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mercoledì 9 aprile 2014

La Regione Lombardia approva il referendum per le case chiuse. Si va verso una regolamentazione della prostituzione


Con 41 voti favorevoli, 29 contrari e un astenuto il consiglio regionale della Lombardia ha approvato martedì pomeriggio il referendum per la reintroduzione delle case chiuse in Italia.
Si tratta di un passo importante verso la parziale abrogazione della legge Merlin sulla prostituzione in Italia.

La proposta, presentata dalla maggioranza di centrodestra con l’esclusione del Nuovo Centrodestra, prevede infatti un referendum per abrogare alcuni punti della legge Merlin e per consentire la regolamentazione della prostituzione nelle abitazioni private. Dopo le polemiche in Aula al Pirellone, il coordinatore del centrosinistra in Regione, Umberto Ambrosoli, ha chiesto il voto a scrutinio segreto per questo non si sa chi abbia votato effettivamente a favore e chi contro il referendum. Ad ogni modo durante le dichiarazioni di voto si erano schierati per il sì oltre al Carroccio anche Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lista Maroni presidente, Partito Pensionati e Movimento 5 Stelle.
Perché il referendum possa essere effettuato, comunque, è necessario il sì di altri 4 Consigli regionali.

Dopo l’approvazione soddisfazione da parte del primo firmatario della proposta, il capogruppo leghista Massimiliano Romeo, che ha commentato: “Il popolo deve avere la possibilità di esprimersi sull’argomento e sotto la pressione di un possibile referendum il parlamento sarà finalmente obbligato a legiferare su questo tema”.
Un punto di vista condiviso con i 5 stelle che hanno ribadito come “lo strumento del referendum ha il merito di mettere la cittadinanza di fronte a una realtà evidente, ma ignorata".
"L’abolizione della legge Merlin, parziale o totale, lascerebbe uno spazio vuoto la cui conseguenza diretta sarebbe la deregolamentazione e la depenalizzazione anche dei reati previsti” hanno commentato invece dal Pd, ricordando che “è mera propaganda politica, una speculazione inutile che non affronta il cuore della questione”.

3 commenti:

  1. Altri 4 consigli regionali?
    Campa cavallo.

    RispondiElimina
  2. Io sono d'accordo. In primo luogo, con o senza le case chiuse la prostituzione c'è, è innegabile, tanto vale regolamentarla togliendo dalle strade le 'lavoratrici' che non sono proprio uno spettacolo culturale/ambientale. In secondo luogo, si fanno pagare, può essere considerato un lavoro, perché lasciarlo in nero invece di prevedere una tassazione che faccia girare, a sto punto, anche un po' l'economia?

    Se proprio vogliamo fare un discorso che tocchi tutti i punti, e quindi uscire dall'ambito economico, facessero qualcosa di concreto per togliere ste povere ragazze (soprattutto quelle costrette) da questi giri...
    Ma, tornando sempre a quanto detto su, se proprio non si agisce in questo senso tassiamole!

    Tiè, poi non ti lamentare che non ti lascio commenti adeguati xD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Son d' accordo. Le stesse prostitute ( quelle che lo fanno senza obbligo dello sfruttatore ) chiedono di essere regolamentate.

      Non so se bisognerebbe stabilire un costo massimo di prestazione
      o una percentuale di tassazione uguale per tutti perché, se una di loro
      effettua parecchie prestazioni al mese, il loro stipendio mensile è da capogiro.

      Questo commento va beeeenissimo! Voto 9. Non ti do 10 perché sennò ti monti la testa. :O

      Elimina

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