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giovedì 19 novembre 2015

« E' una cosa illegale, lo so, ma me ne fotto ». Professore a giudizio alla Sapienza: duemila euro per passare l' esame


Teneva sotto scacco i suoi studenti: per passare un esame all'università non era necessario studiare, ma bastava allungare una bustarella da duemila euro al professore senza fare troppe storie.
«E' una cosa illegale, lo so, ma me ne fotto» diceva Antonio Patruno, docente a contratto della facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni” della Sapienza, senza sapere di essere registrato.

Ora l'insegnante è finito a processo per reati che vanno dall'induzione indebita a dare o promettere utilità, all'abuso d'ufficio, al peculato, fino al falso in atto pubblico. È stato rinviato a giudizio ieri dal gup, su richiesta del pm Erminio Amelio e al termine delle indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Roma.

L'imputato insegnava “Statica e teoria delle strutture” e “Tecnica delle costruzioni”. È stato incastrato dai suoi stessi studenti ed è stato smascherato da un servizio televisivo de “Le Iene”, andato in onda tre anni fa.
I fatti risalgono al 2 novembre 2011. Patruno riceve una matricola nel suo studio in via Belluno, non sa di essere ripreso da una telecamera nascosta. Senza mezzi termini, fornisce le istruzioni per passare in modo agevolato un esame. «Ti metti in fondo, non consegni, almeno le persone hanno visto che stai fisicamente lì, capito?», dice. Poi, elenca le domande che farà durante la prova: «Ti chiedo momento vettoriale e teorema di Varignon, poi passiamo al teorema di Huygens». Il professore, addirittura, tira fuori dal cassetto della scrivania un blocchetto di fogli. «Ti fai le fotocopie di questa tesina, la discuteremo in sede d'esame, facci mettere una rilegatura diversa», propone a una studentessa.
Il voto viene concordato in anticipo: non supererà il 28, ma sarà comunque alto.
Dopo aver dispensato consigli, Patruno batte cassa: la sua gentilezza costa duemila euro da pagare in contanti e in anticipo. Niente assegni, «perché di quelli resta traccia» conclude il prof. La stessa prassi sarebbe stata adottata anche con un altro giovane che, due mesi prima, avrebbe consegnato 4000 euro all'imputato in cambio di due “27” segnati sul libretto.

Dalle indagini è emerso altro. Secondo gli inquirenti, infatti, il docente avrebbe arrotondato lo stipendio gestendo un giro di lezioni private, effettuate dai suoi assistenti, al prezzo di 50 euro l'ora e spesso tenute presso le aule dell'università. Da qui, l'accusa di peculato. Molti universitari, inoltre, sarebbero stati indotti a partecipare a viaggi d'istruzione all'estero, a Berlino e a Valencia, organizzati da una società di cui Patruno è rappresentante.

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