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martedì 11 ottobre 2011

Benzina: da 20 centesimi al litro a 1,60. Ecco come lievita il costo tra imposte e soldi intascati dagli Stati



Parte dai giacimenti di tutto il mondo che costa 20 centesimi al litro,
un quarto del prezzo in Italia di una bottiglia di acqua minerale.
Arriva nei serbatoi delle nostre auto a 1,171 euro
( l' articolo è dell' agosto 2004 - Oggi costa 1,60 euro al litro).
Il viaggio della benzina verde dai giacimenti di greggio fino alle pompe di benzina del Belpaese è uno dei percorsi più accidentati e costosi dell'industria globale. Con le grandi compagnie petrolifere a presidiare tutta la prima parte del tragitto - dal trasporto, attraverso la raffinazione fino ai distributori - intercettandone i margini. E il fisco a dare il colpo finale al portafoglio dei consumatori.

In questo complesso tragitto, alla fine, il costo della materia
prima vera e propria è marginale:
su 100 euro pagati per la benzina al distributore in Italia
il greggio ne costa solo 17,75.
Degli altri 82,25 euro, circa 65 (tra accise e Iva) vanno allo Stato,
3,3 al gestore, 6,8 a chi gestisce il trasporto e il deposito dalla raffineria al distributore, 3,15 alle compagnie (che spesso finiscono però per incassare anche tutti i proventi del trasporto) e 4 a chi controlla le grandi petroliere che curano i collegamenti con i giacimenti.



La partenza dell'Odissea finanziaria del nostro litro di benzina verde è, a prezzo modico e sotto forma di greggio, al giacimento. Qui un barile (pari a 159 litri) costa oggi
attorno ai 44 dollari
( mesi fa è arrivato ai 60 dollari ).
Pari, vista la resa della materia prima, a circa 20 centesimi di euro per un litro di verde. Appena salutati i pozzi, iniziano le spese. Le prime sono per il trasporto in raffineria. A volte per oleodotto, spesso, come accade per l'Italia, con una "crociera" via nave. Costo medio circa 7 dollari a tonnellata, che sommati alle spese di assicurazioni e agli "optional" di questa tappa (aumentati da quando - dopo la Exxon Valdez - sono stati imposti vincoli rigidi di sicurezza alle flotte) portano già a 0,26 euro il costo del nostro litro.

In raffineria inizia il trattamento, spesso seguito dalla stessa società (le varie Shell, Exxon o Eni) che hanno già organizzato il trasferimento. Ci sono impianti estremamente sofisticati che riescono a trasformare i 159 litri di greggio del barile in quantità ancora superiori di benzina di qualità (la benzina pesa meno). Altri che rendono meno e producono materiali di minor pregio come gli olii combustibili. In media però, i costi della trasformazione portano circa a 0,31 euro il costo del nostro aspirante carburante.

Abbandonata la raffineria (in Italia sono dislocate per lo più sulle due isole maggiori) la benzina riprende il suo viaggio. Prima, di solito, con le bettoline per raggiungere le coste della penisola. Dove si concede un periodo di riposo in deposito visto che esistono degli obblighi di "scorta" per costituire le riserve del Paese, pari a 90 giorni di consumi. Una pausa che costa, seguita da una nuova tappa, spesso in autobotte, dal deposito fino alla rete che cura la distribuzione finale alle pompe sulle strade italiane.

Questo segmento del viaggio, tra spese per il nolo delle navi, oneri di scorta e di tenuta e costi per l'autotrasporto fa lievitare ancora il prezzo del nostro litro. Anche perché proprio nel passaggio tra raffineria e pompa, dicono gli esperti, si scava la maggior differenza tra i nostri prezzi e quelli del resto d'Europa, visto che da noi il mondo della distribuzione è ancora molto frammentato: sulle strade nazionali ci sono oltre 22mila distributori contro gli 11mila, ad esempio, della Gran Bretagna, con un erogato che è la metà della media continentale. Sta di fatto che nel momento in cui viene versato nei serbatoi della stazione di servizio, il prezzo del litro di verde è già arrivato a 0,38 euro circa.

Il tratto più corto del suo viaggio, dalle cisterne del distributore ai serbatoi delle auto, è anche il più costoso. Un pedaggio lo preleva il gestore del distributore, alzando a 0,42 euro il prezzo del litro. Tutto il resto (circa 75 centesimi) va in tasca al fisco italiano che ogni anno, grazie al prelievo sui carburanti, incassa attorno ai 30 miliardi di euro.
L'Odissea è finita.
Il litro, dal pozzo all'auto, è rimasto un litro. Il suo valore, strada facendo,
si è moltiplicato per 5,6 volte. A incassare sono in tanti.
Ma alla fine a pagare è solo il padrone dell'auto.
Che oltretutto, con i rialzi del petrolio degli ultimi giorni,
rischia di aggiungere 4-500 euro l'anno alla sua "bolletta"
per il pieno di benzina.


di ETTORE LIVINI
fonte
http://www.repubblica.it/2004/e/sezioni/economia/benzasale/viaggiobenzina/viaggiobenzina.html?ref=search

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