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lunedì 1 dicembre 2014

Evade l' Iva per 250mila euro: giudice lo assolve. Colpa della crisi


PADOVA - 252.894 euro è la cifra che non è risultata versata da un imprenditore padovano al fisco. Così l' Agenzia delle Entrate gli ha intimato il pagamento della somma che corrispondeva all' Iva
( Imposta sul Valore Aggiunto ) non versata per l' anno 2008.

Per colpa dei debitori che non saldarono i conti con l' azienda ed a causa di altri fattori, l' uomo non ha potuto regolarizzare la sua situazione col fisco.
É stato così assolto.

LA SENTENZA
« Dalla documentazione prodotta » riporta la sentenza del giudice di Padova, Sara Ballarin « emerge che l’imputato si è trovato in gravi difficoltà economiche in conseguenza del mancato adempimento dei creditori della sua azienda, oltre che dall’aumento del prezzo del gasolio e dei pedaggi autostradali (tra i più alti d’Europa) e l’elevato costo di esercizio per chilometro che hanno spinto gli imprenditori a rivolgersi a ditte straniere più competitive ».
Per l’autorità giudiziaria l' imprenditore, titolare di una ditta di trasporti, è stato considerato innocente, assolto dal reato di evasione dell’Iva perché «il fatto non costituisce reato», dacché non ha voluto non pagare le tasse, ma semplicemente non ne aveva i mezzi.



L' ACCUSA

L' avvocato difensore ha mostrato i bilanci dal 2007 al 2009 mostrando come la crisi finanziaria ( e tutte le altre concause elencate nella sentenza ) abbiano fatto trovare l' imputato in condizioni economiche che non permettessero di mettersi in regola con il fisco portando al fallimento avvenuto proprio il luglio scorso.
E pensare che la pubblica accusa aveva chiesto 7 mesi di carcere sottolineando sempre l' irrilevanza della crisi di liquidità e sostenendo che un titolare d' impresa debba sempre metter in conto eventuali imprevisti anche non causati direttamente dal proprio agire.

Vedremo se le prossime sentenze saranno in linea con queste o, come molte altre avvenute, il giudice non terrà conto dei fattori esterni e colpevolizzi un imprenditore, piccolo o grande che sia, considerandolo l' unico artefice dell' inadempimento verso le casse dello Stato.

fonte news

3 commenti:

  1. Lasciamo perdere..... intanto incominnciamo a vedere le dichiarazioni di quando nnon c'era la crisi.
    Certe persone sulla crisi ci speculano..... hanno la scusa per fare quello che hanno sempre fatto. Non voglio dire che sia questo il caso, non posso farlo, però... però ci sonno imprenditori che anche quando le vacche sono grasse guadagnano meno di un operaio di linea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, ricordo molte sentenze dove hanno scoperto che ci hanno marciato sopra.
      Bisogna valutare attentamente i bilanci, quando ci sono state le perdite, e di quanto, e quanto ci ha messo l' azienda a chiudere.
      Tutti parametri da valutare attentamente per evitare che si trovi la scappatoia per non pagare il fisco, intascare soldi, e alla fine chiudere un' attività che già doveva chiudere prima della crisi, senza cacciare un soldo.

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    2. Era proprio quello che mi riferivo Dani.
      Purtroppo lo sappiamo che l'Italia è il paese dei furbi!
      Spero che in questo caso abbiano controllato a dovere tutto quanto prima di emettere il verdetto.
      Ciao bello!

      Elimina

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