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martedì 24 marzo 2015

Sanzioni per quasi 900.000 euro per pratiche riscossione crediti aggressive. I metodi scorretti delle società


L' Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ( AgCom ) ha sanzionato due società a inizio di quest' anno per pratiche scorrette in merito a riscossione crediti.

La prima è la Recus S.p.A., sanzionata di 500mila euro, il cui caso era stato segnalato all’Autorità da diversi consumatori tra marzo 2013 e dicembre 2014, e anche da un’associazione di consumatori.


Le “pratiche commerciali scorrette, in quanto aggressive” sono quelle che
La Recus S.p.A. per recuperare vari crediti a favore di società in prevalenza fornitrici di utenze domestiche (energia elettrica, gas, telefonia fissa) ha messo in atto veri e propri atti aggressivi verso i debitori, in particolar modo attraverso insistenti solleciti telefonici, continue richieste epistolari e digitali (via mail, sms), nonché visite domiciliari, anche presso terze persone. Gli esattori si recavano dai vicini di casa o dai parenti del debitore in modo da esercitare un condizionamento e quindi portare l' utente a regolarizzare la sua situazione debitoria che comunque non è mai stata comunicata per intero oppure vedeva un' avvenuta prescrizione.
L’Antitrust ha quindi irrogato alla società una sanzione di 500.000 euro.

L' altra è la Telkom S.p.A.. La società in questione recuperava crediti a favore di Sky, inviando ai clienti “atti di citazione in giudizio presso sedi di Giudici di Pace senza il rispetto del Foro competente”.
Per questo, l’Antitrust ha irrogato alla società una sanzione di 320.000 euro, da pagare entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento..



Il caso, segnalato all’Autorità da diversi consumatori tra il luglio 2013 e il marzo 2014, era rimbalzato anche sui media e in particolare era stato oggetto di un servizio nella trasmissione televisiva “Report”. Gli atti di citazione inviati da Telkom, “con l’indicazione di una fittizia data della prima udienza”, secondo l’Antitrust erano tali da esercitare sui destinatari “un indebito condizionamento, ingenerando il convincimento che, a prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria, sia preferibile provvedere rapidamente al pagamento dell’importo richiesto piuttosto che esporsi a un contenzione giudiziario”. Questa pratica commerciale è stata giudicata, inoltre, “non conforme al livello di diligenza professionale ragionevolmente esigibile”.

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