È proprio vero che bisogna conoscere la situazione dal vivo per poterne parlare.

      Un salutone a te

      Elimina

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