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mercoledì 5 agosto 2015

Di fronte alla morte, siamo tutti uguali

di Lapenna Daniele

Siamo diversi. Ognuno ha i propri interessi, le proprie idee, i propri credi,i propri gusti, i propri tempi, ma abbiamo talmente tante altre cose in comune, che spesso ce ne dimentichiamo, credendoci completamente diversi l' un l' altro.

Tutti ci arrabbiamo di fronte a un' ingiustizia, sia essa verso i deboli, verso di noi o verso le nostre idee. Tutti ci comportiamo alla stessa maniera per difendere un' idea o per affermare un' evidenza. Tutti proviamo paura.

6 Agosto 1945. Ore 2:00. Il colonnello Paul Tibbets fa decollare il bombardiere  B-29, chiamato "Enola Gay", il nome di sua madre, da una piccola isola del Pacifico. Destinazione: Hiroshima, Giappone.
Ore 8, 15 minuti e 17 secondi: a quota 9.000 metri l' aereo sgancia una bomba di 4.400 chilogrammi.
A 580 metri dal suolo... esplode.
Nel punto dell' esplosione, la temperatura dell' aria è di 60 milioni di gradi. Un lampo bianco avvolge tutta la città. Migliaia di persone muoiono all' istante carbonizzati senza che si possano accorgere della loro morte visto che la velocità dell' onda d' urto è di 3.000 metri al secondo. Ogni secondo, la potenza forza della bomba percorre 3 chilometri. Una velocità spaventosamente assurda.
80mila morti nell' esplosione. 60 mila morti nei mesi successivi.



Nessun individuo può decidere quando un altro individuo debba morire. Nessuno può decidere la vita di un singolo, né di migliaia o milioni di persone. Ogni crimine è uguale ad un altro crimine. Non esiste il delitto peggiore e quello più leggero. Sono tutti crimini dello stesso livello.
Ci ricordiamo spesso i crimini più famosi, ma ne dimentichiamo tanti altri.Si identificano i crimini con i nomi di singole persone, ma dimentichiamo che queste erano solo i mandanti. Un uomo può ordinare di bruciare o uccidere delle persone, ma se non si eseguisse materialmente l' ordine, nessuno morirebbe.
É l' azione che produce la morte, e non il pensiero.
Non ci vuol nulla a fermare un singolo uomo che vuole la morte. Quando però anche le persone intorno a lui hanno la stessa sciagurata idea che la vita altrui sia nelle loro mani, è la fine per tutti.

Ricordiamo la morte, ma lottiamo per la vita.

4 commenti:

  1. in teoria, siamo tutti uguali ma come spiegano i sociologi (si vedano le teorie su "inclusione ed esclusione sociale") ogni gruppo umano ritiene di essere l'unico "valido" e considera "non validi", non degni della "grazia di dio", addirittura non umani gli altri gruppi umani "rivali". E' per questo, ad es. che si compiono i genocidi (quello degli armeni, quello dei bosniaci, quello delle varie etnie e tribù africane in lotta fra loro), perchè tecnicamente quelli che vengono uccisi, non sarebbero nemmeno "umani" e quindi non c'è senso di colpa. E' inutile dare la colpa alla perfidia di Hitler, non era Hitler in persona che è andato a gettare gli ebrei nei forni, mi pare. Questa è una delle solite mosse per deresponsabilizzarsi, ed è proprio questa deresponsabilizzazione che porta alle tragedie

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    1. Esattamente. Chi materialmente uccideva i deportati, erano i soldati e non Hitler. Lui ordinava e gli altri eseguivano. E tanti agivano attuando violenze partorite dalla loro mente. Se non fossero stati d' accordo con Hitler, lo avrebbero tolto di mezzo e terminato lo sterminio.

      Un pò come fanno tutti dando la colpa ai politici oggi...

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  2. infatti, noi abbiamo più responsabilità di quanto a molti piace credere...

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    Risposte
    1. La mente umana che preferisce scaricare le colpe sugli altri.
      É meno indolore e porta a credersi senza peccato.

      Elimina

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