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venerdì 31 luglio 2015

Quanto costa avere una Partita Iva? In Italia la tassazione supera il 50% del reddito fatturato


L' Italia si sa, è speciale. Ma a modo suo.
Sbraitiamo quando un' azienda italiana si trasferisce all' estero e ci inorridiamo quando un' impresa medio-piccola evade le tasse. Già, ma sapete quanto costa avere una Partita Iva oggi?

Ecco un articoletto spiegato benissimo che mostra l' incredibile tassazione subita da chi lavora pagando tutte le tasse dovute.

TASSAZIONE
Gli italiani sono i più tassati d' europa ( e forse, anche del mondo ) e subiscono ogni sorta di tassazione, dalla più assurda a quella più improbabile ( può interessarti l' articolo "Le tasse più assurde in Italia" ).
Vediamo in dettaglio le cose da sapere prima di aprire una Partita Iva:

- FINO AI 35 anni  puoi usufruire del regime fiscale dei minimi, che consiste in una tassazione totale di circa il 33% di quello che guadagni, così divisi: 5% di Irpef e 28% di Inps.
Questo discorso vale per chi ha la “gestione separata”, cioè tutti quei lavoratori generici che non usufruiscono di casse previdenziali di settore (come giornalisti, avvocati, commercianti) e con la clausola che i ricavi siano entro i 30.000 euro l’anno (per l’anno in corso il limite potrebbe aumentare a 65.000).
- SUPERATI I 35 anni  e i 30.000 euro di reddito l’Irpef sale dal 5% al 23% creando una pressione contributiva totale del 51%. Insomma, se hai più di 35 anni sei un po’ fottuto. E non finisce qui.

PAGHI OGGI PER IL TUO DOMANI

Alla pressione contributiva devi aggiungere gli acconti sulle tasse dell’anno successivo.
Funziona così:
tra giugno e agosto 2014 inizierai a pagare le rate delle tasse relative alla tua dichiarazione dei redditi del 2013. Ma assieme a queste dovrai pagare anche l’acconto sulle tasse dell’anno successivo, quindi sul 2014 che è in corso (che in teoria dovresti pagare nel 2015). Questo acconto consiste nel 50% di quanto hai appena pagato per le tasse del 2013.
In breve:
hai dichiarato 21.000 euro di ricavi per il 2013 e hai pagato 7.000 euro (33%) di tasse?
Bene, dovrai pagare subito altri 3.500 euro, come acconto dell’anno successivo. Questa cifra verrà poi scalata dalle tasse che ti ritroverai a pagare l’anno successivo. Ma non te ne accorgerai neanche, perché l’anno successivo ti ritroverai a pagare comunque l’acconto dell’anno dopo ancora, il 2015.
E così via.

DETRAZIONI E TASSE
La partita Iva per essere sostenibile prevede che tu, svolgendo il tuo lavoro, abbia dei costi.
La benzina per l’auto, metà di quanto spendi per l’affitto se lavori in casa, i biglietti del treno o di aereo, il ristorante: tutte queste cose si possono detrarre, ma non tutte al 100%.
Hai ricavi per 21.000 euro l’anno? Bene, se hai avuto 6.000 euro di costi, il tuo reddito è di 15.000 euro, e su quelli pagherai un terzo di tasse (al regime dei minimi).
Se nel tuo lavoro non hai costi aprire una partita Iva è difficilmente sostenibile.

Facciamo un esempio:
su un reddito lordo di 12.000 euro ci si trova a dover pagare 4.000 euro di tasse più 2.000 euro di acconto e 1.000 euro (circa) di commercialista. Un totale di 7.000 euro di tasse, e in tasca ne rimangono meno della metà, 5.000. Oltre i 35 anni, poi, si paga molto di più.
Insomma, se non fai i conti sei fottuto.

AMMORTIZZATORI SOCIALI ZERO
Se usufruisci del regime fiscale dei minimi puoi detrarre un elenco molto ristretto di costi, diversamente da chi ha più di 35 anni, che paga un 51% di tasse (28% Inps + 23% Irpef) ma può detrarre molte più cose.

La cosa migliore che puoi fare è capire in anticipo, mese per mese, quanti costi dovrai fare entro la fine dell’anno per abbassare il reddito, e pagare una cifra sostenibile di tasse.

Metti da parte un terzo (o più) dei tuoi guadagni dal primo momento: così facendo eviti il rischio, molto comune, di non rientrare più con le cifre una volta che inizierai a pagare le tasse.
Non avrai alcun diritto o tutela: ammortizzatori sociali, malattia, assicurazioni o ferie.
Ti capita una disgrazia, il tuo committente ti abbandona da un giorno all’altro? Sei fottuto.
Non dire che non te l’avevamo detto.

2 commenti:

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