domenica 25 marzo 2018

«Facebook fu ideato per creare dipendenza».Le parole di Sean Parker,co-fondatore del social.Ecco come il social agisce sugli utenti

Sean Parker
di Lapenna Daniele

#facebook #zuckerberg #socialmedia #socialnetworks


« I fondatori di Facebook hanno creato intenzionalmente qualcosa di coinvolgente che sfruttasse le vulnerabilità della psiche umana». 
Queste furono le parole di Sean Parker, uno dei membri del team che operarono per sviluppare Facebook. Nel 2004, Parker cominciò a consigliare informalmente i creatori di Facebook diventando presidente e ricevendo il 7% delle azioni di Facebook, quando la società venne costituita lo stesso anno. Successivamente venne obbligato a lasciare Facebook dopo l' arresto per possesso di cocaina.

FACEBOOK È UNA MALATTIA VIRALE
« Dio solo sa cosa sta facendo al cervello dei nostri figli » ha proseguito il co-fondatore di Facebook, in un evento Axios tenutosi al National Constitution Center di Philadelphia a fine 2017.
Praticamente, hanno creato un mostro, un "parassita" che assorbe i neuroni dalla mente delle persone a suon di "like" (i "mi piace").
« Con i like, le condivisioni e i commenti » proseguì Parker « Facebook sfrutta di proposito la psicologia umana per tenere gli utenti agganciati a un "ciclo di feedback di convalida sociale"».
Dai giovani ai meno giovani, ormai, ottenere tanti like, condivisioni e commenti è come una dimostrazione che si è qualcuno, che si è considerati, che non si è nell' ombra, e la ricerca affannosa di interazioni da parte degli altri utenti è diventata una malattia.
Il fatto di potersi connettere ovunque con il proprio smartphone o altro dispositivo, aumenta la possibilità di diventarne dipendenti.

L' IDEA CHE CREO' UNA SPECIE DI "DROGA"
« Non so se ho davvero capito le conseguenze di quello che stavo facendo » prosegue Parker « perché le conseguenze "non intenzionali" di una rete quando cresce fino a 2 miliardi di persone, sono imponenti perché cambiano letteralmente il tuo rapporto con la società, il rapporto l'uno con l'altro», ha detto Parker.

Quando ha aiutato Zuckerberg e gli altri fondatori di Facebook a far decollare il social nel 2004, ha detto Parker, lui e gli altri coinvolti nel nascente social network si sono chiesti:
« Come possiamo far sì che un utente possa stare più tempo possibile sul nostro sito web? ». La risposta la trovarono: « Con i like, commenti e condivisioni ».
E prosegue « Questo significa che Facebook dà all' utente un piccolo colpo di dopamina ogni tanto per permetterti di restare sul social: basta che qualcuno clicchi il tasto like, o commenti una tua foto, o un tuo post. Questo porterà l' utente a pubblicare più contenuti, e quindi più like, più commenti, e un maggiore utilizzo del social », in una spirale di vera dipendenza patologica. Una droga.

Mark Zuckerberg, papà di Facebook, secondo la rivista Forbes, nel 2018 è risultato il 5° uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato di 72,4 miliardi di dollari.

Ma, come sfruttano, tutti i social network, la psiche umana?


COME SFRUTTARE LA PSICHE UMANA
Sean Parker, nel suo discorso, ha utilizzato la metafora della dopamina. In realtà non è una metafora, ma proprio la causa del loro successo.
La dopamina è un neurotrasmettitore prodotto dal cervello e fa parte del gruppo di ormoni (catecolamine) al quale appartiene anche l' adrenalina.

La dopamina è conosciuta come l'ormone dell'euforia, in quanto la sua presenza è legata alla sfera del piacere e al meccanismo della ricompensa. Tutto ciò che ci dà piacere, come il cibo, il sesso, ma anche la musica o il consumo di sostanze stupefacenti, è in grado di suscitare una sensazione di appagamento e di gratificazione, aumentando i livelli di dopamina.
Bassi livelli di questo neurotrasmettitore possono causare depressione, comportamenti asociali, isolamento, rabbia e  frustrazione, distrazione e incapacità di concentrarsi
Al contrario, un alto tasso di dopamina in circolo induce il soggetto a cadere nella dipendenza dalla sostanza che aumenta il suo livello: più "assumi" quella sostanza, più provi piacere, e di conseguenza ti leghi ad essa, ricercandola più frequentemente per riprovare quel piacere.
Si persegue il proprio piacere in maniera incontrollata, cadendo in comportamenti psicotici, irrazionali, autolesionisti, con disturbi della personalità, schizofrenia e anche tic nervosi o movimenti incontrollati dacché è responsabile del controllo dei muscoli oltre che della motivazione personale, del sonno, dell'umore, della memoria e dell'apprendimento. A livello dell'apparato gastrointestinale, è responsabile della sensazione di nausea e vomito.


L'irrefrenabile ricerca del piacere e della gratificazione, associata ad un alto tasso di dopamina, caratterizza infine gli stati maniacali (euforici) della sindrome bipolare. In questa fase cadono i freni inibitori di qualsiasi tipo, inerenti l' oggetto del piacere (sesso, shopping, cibo, alcol, sostanze stupefacenti, ma anche internet).

LE CONSEGUENZE DEI SOCIAL
Il social di Zuckerberg è quello più utilizzato, ma anche gli altri agiscono alla stessa maniera. Prendiamo Instagram, dove ogni utente può scattarsi un selfie dovunque egli sia, caricandolo sul social e augurandosi di ricevere tanti like e commenti, o anche Twitter, dove la frase più a effetto o l' immagine che suscita più emozioni, può diventare il post più tweettato.

Ogni persona ormai mostra la sua vita pubblicamente, raccontando ciò che gli è o gli era accaduto, quello che ha pensato, dove si trova adesso, dove andrà domani, senza accorgersi non solo che cade nel vortice della ricerca di approvazione (o di compatimento - sui social è frequente mostrarsi tristi, sofferenti o vittime di ingiustizie per suscitare interesse, ammirazione e sostegno), ma porta, inconsapevolmente, a riportare informazioni personali che, non solo sono, sono state e verranno usate da società terze, ma anche da altri utenti ad esempio qualche malintenzionato che si ha nelle cerchie di contatti che, sapendo che il loro conoscente non è in casa, potrebbero effettuare furti o, come accaduto già, un datore di lavoro può licenziare i dipendenti che passano il tempo sui social.

LA DIPENDENZA PUO' CAUSARE LAUTI GUADAGNI

Matteo Ricci Mengani intervistato
dal programma Le Iene
Se gli utenti descritti sin' ora causano danni a sè stessi, ci sono altri che utilizzano i social a proprio vantaggio.
È il caso dei siti web di fake news che, suscitando indignazione negli utenti, portano a condividere i contenuti in maniera ossessiva, senza neanche leggere gli articoli, creando così un notevole guadagno al gestore del sito web.

Matteo Ricci Mengani, ad esempio, è un uomo di Albenga che si scoprì essere gestore di 162 siti web dei quali, circa una 30ina, contenevano solo fake news, ovvero notizie false, inventate, ideate solo per ottenere click e  guadagnare denaro dall' indignazione degli utenti.
Siti come gazzettadellasera.com, News24europa.com, Ilfattoquotidaino.com, Catenaumana.net, Notizie5stelle.com Liberogiornale.com e tanti altri si scoprirono da lui gestiti.
Creava notizie false, le pubblicava sulle relative pagine social, e gli utenti cliccavano sul link condividendo sui loro profili, dandogli quelle visualizzazioni che, tramite i banner sui suoi siti, gli consentivano di guadagnare migliaia di euro al mese.
La società di Ricci, la Edinet, ha fatturato 50mila euro in pochi mesi. La sede della Edinet è in Bulgaria dove, afferma, passa la maggior parte dell' anno.

Facebook, invece, a quanto è emerso, ha venduto pubblicità durante la campagna presidenziale statunitense a una società russa legata alla propaganda a favore della Russia. Gli oltre 3000 annunci russi comprati hanno cercato di influenzare diversi elettori in base alle loro caratteristiche politiche e demografiche, secondo quanto riportato dal Washington Post.

Insomma, se gli utenti cadono nella dipendenza a suon di like e condivisioni, inconsapevoli di non poterne fare a meno, altri utenti ci guadagnano.
Un nostro "like" fa guadagnare milioni di euro. Ma non a noi.


FONTI E LINK UTILI
  • https://www.washingtonpost.com/news/the-switch/wp/2017/11/09/facebooks-first-president-on-facebook-god-only-knows-what-its-doing-to-our-childrens-brains/
  • https://www.theguardian.com/technology/2017/nov/09/facebook-sean-parker-vulnerability-brain-psychology 
  • https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/23245-dopamina-funzione
  • http://ilventunesimosecolo.blogspot.it/2015/06/licenziamento-legittimo-se-dipendente.html
  • https://www.theguardian.com/technology/2017/nov/09/facebook-sean-parker-vulnerability-brain-psychology
  • https://www.biography.com/people/sean-parker-20906371
  • http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2017/11/10/news/sean_parker_lancia_l_allarme_facebook_sfrutta_le_vulnerabilita_psicologiche_umane_-180766892/
  • http://www.bufale.net/home/the-black-list-la-lista-nera-del-web/
  • https://www.agi.it/cronaca/dietro_le_bufale_i_miei_server_ma_non_sono_io_lo_spacciatore-1317383/news/2016-12-16/
  • http://www.savonanews.it/2017/02/16/leggi-notizia/argomenti/attualit/articolo/lalbenganese-matteo-ricci-mingani-si-confessa-alle-iene-le-bufale-di-libero-giornale-le-creo-io.html

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