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sabato 3 gennaio 2009

Luce e gas, raffica di multe alle società



Questo è un articolo preso dal sito lastampa.it e riprende l' argomento che ho affrontato settimane fa ove sottolineavo le idee astute di Eni Energia che,spacciandosi per Enel e proponendo un "cambio tariffa" invece di chiamarlo "cambio contratto",convinceva gli utenti al telefono a fare una specie di cambio tariffario, facendo invece fare ai poveri utenti un contratto vero e proprio e non un pre-contratto.
Infatti informandomi son riuscito a sapere da una operatrice di un call center di una società concorrente che ciò che fanno al telefono queste società è un vero e proprio contratto, e quello cartaceo inviato successivamente è solo una formalità. Così facendo ingannano il cliente che sentendosi dire che può annullare il contratto entro 10 giorni dalla chiamata, capisce in ritardo che al telefono ha stipulato un contratto e poi con una società diversa
da quella che credeva.

Inoltre sottolineavo nel post come fossero furbescamente esposte le tariffe che loro definivano "vantaggiose": difatti i costi erano senza IVA, senza costo di trasporto e tutti e i costi che dal produttore vanno al consumatore. Il prezzo finale appariva così molto più alto.
Una truffa coi fiocchi!


L'Antitrust condanna nove gruppi a sanzioni per 1,275 milioni di euro.
Nel mirino le pubblicità ingannevoli

ROMA
L’Antitrust ha condannato nove società di vendita di elettricità e gas per pratiche commerciali scorrette, infliggendo loro multe per un totale di 1,275 milioni di euro. Le società sono Enel Energia, Eni, AceaElectrabel Elettricità, Aem Energia, Asm Energia e Ambiente, Trenta, Enia Energia,
Mpe Energia e Italcogim Energie.
Secondo l’Autorità le aziende multate hanno attuato pratiche commerciali scorrette nelle modalità di pubblicizzazione dei prezzi praticati nel mercato libero dell’energia e del gas.

Le sanzioni decise dall’Antitrust ammontano in particolare
a 250mila euro per Enel Energia
260mila per Eni
135mila per AceaElectrabel Elettricità
140mila per Aem Energia
110mila per Asm Energia e Ambiente, 90mila per Trenta,
95mila per Enia Energia, 100mila per Mpe Energia
e 95mila per Italcogim Energie.

Secondo l’Antitrust le nove società sanzionate hanno organizzato campagne pubblicitarie, attraverso diversi mezzi di comunicazione,in grado di indurre in errore i consumatori sul prezzo complessivo applicato per l’erogazione del servizio richiesto, con indicazioni non rispondenti al vero, inesatte o incomplete.
Le campagne hanno riguardato in particolar le offerte "prezzo fisso/certo/bloccato" e quelle relative alla
tariffa bioraria di energia elettrica e gas.
In particolare, a giudizio dell’Autorità, «in tali offerte non è stata sufficientemente specificata la presenza
di componenti di prezzo regolamentate dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e, quindi, soggette a variazioni. Tali componenti possono ammontare anche ad oltre il 40% del costo complessivo sostenuto dal consumatore per i consumi di energia elettrica e gas. Inoltre, non sono stati adeguatamente indicati i maggiori costi dell’energia previsti nelle fasce diurne delle proposte reclamizzate».

Le pratiche commerciali scorrette sanzionate vanno inquadrate,secondo l’Autorità, «all’interno della recente liberalizzazione del settore della vendita dell’energia,avvenuta per il mercato del gas nel gennaio 2003
(ma che sta avendo effetti solo recentemente), e nel luglio 2007 per il mercato dell’energia elettrica.
La liberalizzazione ha comportato l’ingresso sul mercato di numerosi nuovi operatori che,
come anche gli ex-monopolisti, hanno cercato di guadagnare rapidamente quote di mercato investendo soprattutto in massicce campagne di comunicazione.Questa fase iniziale di presentazione di offerte sul mercato da parte dei diversi operatori ha reso il consumatore maggiormente bisognoso di chiarimenti e di informazioni, specie per quanto riguarda le reali condizioni economiche del servizio.A ciò non ha invece corrisposto un’informazione particolarmente chiara e corretta alla quale invece gli operatori sarebbero stati obbligati».

fonte
http://www.lastampa.it




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