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venerdì 26 dicembre 2014

Il problema della scuola? La scarsa motivazione. Ecco la lettera di un docente che spiega il mondo della scuola oggi

di Lapenna Daniele

Ogni anno vengono lanciate su tutti i media le statistiche sulla scuola, e ogni anno gli studenti italiani vengono etichettati come "asini", inesorabilmente in fondo alle classifiche.
Dai recenti dati rilevati dall' Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che ha preso come campione 15enni di 57 nazioni, gli studenti del nostro Paese sono risultati al 33° posto per competenze di lettura, 36° per cultura scientifica e 38° posto per conoscenze matematiche.
Inoltre, se l' anno scolastico finisse oggi, sarebbero bocciati il 25% di questi, mentre il 36% sarebbero promossi con debito. Quindi, oltre la metà dichiarati insufficienti o quasi sufficienti.


Un professore si chiede: dov'è il problema? La sua risposta è: la motivazione. Ma non solo degli studenti.


Il docente spiega "quello della motivazione è un problema sempre più consistente che andrebbe affrontato. Gli studenti sono sempre più svogliati e poco inclini nel credere nell’utilità della scuola; i docenti di riflesso credono sempre meno nell’efficacia della loro azione educativa seppur combattono strenuamente". La motivazione - prosegue - è frutto di fattori combinati come
- l’aspettativa che ognuno di noi ha di riuscire nel compito proposto
- la valenza del premio che otterremo una volta compiuto lo sforzo



I COLPEVOLI? I DISAGI INTERIORI
Il dito viene puntato non solo sugli studenti, sui docenti e sui genitori ma  anche sulla società.
Condivido il suo punto di vista perché sottolinea come ogni personaggio di questo "teatro" sia coinvolto in una crisi sociale di valori dove ognuno di essi è implicato come protagonista in disagi interiori. La scuola non può esser - come la definisce - "l' isola felice" dove risolvere anche i problemi che si hanno a casa. La scuola deve educare ad esser responsabili e a prendere maturità sulle proprie scelte. Se il professore mette un brutto voto, non lo fa per punire in sè lo studente, ma per punire il suo non impegno.

I problemi personali si ripercuotono spesso - come molti di noi sappiamo - anche sul lavoro, e così anche sulla scuola. Ma non è tutto così facilmente giustificabile. Gli "attori" di questo spettacolo - docenti, studenti e genitori - devono cambiare, modificare la "scenografia", altrimenti la recita sarà sempre la stessa.

Io personalmente ricordo ai tempi della scuola di molti compagni che si proponevano male come per un sentimento di autodistruzione. "Male" intendo anche il solo fatto di non studiare o mostrarsi svogliati anche se avevano voglia.
Ricordo che alle medie riuscii a far imparare una poesia a memoria ad un compagno che era uno di quei "bulli" che non portavano neanche un libro a scuola. Gli insegnai un trucco per ricordare quelle strofe. Mi disse "però, è divertente". Ad un altro riuscii a far piacere la matematica: dai soliti voti 4 o 5, riuscì a prendere 6,5 ed una volta sola anche un 7. Ad un altro spiegai la statistica ( un ramo della matematica ) e mi lanciò la frase "ah, non è difficile! Ed io che non riuscivo a capirla!".
Questo mi fece capire che nessuno è stupido: stupido è colui che sa di voler esser stupido perché vuole esserlo lui, e non perché lo è veramente. Certo, spesso la colpa è dei professori, ma come vedremo, è un insieme di cause che porta a questo.

GLI ASINI DIPLOMATI

Non si tratta di un' offesa agli studenti, ma ai professori.
Anche questo docente spiega il suo punto di vista e lo riporto completo - dacché esposto molto bene - per poi commentarlo
"E poi una volta per tutte parliamoci chiaro: la scuola superiore deve essere inclusiva a tutti i costi? Non è forse vero, in generale, che le scuole migliori sono anche quelle più selettive?

Escludere non è bello ma bisogna insegnare ai ragazzi che devono essere loro a non farsi escludere, accettando le regole delle scuole e le sanzioni per chi non le rispetta. Altrimenti si lascia intendere che ci si può astenere dal fare il proprio dovere, perché tanto poi la colpa sarà solo della Scuola che non ha saputo includerti. Teniamo sempre le porte aperte per garantire le pari opportunità a tutti, ovviamente, ma elogiamo anche il merito e mandiamo dei segnali forti in questa direzione."


Ricordo come alle superiori abbia incontrato compagni che non sapessero ancora la differenza fra "a" ed "ha" e fra "e" ed "è". Spesso, nei temi, si sbagliavano.Non ci credete? Beh, non ci credevo neanche io. Studenti che dovevano esser bocciati alle elementari, ma sono giunti sino alle medie. Qui dovevano esser bocciati, ma sono giunti sino alle superiori. Bene, qui, quegli studenti si sono diplomati con 60/100. Votazione minima, ma diploma in mano.

Ebbene, secondo voi, è giusto punire con le bocciature? Molti risponderanno di no, dacché spesso possono allontanare il ragazzo dalla scuola. Infatti accade, dopo anche solo una bocciatura, di decidere di lasciare la vita scolastica ed abbandonare per sempre gli studi.
Quindi, la soluzione è promuovere con il minimo pur di non far sentir in colpa gli studenti ed evitare che abbandonino gli studi? Scelta difficile, ma non si può prescindere a mio parere, dal punire chi non si impegna. La motivazione dell' utilità di questa scelta sta anche nel fatto di non far trovare in difficoltà gli stessi studenti. Molti compagni delle superiori, ricordo, non riuscivano, anche con spiegazioni elementari, ad apprendere le nozioni matematiche degli ultimi anni di studio ( logaritmi, derivate, etc.. ) e la causa dov'era? Nel fatto di non avere delle basi della materia!
Come si può pretendere che lo studente capisca nozioni così complicate come ad esempio i logaritmi quando ha ancora difficoltà con le tabelline? É far imparare a far le operazioni ad una persona che non sa quali siano i numeri!

LA SOLUZIONE? L' IMPEGNO DI TUTTI
Il lavoro per giungere ad una scuola quasi perfetta è duro, e par' esser quasi impossibile.

"Proporre, ad esempio, di abolire la bocciatura nel biennio delle superiori" come spiega il professore, in merito alle proposte di legge del governo "è un falso modo di intendere il problema. Si da la colpa al termometro per curare la febbre. E’ come se per risolvere il problema degli automobilisti che passano con il rosso, si abolissero i semafori. L’effetto sarebbe devastante: è utile mandare avanti studenti in un indirizzo scolastico che forse non fa per loro?
Ho letto altre proposte che hanno come comune denominatore la parola
abolizione: dei voti, delle note, delle bocciature, della campanella, del gruppo classe.
Mi chiedo: se si tolgono questi elementi (per carità suscettibili di cambiamenti) che cosa resta della scuola? Quali sono le alternative valide? E’corretto risolvere i problemi eliminando le spie che ne segnalano la presenza?
".

In effetti, servirebbe spedire nella vita "là fuori" dei futuri adulti ( finti ) consapevoli che, anche se non si impegneranno al massimo, potranno ricevere delle promozioni, magari sul lavoro? La vita è molto lontana dalla scuola che ti promuove col minimo pur di non vederti più o non vederti abbandonare gli studi. La vita, se non ti impegni, ti porta da tutt' altra parte ( sempre se non si ha una botta di fortuna imprevista ).

Il professore conclude invitando "noi docenti ad impegnarci a svolgere la nostra professione con pieno senso di rigore e a ritrovare l’entusiasmo smarrito; voi studenti di fare la vostra parte al massimo delle vostre possibilità, se sbaglierete saremo lieti di aiutarvi ma se vi tirerete indietro non potremo fare neppure noi un granché; e a voi genitori di avere più fiducia in noi insegnanti anche quando sanzioneremo i vostri figli: farli crescere bene non significa abituarli ad avere sempre la strada spianata, anche quando sbagliano, ma piuttosto abituarli ad affrontare gli ostacoli quando essi si pongono, inevitabilmente, davanti la nostra vita. E questo fa crescere molto le motivazioni personali"

Ed infatti "Se ciascuno di noi farà la sua piccola parte, vedrete che la Buona Scuola la faremo noi tutti senza bisogno che qualcuno ( gli organi istituzionali - n.d.b. ) ce la imbocchi dall’alto".

7 commenti:

  1. Diciamo pure che c'è un insieme di colpevoli.
    Studenti e insegnanti svogliati e demotivati (i primi pensano che studiare non serva, gli altri sanno bene cosa pensano i giovani); ambienti scolastici dispersivi; burocrazia che si mangia le ore di lezione per riempire fogli e stampati.
    Tutto questo è dovuto alla società che non stimola nè i docenti nè gli studenti; che non offre finanziamenti sostanziosi; che.....
    Ricordiamoci una cosa per. La società, siamo noi Siamo noi cittadini tuttti che la formiamo e che quindi non facciamo quello che si dovrebbe.
    Come genitori e insegnanti dovremmo invogliare gli studenti facendo loro capire quanto sia importante la cultura. Fprnendo loro strumenti atti a farla propria con profondità e al tempo stesso con leggerezza, intesa come mancanza di noia.
    Magari anche, facendo loro trovare, alla fine del periodo di istruzione scolastica , un lavoro adatto.
    Come studenti i ragazzi dovrebbero capire l'importanza della cultura scolastica per avere una visione globale del mondo e di ciò che ci circonda,
    La poòotoca dovrebbe smetterlla di tagliare fondi e passare di ruolo i soliti raccomandati ma dare le cattedre a chi veramente sa fare il suo lavoro. Premiare il valore, quindi, dell'insegnante. La famigerata e vituperata meritocrazia In Italia... quasi una bestemmia.

    Bocciare gli asini a scuola? Certo! Se non sanno, se non hanno imparato perchè promuoverli? Motivarli magari ma prouoverli no.
    Certo però che a questo punto i genitori non si dovrebbero incaSSare con i docenti che bocciano i loro "piccoli"" ma capirne i motivi e prendere provvedimenti come stare dietro ai figli... interessarsi dei loro studi ma senza volersi sostituire agli insegnanti,

    Dani... in questo momento non mi viene inmente altro... Nel caso, torno......! :)))
    Ciao

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    Risposte
    1. Acciderboli, non ti basta quanto hai scritto? :D

      Un discorso bello pieno e davvero pieno di spunti interessanti.
      Anche io condivido il pensiero che la causa sia la società, perché colpisce nel privato ed ovviamente anche a scuola e sul lavoro.

      Vero che la scuola dovrebbe inserire realmente nel mondo del lavoro e non concludere con un "promosso: buona vita".
      Io sono per la bocciatura costruttiva: capire assieme allo studente quale siano le sue vocazioni e quindi aiutarlo.

      Grazie del tuo commento così pieno di spunti!
      Ciao Patriii!

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    2. Unproblema della scuola sono i genitori. Quelli che quando un bambino di prima elementare prende una nota perchè chiacchierava vanno a bisticciare con l'insegnante (se va bene! La cronaca dica anche di peggio)
      Io ho fatto la rappresnetante di classe per una vita quasi e ti posso garantire che ne ho visti parecchi. Non si chiedevano ma mio figlio disturba realmente, ma ha studiato, ma ha capito? No! Era sempre colpa degli insegnanti che eran capre.
      Poi si parla di insegnanti demotivati... quando vengono a insegnarti il tuo lavoro, anche il più bravi si scaSSa... o no?
      Ciao bello!!

      ps come vedi stasera sono stata più breve... :P)

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    3. Ti rispondo in colpevole ritardo.
      Abbrava! Sintetica e chiara!

      Infatti molti genitori difendono il figlio quando non è da difendere. Se non è il genitore il primo a punirlo, lui che - almeno in teoria - vive più ore con il bambino rispetto all' insegnante, chi è che deve farlo?
      Forse da piccoli anche i loro genitori erano molto distratti e scassssSsSSssavano. Probablé!

      Ciao bella!

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  2. Bella questa lettera del professore che condivido pienamente.Io inizierei a bocciare dalle Medie in poi,non sono scuole dell'obbligo e se i ragazzi non si impegnano o hanno grandi difficoltà possono cambiare strada.Possono andare a lavorare,abbiamo bisogno di persone anche non specializzate.

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    Risposte
    1. Ciao Olgi

      penso che conseguentemente all' eliminazione della scuola dell' obbligo bisognerebbe introdurre la facilità di recupero degli anni scolastici
      ( possibilmente senza costi ). C'è chi durante il periodo adolescenziale non capisce che un attestato scolastico è utile, poi se ne accorge dopo.
      Già il diploma oggi vale poco, ma un giovane senza diploma nel XXIesimo secolo è come un orso al Polo Nord senza pelliccia.

      Grazie per il tuo commento! Ciao Olgii!

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