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sabato 28 febbraio 2015

Condannata per un lecca lecca: "Simulava un atto sessuale"

di Lapenna Daniele

Da oggi, gustare un lecca lecca nel proprio giardino, può costare caro. Esattamente 300 euro più circa 5000 euro di spese processuali.
É successo a Bacu Abis, un paesino nella provincia di Carbonia condannata dal Giudice di pace per colpa dei suoi lecca-lecca.
Il fatto risale al 2007. La donna veniva accusata dalla vicina di casa di perpetrare "gesti provocatori a sfondo sessuale". E  la denuncia.

L' accusata passeggiava all'interno del proprio giardino gustando il lecca lecca simulando un rapporto sessuale orale. Il tribunale Penale di Carbonia ha condannato in Appello dacché l' imputata "ha leso il decoro personale della vittima, affacciata al proprio balcone". La donna ( vicina di casa ) apostrofa la ragazza con parole pesanti,durante l'accaduto, ma qui il codice penale non viene scomodato.

La sentenza condanna in appello l'imputata al pagamento di 300 euro per rifondere la vicina del torto subito, oltre alle spese processuali allo Stato, per la cifra di 4.750 euro. Tra la malcapitata e la parte lesa pare vi fossero attriti di vecchio corso,ma una condanna del genere sembra proprio esagerata ( oltre che mostrare il bigottismo della vicina che probabilmente aveva qualche problema sulla sfera sessuale ).

CALIPPO E MOLESTIA SESSUALE
La questione della molestia sessuale subìta a seguito del lecca lecca ( o del famoso gelato Calippo ) era già stata portata in risalto qualche tempo fa da degli avvocati filandesi, anche se in maniera comica.
Questi vollero aprire una discussione sull'introduzione, in Finlandia, di nuovi interventi legislativi in materia di molestie sessuali sul luogo di lavoro, sia per donne che per uomini.
Per chiarire la propria posizione, i legali diffusero un video ironico ( l' immagine sopra è tratto dal video che trovate sotto ) nel quale una donna seduta alla propria scrivania, gusta un ghiacciolo in maniera molto provocante.

I cani fiutano le bugie e le persone inaffidabili


Secondo uno studio giapponese i quattrozampe una volta che l’hanno captato, smettono di “dar loro retta”

La consapevolezza sociale dei cani, una continua scoperta per la ricerca scientifica. Molti studi hanno confermato che i quattrozampe possono percepire le emozioni umane. Recenti ricerche hanno scoperto che possono capire la differenza tra una faccia felice e una arrabbiata, e di mostrare anche gelosia.
Questa volta un team di scienziati, guidati da Akiko Takaoka della Kyoto University in Giappone, afferma che i cani possono percepire quando una persona è inaffidabile. E una volta che l’hanno captato, smettono di “dargli retta”. Un elemento che gli addestratori cinofili conoscono bene, tanto che la prima regola per chi vuole “educare” e conquistare la fiducia del proprio cane è essere sempre coerenti nell’interazione con l’animale. In uno studio pubblicato sulla rivista “Animal Cognition”, la squadra di ricercatori giapponesi ha testato 34 cani in tre momenti diversi.

L'ESPERIMENTO
Nel primo, gli sperimentatori hanno indicato agli animali con precisione dove fosse nascosto del cibo, cioè all’interno di un container. Nel secondo, hanno segnalato ai cani un contenitore vuoto. Al terzo turno, lo stesso sperimentatore ha nuovamente segnalato all’animale il contenitore con il cibo.

Ebbene, gli animali in quest’ultima occasione non hanno risposto allo sperimentatore, evitando di seguirlo e di cadere nella “trappola” del contenitore vuoto. Questo suggerisce, dice Takaoka, che i cani possono utilizzare la loro esperienza per valutare se una persona è affidabile o meno. «I cani hanno un’intelligenza sociale più sofisticata di quello che pensavamo. Questa si è evoluta in modo selettivo nel corso della loro lunga storia di vita insieme agli esseri umani».

Il prossimo passo, aggiunge il ricercatore, sarà quello di testare specie strettamente collegate ai cani, come i lupi. Questo svelerebbe gli «effetti profondi dell’addomesticazione» sulla intelligenza sociale dei cani.

venerdì 27 febbraio 2015

Napoli, due euro per i passeggini: ecco i «nuovi» parcheggiatori

Area di sosta passeggini a soli due euro.
Accade a Napoli nel quartiere di Montesanto, dove un parcheggiatore - spesso per "arrotondare" - offre il suo personale servizio di sorveglianza anche alle carrozzine per neonati.

da ilmattino.it

giovedì 26 febbraio 2015

Digiuno efficace contro le infiammazioni croniche


Il digiuno come soluzione naturale per sconfiggere le infiammazioni croniche. A sostenerlo i ricercatori della Yale School of Medicine, negli USA, secondo i quali tale pratica favorirebbe la produzione di beta-idrossibutirrato, un molecola in grado di fermare la risposta infiammatoria da parte delle cellule.

L’infiammazione cronica subirebbe un processo d’arresto causato dalla maggiore concentrazione, derivata dalla maggiore produzione di beta-idrossibutirrato, di una molecola in grado di stimolare la risposta infiammatoria cellulare. Un processo che si innescherebbe non soltanto in caso di digiuno, ma anche mentre si segue una dieta o in corrispondenza di una sessione di esercizio fisico intenso.

Secondo quanto pubblicato sulla rivista Nature Medicine tale molecola risulterebbe associata all’invecchiamento e a uno stile di vita sedentario. Inoltre sarebbe riscontrabile in concentrazioni elevate nei pazienti affetti da diabete di tipo 2, Alzheimer, arteriosclerosi e patologie auto-immuni.

Sebbene il meccanismo specifico attraverso il quale tale processo avvenga rimanga in buona parte sconosciuto, gli esperti sottolineano come nei casi analizzati lo stato infiammatorio risultava di bassa intensità tanto quanto i livelli di beta-idrossibutirrato evidenziati risultavano alti.

Saranno quindi necessari ulteriori studi per verificare con esattezza attraverso quali processi si attiva tale effetto, ma che potrebbe nel tempo portare a definire più efficaci processi di cura per malattie legate all’invecchiamento e alla degenerazione cognitiva come appunto l’Alzheimer.

martedì 17 febbraio 2015

Disoccupato: o accetti il lavoro, o addio sussidio


Trento - Un più ampio impiego dei lavori socialmente utili, a beneficio dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria o in mobilità, negli enti pubblici, in particolare Comuni e Provincia: questo quanto stabilisce una delibera approvata oggi dalla Giunta su proposta del vicepresidente e assessore allo sviluppo economico e lavoro Alessandro Olivi, che modifica la disciplina vigente, semplificandola, e che al tempo stesso rafforza il cosiddetto "principio di condizionalità".

In pratica, se prima l'accettazione di un lavoro socialmente utile era lasciata alla volontà dell'interessato, ora essa viene resa obbligatoria, accertate ovviamente alcune precondizioni, in particolare l'idoneità del lavoratore stesso rispetto alla mansione richiesta dall'ente. In caso di rifiuto, il regime di disoccupazione, con i relativi sussidi, decade

"E' un passaggio importante - sottolinea il vicepresidente Olivi - che attendevamo da tempo. Nonostante infatti esista già una normativa nazionale che prevede l'adozione del principio di condizionalità, essa di fatto è stata finora pochissimo utilizzata. Vogliamo andare nella direzione di un welfare sempre più moderno, proattivo, responsabile, dove ciascuno è chiamato a fare la sua parte. La disponibilità del lavoratore che pure si trova in una condizione oggettivamente difficile, avendo perso il lavoro, di mettersi al servizio della propria comunità, in qualche modo restituendo quello che da essa riceve, ci sembra importante non solo sotto il profilo della tenuta complessiva del sistema ma anche sul piano valoriale: lavorare per la comunità aiuta a non sentirsi passivi".

venerdì 13 febbraio 2015

WhatsSpy: l' applicazione per spiare gli utenti di WhatsApp


Sicuramente molti utenti si saranno chiesti quanto sia sicuro il noto servizio di messaggistica istantanea, WhatsApp e nonostante gli sviluppatori garantiscono che la sicurezza sarà aumentata, questa è messa a rischio da WhatsSpy.

Nelle ultime ore, i 700 milioni di utenti di WhatsApp stanno iniziando a ricredersi riguardo la sicurezza e la privacy dell’applicazione, infatti Maikel Zweerink ha creato un’applicazione chiamata WhatsSpy Public, un’applicazione che, in pochissime e semplicissime mosse, consente di accedere ad alcune attività di un determinato contatto.

Il creatore di WhatsSpy ha così spiegato la sua applicazione “danno la possibilità all’utente di modificare il suo ultimo accesso, la foto profilo e il messaggio personale. Si potrebbe pensare che la vostra privacy sia al sicuro impostando l’opzione ‘nessuno’, ma la verità è che con WhatsSpy sarei in grado di tenere traccia di ogni vostra mossa”, quindi un vero e proprio fulmine a ciel sereno.

Zweerink, all’interno del proprio sito, mette a disposizione, per chiunque volesse consultarlo, le istruzioni per poter utilizzare WhatsSpy. Prima vi ho detto, che il funzionamento è molto semplice solo però per gli utenti che possiedono i seguenti requisiti: necessita di un Raspberry Pi, un server o un VPS, un account secondario su Whatsapp e un iPhone jailbreakkato oppure uno smartphone Android ruotato.

Belgio: donna brucia vive le sue tre figlie per non affidarle all' ex marito


Ha chiuso le tre figlie di 7, 5 e 3 anni in una stanza, poi ha appiccato l'incendio e ha chiamato l'ex marito per avvisarlo. Le tre bimbe non hanno avuto scampo e sono morte in dieci minuti.
 Questa la ricostruzione fatta dalla polizia su quanto accaduto ieri a Lennik, in Belgio.

Sonja, una casalinga di 35 anni, che in base a quanto racconta il suo ex marito, Helmut, mischiava regolarmente farmaci e alcolici e cadeva in un profondo sonno anche per 20 ore al giorno, litigava da settimane con l'uomo, che aveva chiesto alle autorità la custodia delle bambine. Lei invece non aveva intenzione di concedergliela, e ha messo in atto un piano diabolico: piuttosto che perderle ha deciso di ucciderle. E infatti, dopo averle chiuse a chiave nella stanza, ha telefonato a Helmut: "Non perderò mai le bambine, sto per ammazzarle", gli ha detto. L'uomo, che era al lavoro, ha chiamato subito la polizia e i vigili del fuoco, ma per le piccole non c'era più nulla da fare. Sonja ha raccontato che ha sentito delle urla "per una decina di minuti, poi c'è stato silenzio".
La donna è stata arrestata e sono attesi i risultati delle autopsie.

domenica 8 febbraio 2015

Sentenza dà ragione ad Equitalia: la prescrizione è di 10 anni. Ma la notizia è vera? Ecco cosa dice realmente la legge sulla prescrizione

#equitalia #cartelleesattoriali #prescrizione #tasse #agenziadelleentrate

di Lapenna Daniele

In questi giorni sta circolando la notizia di una sentenza di un giudice di pace che ha stabilito come, per riscuotere il debito verso il contribuente, Equitalia abbia tempo ben 10 anni, e non cinque.
La news, riportata da alcune testate giornalistiche ( e questo fa pensare ad una falsa notizia ma non ci metto comunque la mano sul fuoco ) racconta del caso di un 54enne che ha cumulato un debito di circa 4.000 euro per sanzioni amministrative ( ovvero infrazioni al codice della strada ). Il giudice di pace, Nazzarena Zanini, ha dato ragione ad Equitalia respingendo il ricorso dell' uomo e distruggendo l' affermazione che la prescrizione non sia decennale ( qui la news completa ).

Ora, leggendo la notizia attentamente, veniamo a conoscenza che l' uomo afferma di non aver ricevuto mai una notifica delle stesse che avrebbero potuto interrompere la prescrizione che invece era avvenuta essendo passati più di cinque anni.
Il tutto, in base all' Articolo 28 della legge di Depenalizzazione N. 689 del 1981 che recita testualmente

"Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione".
Altre sentenze hanno confermato queste termine, come quella del giudice di pace di Torino con la sentenza
n. 11937 depositata il 30 dicembre 2011.

Secondo Equitalia, invece, la prescrizione è di 10 anni. In pratica equipara la cartella esattoriale ad un decreto ingiuntivo e si appella all' Articolo 2953 del Codice Civile - Effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi - che dice 

mercoledì 4 febbraio 2015

Gli alimenti contengono pesticidi? Sì, e il loro uso è del tutto legale

di Lapenna Daniele

#alimentazione #pesticidi #pesticide #biologico #pasta #salute #cibi #antiparassitari #fitofarmaci #farmaci



Il pesticida ( dall' inglese pesticide ) è una sostanza chimica utilizzata per sterminare qualsiasi microorganismo dannoso o piante infestante che distrugga un raccolto.

La legislazione europea e italiana non riconoscono il termine "pesticida" in quanto generico, e quindi lo suddividono in varie "famiglie": insetticidi, anticrittogamici, nematocidi, acaricidi, afidicidi, ecc. Quindi, suoi sinonimi sono biocida, prodotto fitosanitario o antiparassitario. Il termine utilizzato in agronomia è agrofarmaco o fitofarmaco.

I pesticidi possono essere tossici per il sistema nervoso, i polmoni, l’apparato riproduttivo, il sistema endocrino e il sistema immunitario. Inoltre sono anche cancerogeni. Il farmaco viene assorbito in parte nella pianta e quindi arriva direttamente sulle nostre tavole: che sia pasta, zucchina, melanzana, legume, ....
Quindi, come mai sono legali e vengono utilizzati sui cibi che mangiamo?

domenica 1 febbraio 2015

Miele Ambrosoli ritirato dal commercio per contaminazione da Antibiotici. Il Ministero della salute "Se in casa non usatelo"


Il Ministero della Salute concordemente con l’azienda produttrice, nel silenzio più assoluto delle autorità sanitarie regionali e locali, ha disposto il ritiro di una partita di Miele Ambrosoli ritenuta nociva per la salute pubblica.
L’allerta sanitaria riguarda un lotto di vasetti da 250 grammi, il numero M0509, messo in commercio tra giugno e luglio 2014 e recante sulla confezione la data di scadenza 5/2017 ovvero maggio dell’anno 2017.
La decisione è stata presa perchè l’Asl del Veneto, durante un controllo sulle derrate alimentari, avrebbe rilevato nel miele la presenza di antibiotici, evidentemente incompatibili con un prodotto che non ne dovrebbe presentare e pertanto nocivi alla salute. Le confezioni vengono ritirate dagli scaffali e dai magazzini dei negozi di alimentari e restituite ai grossisti.
In questo periodo di febbri e influenza, quando un buon bicchiere di latte o di tisane con una cucchiaiata di miele, diventa particolarmente confortevole e salutare, diventa dunque d’obbligo andare a controllare le proprie confezioni del prezioso alimento prodotto dalle api.

L'azienda produttrice precauzionalmente ha già attivato le procedure di ritiro del prodotto dalla vendita.
Ad evidenziarlo, Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, poichè non risultano tracce di comunicati o di spiegazioni dirette ai consumatori da parte della ditta produttrice. Inoltre, rimarcando l'allerta del Ministero della salute, invita i consumatori a non consumare il prodotto e a restituire le confezioni al punto di vendita per la sostituzione.