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venerdì 25 novembre 2011

I Senza Dio - Inchiesta che farà tremare il Vaticano. Privilegi, assurdità e soldi intascati grazie ai contribuenti ( noi cittadini )


E' un'inchiesta senza peli sulla lingua. Scomoda, di certo. Che solleverà polemiche, sicuramente. Quello di Stefano Livadiotti, giornalista dell'Espresso, promette di essere un libro sul quale si scatenerà una vera e propria battaglia. Per i tipi di Bompiani, è in uscita "I senza Dio. L'inchiesta sul Vaticano". Affaritaliani.it ne può pubblicare ampi stralci dai contenuti davvero esplosivi

Da “I SENZA DIO. L’INCHIESTA SUL VATICANO”
di STEFANO LIVADIOTTI
Bompiani
Pag. 240, euro 17,50
In libreria il 23 novembre

Ecco uno stralcio dal libro:

Dal capitolo “I lingotto del papa”

Trentunomila e 478 euro virgola qualcosa. È la somma che lo Stato, quindi l’intera platea dei contribuenti, ha versato nel 2010 per il mantenimento di ognuno dei 33 mila e 896 sacerdoti in servizio attivo nelle diocesi del paese. Il totale fa un miliardo e 67 milioni di euro, l’importo del cosiddetto 8 per mille (salito nel 2011 a un miliardo, 118 milioni, 677 mila, 543 euro e 49 centesimi). E l’assegno l’ha
incassato la Chiesa, attraverso la Conferenza episcopale.



Che poi a ciascuno di quei preti ha girato direttamente solo 10.541 euro, un terzo di quanto ha stipato nei propri forzieri. L’espressione è un po’ forte, ma i numeri sono numeri: e dicono che i vescovi fanno la cresta sullo stipendio dei loro sottoposti. (…)
(…) Funziona così. Un po’ come in un gigantesco sondaggio d’opinione, ogni anno i contribuenti, mettendo una croce sull’apposita casella nella dichiarazione dei redditi, possono indicare come beneficiaria dell’8 per mille una delle confessioni firmatarie dell’intesa con lo Stato (o scegliere
invece quest’ultimo). Sulla base delle indicazioni effettiva- mente raccolte, viene poi diviso in percentuale non il solo ammontare versato da quanti hanno espresso una preferenza (il 40 per cento circa del totale), ma l’intero montepremi. Al gruzzolo concorrono, cioè, anche i versamenti all’erario di coloro che, maggioranza assoluta, non hanno barrato un accidenti (quattrini che nella cattolicissima Spagna restano invece allo Stato). O che magari non hanno neanche mai sentito parlare del trappolone confezionato da “Treconti”, come l’hanno ribattezzato i tanti avversari politici da quando è improvvisamente diventato sparagnino. Il meccanismo, guarda caso, sembra ricalcato da quello scelto dai partiti per i rimborsi elettorali garantiti dal finanziamento pubblico.

Altri capitoli del libro su Affari Italiani

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