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martedì 4 maggio 2010

Vorrei pubblicare un libro.Ci riuscirò? Lo scrittore venditore e le Case Editrici in difficoltà




"Amo scrivere. Vorrei pubblicare un libro"
Quanti di voi l' avranno detto o almeno
pensato?

Grazie, o meglio 'per colpa' di internet
la vendita di CD, libri e quant' altro
è scesa di parecchio visto che ci sono
altri sistemi gratutiti per procurarsi
ciò che si desidera.
Anche se il peso ricade sullo scarso
acquisto da parte degli italiani nell' articolo
'libro', preferendo un i-pod, un vestito di marca,
o un cellulare touch screen.
Basta mettersi nei panni di uno scrittore
( esordiente e non privilegiato economicamente )
che vorrebbe pubblicare un libro per capire
quanto sia difficile vedere realizzato questo
sogno.

Usiamo degli esempi a grandi linee per capire bene.
Io scrittore dopo aver steso un romanzo decido
di contattare un Editore per proporre la sua pubblicazione.
Se abbiamo scritto delle poesie, la difficoltà
è enorme, visto che si tratta di un genere
'bestia nera' degli Editori. Gli argomenti più
vendibili trattano di argomenti politici, sesso,
dei personaggi famosi e quelli di pubblica utilità
come di cucina.

Mettiamo che il prezzo stabilito del libro sia 10 euro,
e che l' Editore dia come percentuale di guadagno
allo scrittore il 10%.
Quindi per ogni libro venduto il guadagno dello
scrittore è di 1 euro ( il 10% di 10 euro ).
All' Editore in genere va, del restante 90%
del guadagno di un libro, circa la metà (mettiamo 50%).
L' Editore quindi per ogni libro intascherà
5 euro.
Il problema dell' Editore sta nel riuscire
a coprire le spese sostenute ( ufficio stampa,
presentazioni e pubblicità varie ).
E' ovvio che se ad esempio si spendano 100 euro
per pubblicare una copia di un libro,
per non perdere soldi l' Editore deve guadagnarne
almeno 101 euro.

Io personalmente contattai delle case Editrici,
e visto il genere di cui mi occupo ( poesie, tiè!)
mi hanno chiesto gentilmente "un contributo spese
da parte dell' autore". L' Editore chiede
all' autore di comprare le copie invendute
poichè se non vengono vendute, questi
ha speso denaro più di quanto ne abbia guadagnato.
Bene.Anzi male!
Ti possono chiedere chessò, un 3000 euro,
in modo da coprire i costi,dacchè non sempre un libro
sfonda, non siamo mica tutti dei Dan Brown!
Chi ha denaro ci prova.
Poi se vende un paio di libri,l' autore deve comprarsi
le copie invendute e venderle per strada (?).

Beh certo che se il libro è scarso, l' Editore ci perde!
Mentre l' autore può vendersi le copie
invendute privatamente. Farà il venditore abusivo?

La vendita di libri e di giornali è scesa parecchio
negli ultimi anni a causa della diffusione di
connessione internet per tutti. Nel nostro Paese
forse non tutto è ancora perduto, perchè se da un
lato il basso uso di internet degli italiani
in confronto agli altri Paesi dell' Unione Europea
rappresenta un dato negativo, dall' altro invece
può esser positivo. Ad esempio per chi scrive
e ama scrivere ancora su carta.
Il fascino di sfogliare le pagine e sentire
l' odore di un giornale nuovo non si può
comparare con le news lette sui siti web.

Datemi dell' antiquato, ma una collezione
di Topolino dagli anni '90 è meglio di una
chiave Usb con sopra tutte le copie
del giornalino di tutto il mondo.

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