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venerdì 15 gennaio 2016

Milano, invalido muore da solo in casa: viveva con 186 euro al mese


Una storia di abbandono ed esclusione sociale arriva da Nerviano, comune alle porte di Milano. Ieri è stato ritrovato il corpo senza vita di Giovanni Ceriani, uomo classe '55 che viveva da solo in una casa sita in via Pasubio. Il signor Ceriani era costretto sulla sedia a rotelle a causa di un incidente sul lavoro e viveva di un umiliante e vergognoso sussidio di appena 186 euro mensili che lo Stato gli riconosceva in ragione della sua invalidità, ai quali si aggiungeva un bonus annuale di 1000 euro da parte del Comune.

Ceriani viveva in una casa di proprietà del Comune, ma non poteva permettersi il riscaldamento. A ritrovare il suo cadavere è stata una vicina di casa che ha allertato i soccorsi dopo averlo trovato riverso sul pavimento accanto alla sua sedia a rotelle. Purtroppo i soccorritori hanno potuto soltanto constatare il decesso e far quindi trasportare l'uomo all'obitorio dell'ospedale di Legnano. Sul suo corpo non sono stati ritrovati segni di violenza quindi è probabile che il decesso sia avvenuto per cause naturali, anche se verosimilmente legate al modo di vita non adatto alla sua difficile condizione.

Proprio lo scorso 11 dicembre aveva denunciato la sua situazione esponendo un cartello in Piazza Italia a Nerviano, cercando la solidarietà dei suoi concittadini. Queste le sue parole:

«Abito in via Pasubio, in un monolocale assegnatomi dai Servizi sociali e ad affitto calmierato. Non mi posso permettere un impianto di riscaldamento. Ho i fornelli elettrici ed ora mi è arrivata una bolletta della luce di 71 euro, ma non ho i soldi per pagarla. Oramai non so più come fare a risparmiare. Limito qualsiasi spesa. Ma non basta mai. Ed eccomi qui, per la prima volta in piazza, a rivelare pubblicamente la mia vita d’inferno, con una mano tesa e alla ricerca di un barlume di speranza. Tengo tutto conteggiato. La mia vita è un continuo contare, fino davvero all’ultimo centesimo. Basta un minimo errore di calcolo e mi si stravolge tutto il budget mensile, come quando qualche mese fa il bonifico (per colpa di un ente di Rho, ndr) fu spedito per sbaglio a un mio omonimo, un certo Giovanni Ceriani di Lainate. Spero solo che questa persona abbia soltanto il mio stesso nome e non anche la mia stessa disperazione».

2 commenti:

  1. La nostra, è una civiltà di egoisti? A partire da chi ha gli incarichi più prestigiosi che hanno stipendi da nababbi, fino ad arrivare a noi cittadini qualunque, che ignoriamo il nostro vicino di casa, che sta morendo di inedia.
    Nella civiltà andina degli incas, non c'era il danaro, l'oro non era moneta, esistevano delle comunità, dove tra gli incarichi che aveva il singolo membro c'era quello di lavorare la terra di donne che erano rimaste vedove, e vecchi che non ne avevano più la capacità. La comunità base, doveva lavorare anche dei terreni che erano dell'Inca (il sovrano) e del tempio, (il clero). però sul territorio della comunità se avveniva un disastro, l'Inca, ed il clero, dovevano provvedere ai bisogni della comunità. Anche qui c'era una classe di nobili che avevano (troppi) privilegi, ma forse da noi ce ne sono di più, e i più deboli, devono soccombere miseramente, Forse da certe civiltà passate, ci sarebbe da imparare qualcosa?

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    Risposte
    1. Ciao Luigino

      Per la tua ultima domanda: probabilmente sì.
      In una società, di solito, chi è ricco potrebbe aiutare chi è povero, e chi è povero diviene un individuo utile non solo per sè stesso ma anche per la comunità ( se il lavoro svolto fornisce qualcosa anche all' intera cittadinanza ).

      Ho conosciuto delle persone molto grandi che mi hanno parlato del loro paese d' origine. Di uno in particolare, che è di un paesino molto piccolo ( e all' epoca non superava i 1500 abitanti ). Diceva che il più ricco del paese andava in giro e quando beccava uno che cercava lavoro, lo chiamava e lo portava a zappare la terra dando lui la sua parte in denaro e spesso anche qualche alimento della terra.

      Forse è a causa delle città che si sono ingrandite e quindi non solo chi governa il nostro comune è lontano da noi, non lo sentiamo vicino, nonostante forse l' abbiamo anche incontrato prima che diventasse sindaco, ma lo sono anche coloro che ci abitano vicino.
      Forse il proverbio "meglio pochi ma buoni" non è così sbagliato..

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