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mercoledì 13 maggio 2015

Hai una casa? Sai cucinare? Vuoi arrotondare con lo stipendio? Allora puoi aprirti un Home Restaurant, senza pagare le tasse di un ristorante

#homerestaurant #ristoranti #cibo #lavoro #fiscoetasse #alimentazione
di Lapenna Daniele

Ti piace cucinare, e quindi, quando sei a casa, eviti i cibi già pronti preparando tu stesso dei piatti gustosi.
Mettiamo tu decidessi di mettere annunci su internet ed invitare gente a casa tua per mangiare in compagnia. Bene. Mettiamo però che tu chieda un prezzo fisso, chessò, 25 euro a testa per una cena con primo, secondo, contorno e bevande. In pratica hai aperto un ristorante a casa tua. Tutto questo è legale (o almeno così pare) e si chiama "Home Restaurant", dove "home" significa casa. Quindi un ristorante a casa tua.
Ma come funziona?

COME FUNZIONA
Non bisogna chiedere autorizzazione al Comune, né all' Asl, e neanche è necessario avere un diploma di alberghiero né un attestato delle proprie capacità culinarie. Leggendo on line, si scopre che non bisogna superare i 5.000 euro annui altrimenti sono necessarie dichiarazioni e quindi pagamento di tasse o di relative sanzioni in caso di evasione.
Ma poi chi effettuerebbe controlli in case private sostenendo sia una cena a pagamento e non una rimpatriata di amici?
Il tutto è stato regolamentato dal disegno di legge N. 1612 del giugno 2009 ( Governo Berlusconi, XVI^ legislatura ) "Disposizioni in materia di promozione e di svolgimento dell’attività di home food".



Il decreto è nato con l' intento di « regolamentare le attività finalizzate all’erogazione del servizio di ristorazione esercitato da persone fisiche all’interno delle proprie strutture abitative », anche se non si capisce perché regolamentare un servizio che dovrebbe esser fornito in luoghi appositi, dopo controlli specifiche e con specifiche competenze in materia.
Il ddl prevedeva che le persone fisiche potessero esercitare, per un numero massimo di venti coperti al giorno, un servizio di ristorazione all’interno di strutture abitative aventi «i requisiti igienico-sanitari per l’uso abitativo previsti dalle leggi e dai regolamenti vigenti» senza necessità di iscrizione al Registro degli esercenti il commercio e previa una comunicazione d’inizio attività al comune competente, accompagnata da una relazione di asseveramento redatta da un tecnico abilitato.
A quanto risulta, il ddl non fu discusso in Parlamento, però gli Home Restaurant ( o anche Supper Club ) in Italia ci sono ( nonostante siano nati a Cuba e si siano sviluppati già da anni in Europa ) e al momento non risultano sanzioni né nuove leggi a regolamentarli.

NIENTE DICHIARAZIONE, NIENTE TASSE
Un utente, in web, si chiede

"In quanto al tetto dei 5.000 euro, per quel che ne capisco io di emolumenti e tassazione degli stessi, non va superato né dichiarato se NON FA CUMULO con altri redditi, altrimenti se si superano i 5000 euro di reddito complessivo, va dichiarato eccome e ci si pagano sopra le tasse utilizzando l’apposito riquadro della dichiarazione irpef (modello unico quadro redditi occasionali), altrimenti potremmo inventarci sette diverse attività occasionali e non sforare per ciascuna di esse i 5.000 euro non dichiarando al fisco 35mila euro annui, il che è impossibile.
I 5000 euro non sono un tetto oltre il quale vanno dichiarati, vanno comunque dichiarati se concorrono a formare insieme ad altri redditi il proprio reddito personale.

Non è nemmeno vero che oltre i 5000 euro si debba aprire partita iva poichè in materia non vi è alcuna delibera/legge relativa alle somme guadagnate mediante attività occasionale ma vi è solo una definizione legata alla durata temporale della attività stessa, è evidente che se io guadagno i 5.000 euro con una sola cena resto occasionale che più occasionale non si può… se li guadagno servendo pasti 365 giorni l’anno è altresì evidente che non ho nulla di occasionale. Il limite dei 5000 euro è solo il limite oltre al quale si deve aprire una posizione inps separata.
Ovviamente sempre ammesso che sia lecito praticare l’attività di Home Restaurant e guadagnarci sopra.
"

Però c'è l' esperienza di qualcuno, ecco un commento di chi è stato ospite di un Home Restaurant

"Da qualche anno che seguo questo tipo di iniziative, e mi è capitato di parteciparvi. L’idea è buona, ma purtroppo vedo che in Italia l’intento non tutela affatto i “clienti”. Alcuni possono anche essere contenti così, però a questo punto avrebbero ragione i ristoratori veri a lamentarsi. Queste cene sono a tutti gli effetti delle ristorazioni senza piccolo compenso (nessun evento a cui ho partecipato richiedeva dei “contributi” inferiori a 30 euro, quindi il tetto di 5000 euro annui può essere facilmente superato, fosse solo una cena di 10 persone e una volta al mese ), non sono eventi saltuari, e nessun organizzatore mi ha fatto vedere di avere una certificazione di alimentarista… (tra l’altro ci si mette davvero poco ad ottenerla). Siamo alle solite: è come il discorso fra blogger e gionalisti: in entrambi le aree ci possono essere professionisi più o meno bravi e la qualità si prova sul campo. Però non dovrebbe essere la stessa cosa, c’è una professionalità che andrebbe messa in evidenza e fatta pesare. L’alimentazione è una cosa, per certi versi, più seria, e penso anche a tutti gli aspiranti cuochi che si fanno cinque anni di alberghiero contro quelle bravissime persone che sono bravi a cucinare e pensano che questi basti. Credo che la legislazione debba tutelare tutti e che ci debbano essere controlli ferrei sul rispetto delle leggi. Gli esercizi pubblici che sgarrano vengono chiusi, chi apre un restaurant house deve rispettare dei criteri di qualità e sicurezza allo stesso modo, ma sono più difficili da “stanare”. Non sono delle attività ricreative fatte solo per “arrotondare” le entrate, questo almeno a Milano. Credo che sia onesto che la gente lo sappia. Per questo vorrei essere informata di eventuali proposte e cambiamenti legislativi a proposito."

Se andiamo a vedere quanto costi aprire un' attività, capiamo come ci sia una disparità fra chi apre un ristorante e deve togliere dal proprio reddito annuo un 50% da destinare alle tasse.

Non si sa perché regolamentare un servizio privato scavalcando i requisiti necessari e indispensabili per una normale attività di ristorazione dove non solo vengono spesi parecchi soldi, ma anche studi ed impegno.
Probabilmente tutto ciò non è giusto ma, per la situazione attuale, chi vuole crearsi un lavoro senza pagare le tasse, almeno in Italia, può farlo.

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