domenica 10 giugno 2018

Caporalato:nel 2016 un decreto per inasprire le pene.Oggi, invece,il protocollo è scaduto, le risorse finite,e prosegue lo sfruttamento

di Lapenna Daniele


Il 18 ottobre 2016 fu approvato alla Camera dei Deputati (Pd e M5s compatti con 336 voti favorevoli, gli astenuti i politici di Forza Italia e Lega Nord), in maniera definitiva, un provvedimento contro il caporalato identificato con "Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo" (link all' articolo).

Tra i tanti provvedimenti importanti contenuti nel disegno di legge c' erano
  • la riscrittura del reato di caporalato (intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro), che introduce la sanzionabilità anche del datore di lavoro;
  • l'applicazione di un'attenuante in caso di collaborazione con le autorità;
  • l'arresto obbligatorio in flagranza di reato;
  • il rafforzamento dell'istituto della confisca;
  • l'adozione di misure cautelari relative all'azienda agricola in cui è commesso il reato;
  • l'estensione alle persone giuridiche della responsabilità per il reato di caporalato;
  • l'estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del Fondo antitratta;
  • il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura;
  • il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.
Ad oggi, cosa è cambiato? Cosa ha comportato la legge?

COMUNI SENZA FONDI
Su ilManifesto c'è l' intervista a Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil, dopo il brutto episodio dell' uccisione di Soumaila Sacko, colpito da una fucilata in testa mentre prelevava delle lamiere con i suoi compagni per poterle utilizzare nella costruzione di una di quelle baracche dove lui e gli altri raccoglitori di ortaggi vivevano, convivendo con il loro sfruttamento. Per il reato è stato fermato Antonio Pontoriero con l' accusa di omicidio volontario.


Ivana Galli spiega che nel 2016 fu firmato il Protocollo "Cura – legalità – uscire dal ghetto" con i  ministri degli Interni, del Lavoro e delle Politiche agricole. Furono anche stanziate delle risorse da utilizzare nelle sette province coinvolte. Ma oggi?
«Il 31 dicembre 2017 il Protocollo nazionale è scaduto - spiega la segretaria della Cgil « assieme alle sue relative risorse, il 31 dicembre 2017, ed è stato realizzato solo in piccolissima parte,purtroppo». 

Un esempio virtuoso? « A Lecce » spiega Ivana Galli « con i fondi pubblici, è stata ristrutturata la Masseria Boncuri che oggi ospita 45 richiedenti asilo: sui terreni circostanti sono stati messi a disposizione dei container, che danno alloggio a circa 200 braccianti, con spazi per la socializzazione e una mensa».

LA REALE SITUAZIONE ODIERNA
Ho voluto verificare ma, di articoli recenti, ho trovato solo questo: «Masseria Boncuri ha chiuso: senza casa i braccianti ancora a lavoro»
A quanto sono riuscito a reperire, la Masseria è stata (ed è) gestita dall' associazione "Diritti a Sud" i quali si sono occupati della gestione del luogo con la pulizia delle aree e gestione dei migranti (in totale hanno ospitato 16 richiedenti asilo). Vi era stato un cambio di cooperative che gestivano la sede ma, a quanto riporta l' articolo, si sono ritrovati senza fondi a disposizione.
I volontari, però, proseguono il loro lavoro a sostegno dei lavoratori sfruttati nei campi. Questa la loro pagina Facebook.

NONOSTANTE LA LEGGE, PROSEGUE LO SFRUTTAMENTO
Evidentemente, la legge non punisce a sufficienza i colpevoli dello sfruttamento visto che, ad oggi, nonostante il decreto approvato dal Parlamento nell' ottobre 2016, proseguono gli arresti.

Nel 2017 e 2018 ci sono stati altri casi:

Pagavano in maniera differenza in base al colore della pelle. I lavoratori dalla pelle bianca prendevano una paga più alta (dai 25 ai 35 euro al giorno). Nell' azienda, romeni, africani e indiani.

A Bari e Brindisi, quattro arresti
I lavoratori, quasi prevalentemente donne, avevano una paga e un orario di lavoro diversi rispetto al contratto di lavoro. Chi si ribellava agli ordini e alle condizioni, sarebbe stato picchiato. Le donne, per uno dei quattro arrestati, erano «femmine che avevano la stessa testa di mule e capre» e, per loro, «pizza e mazzate ci vogliono, altrimenti non imparano». Tradotto: sesso e botte per far comprendere la propria legge medievale.

Un furgone è fermato dalla finanza ad un posto di blocco, con alla guida un italiano. A bordo, cittadini extracomunitari che erano condotti in Basilicata per un lavoro nei campi, sfruttati con stipendi miseri.

32 le denunce, e una somma di sanzioni che sfiorano i 450mila euro. Vari arresti e situazioni di lavoro inconcepibili si sono presentate agli occhi delle forze dell' ordine, come i casi in cui i migranti erano pagati 3 euro l' ora.
Le operazioni hanno coinvolto le province Agrigento, Forlì, Cesena, Caserta, Foggia, Latina, Lecce, Matera, Potenza, Ragusa, Rimini, Siracusa, Taranto, Verona e Vibo Valentia.
Le ispezioni hanno riguardato aziende impegnate nel settore della grande distribuzione pubblicitaria, dei magazzini stoccaggio merci, dell'abbigliamento e del settore agricolo.

I lavoratori vivevano in alloggi fatiscenti, con cibo scaduto dato in cambio di lavoro. Anche la presenza di minorenni costrette a prostituirsi


FONTI E LINK UTILI

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