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martedì 22 marzo 2016

Madre Teresa di Calcutta: la suora oscura dipinta come una santa

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Il buon Papa Francesco ha scelto come 4 Settembre 2016 il giorno in cui un impostore di professione diventerà Santa.
Santa Madre Teresa di Calcutta.

Alla sua morte, i medici di Calcutta visitarono queste “case per i morenti” nelle quali la suora accoglieva i malati gravi e non, e in cui sono morte due terzi delle persone per la scarsissima igiene, l’alimentazione inappropriata, medicinali scaduti, ma più in generale per non aver prestato loro cure, ma per avverle accompagnate alla morte, visto che, a usare le parole di Anjezë Gonxhe Bojaxhiu (il nome vero della suora albanese)
« C’è qualcosa di meraviglioso nel vedere i poveri accettare la propria sorte, sopportandola come se si trattasse della Passione di Cristo. Il mondo ha parecchio da guadagnare dalla loro sofferenza».
E non sono parole inventate, da dette e scritte anche da lei stessa. La donna che elogiava la sofferenza delle persone, non le curava con i soldi donati, ma seguiva il loro percorso di grave sofferenza sino alla morte, come se vedesse un Gesù Cristo in ognuno di loro e ci godesse anche. E se vorrete leggere le sue frasi sadiche, basta che acquistiate un suo libro, e leggerete le parole da lei scritte: roba da far accapponare la pelle.
La sua specie di poesia intitolama "ama" dice
"Ama finche’ non ti fa male,
e se ti fa male,
proprio per questo sara’ meglio.
Perche’ lamentarsi?
Se accetti la sofferenza
e la offri a Dio, ti dara’ gioia.
La sofferenza
e’ un grande dono di Dio:
chi l’accoglie,
chi ama con tutto il cuore,
chi offre se stesso
ne conosce il valore."
Ed infatti era ciò che faceva nel suo piccolo luogo della sofferenza: perpetrare il dolore, dicendo che portava ad avvicinarci a Dio (preghiere di Madre Teresa).

Per fortuna libri come "La posizione della missionaria" di Christoper Hitchens, hanno mostrato la verità di questa impostora, il fatto di aver dirottato i soldi altrove e non verso i malati, il fatto di vivere come una santa e praticare la povertà, lei che non viveva proprio in povertà. Leggiamo degli estratti dal libro con la traduzione di Eva Kampmann, Edizioni minumum Fax, Roma 2003.



« Madre Teresa in persona mi fece da guida. Non mi piacque molto il modo in cui accettava di farsi baciare i piedi calzati di sandali come se fosse un gesto dovuto, ma decisi di sospendere il mio giudizio in proposito: forse era un'usanza locale a cui non davo la corretta interpretazione. L'orfanotrofio, comunque, era commovente e toccante. (p. 47)
Tenete presente che le entrate complessive di Madre Teresa bastano e avanzano per attrezzare svariati ambulatori di prim'ordine nel Bengala. La decisione di non farlo, e di gestire invece un centro improvvisato e inefficiente che rischierebbe denunce e proteste se fosse diretto da qualsiasi branca della professione medica, è deliberata. Lo scopo non è quello di dare un'onesta assistenza ai sofferenti, bensì di promulgare un culto basato sulla morte, la sofferenza e la sottomissione. (p. 65)
Una volta Madre Teresa (che personalmente, va rilevato, si è fatta ricoverare in cliniche e ospedali tra i più eleganti e costosi dell'Occidente per i suoi problemi di cuore e di vecchiaia) ha scoperto il proprio gioco in un'intervista filmata. (p. 65)
Particolarmente impressionante è la testimonianza di Susan Shields, che per nove anni e mezzo operò come suora dell'ordine di Madre Teresa, vivendo la disciplina quotidiana di una Missionaria della Carità nel Bronx, a Roma e a San Francisco. Mi ha autorizzato a citare parti del suo manoscritto inedito: [...]
«Avevamo acquistato un grande edificio abbandonato dal comune per un dollaro. Un collaboratore si offrì di dirigere i lavori e incaricò un architetto di fare un progetto di ristrutturazione. La normativa ministeriale imponeva l'installazione di un ascensore per i disabili. Madre Teresa non voleva saperne. Allora il Comune si offrì di coprire le spese per l'ascensore, ma la proposta fu respinta. Dopo tutte le trattative e i programmi, il progetto per i poveri fu abbandonato perché un ascensore per gli handicappati era una cosa inaccettabile.» (pp. 67-69)
Ero arrivato alla conclusione che Madre Teresa di Calcutta fosse non tanto un'amica dei poveri quanto un'amica della povertà. Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall'alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia. Era adamantinamente contraria alla sola politica che abbia mai alleviato la povertà in tutte le nazioni – e cioè dare potere alle donne ed estendere il loro controllo sulla propria fertilità. La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire, un luogo dove le cure mediche erano poche, quando non addirittura inesistenti (quando fu lei ad ammalarsi, volò in prima classe alla volta di una clinica privata in California). Le grandi somme di denaro raccolte venivano spese per la maggior parte nella costruzione di conventi in suo onore. Aveva fatto amicizia con tutta una serie di ricchi truffatori e sfruttatori, da Charles Lincoln della Lincoln Savings & Loans, alla ripugnante dinastia Duvalier di Haiti, accettando da entrambi generose donazioni di denaro che in realtà era stato rubato ai poveri. (pp. 125-126)
.
La suora inoltre aveva chiesto clemenza alla corte per Charles Keating, affarista condannato per truffa racket e cospirazione. Prima della condanna l'uomo fece una donazione di 1.250.000 dollari a Madre Teresa.»


PAROLE DI SOFFERENZA


Nel libro "Le Mie Preghiere", leggiamo nella sua introduzione
« Gesù nel vangelo presenta la povertà come una beatitudine, la vera povertà è il distagcco reale rende liberi e al tempo stesso ci arricchisce, è un dono della grazia di Dio, è una chiamata mistica possedere un regno interiore ».
Nel cap.2 verso pagina 31 di questo libro, leggiamo un racconto capitato a Madre Teresa
« Una sera una signora venne nella nostra casa e mi disse "C'è una famiglia indu con otto figli che da molto tempo non hanno da mangiare fate qualcosa per loro". Presi un pò di riso ed andai subito. Potei constatare sui volti dei bambini subito una fame tremenda. E tuttavia quando la madre prese il riso lo divise ed uscì. Quando tornò chiesi dove fosse stata e disse che aveva portato il cibo a una coppia vicina che non avevano da mangiare. Da quel giorno non portai più riso per far sperimentare loro la gioia di donare ».

Qui sotto vi è il primo dei tre video di un documentario di Christopher Hitchens su Madre Teresa di Calcutta, trasmesso dalla BBC, che ha messo in evidenza quanto la "santità" di un essere umano sia solo un'idiota e pericolosa credulità popolare tenuta in vita da un immaginario collettivo condiviso.

Il documentario mandato in onda su Channel 4 nel 1994, una sorta di introduzione al più ricco ed esplicativo libro "LA POSIZIONE DELLA MISSIONARIA - Teoria e Pratica di Madre Teresa di Calcutta" scritto da Hitchens poco dopo, fornisce una visione di Madre Teresa realistica, tristemente umana, lontana da quell'aura di santità attraverso la quale molta gente è abituata a vederla, ma soprattutto sostenuta da dichiarazioni e documentazioni ufficiali in possesso di Hitchens che sono in grado di inibire totalmente qualsiasi critica da parte dei romantici difensori della 'santa'. Una visione che non nega le buone azioni che può aver compiuto la suora, ma che le mette sulla bilancia con le orribili altre compiute da essa stessa.
Un atto in onore di una più utile Verità.




https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10209120459119687&id=1565499395

1 commento:

  1. Quella di arrivare a essere proclamati "Santi", sembra una carriera, (specialmente di questi ultimi santi moderni), e i santuari, un "affare economico" grande, d'altra parte, il popolo li vuole!...... Avanti i prossimi!

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