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giovedì 5 dicembre 2013

Il Vaticano ha rifiutato di consegnare all’ONU i documenti sugli abusi sessuali. La commissione per l'infanzia li aveva chiesti per verificare il rispetto della convenzione sui diritti del bambino ratificata nel 1989


Il Vaticano si è rifiutato di comunicare a una commissione dell’ONU le informazioni relative a una indagine interna sugli abusi sessuali commessi sui bambini e sulle bambine da parte dei membri del clero: ha fatto sapere che i vari casi sono di competenza dei sistemi giudiziari dei paesi in cui gli abusi hanno avuto luogo e che la prassi non prevede di rivelare informazioni se non espressamente richieste dalle autorità del paese a cui servono. La Chiesa ha poi spiegato che le sue procedure disciplinari «non sono aperte al pubblico» – questo anche per proteggere «i testimoni, gli imputati e l’integrità dell’intero procedimento» – e che è «profondamente rattristata dalla piaga degli abusi sessuali». Il Vaticano ha spiegato inoltre di aver cambiato i criteri per l’ammissione dei candidati al sacerdozio, di aver aggiornato il diritto canonico e di aver chiesto alla Conferenza episcopale di stabilire le linee guida per combattere gli abusi.

Lo scorso luglio la Commissione dell’ONU sui diritti dell’infanzia aveva chiesto informazioni dettagliate su tutti i casi di abusi sessuali noti al Vaticano dal 1995. Si trattava della prima volta che una richiesta così ampia e precisa veniva formulata da un dipartimento delle Nazioni Unite. Le domande riguardavano casi specifici e anche le omissioni e le coperture delle gerarchie ecclesiastiche, oltre alle violenze e le intimidazioni subite dalle vittime. La Commissione chiedeva di spiegare come la Chiesa aveva condotto le indagini, se le vittime degli abusi avevano ricevuto sufficiente e adeguata assistenza legale, se le persone colpevoli di reati sessuali erano state autorizzate a rimanere in contatto con i bambini e se il clero avesse l’obbligo di riferire gli abusi alla polizia.

In sostanza le domande presentate dall’ONU avevano l’obiettivo di valutare il rispetto da parte della Chiesa cattolica della Convenzione Internazionale sui Diritti del Bambino, firmata nel novembre del 1989 anche dal Vaticano. Tutte le informazioni avrebbero dovuto essere presentate entro il 30 novembre, in vista dell’audizione periodica che il Vaticano, come tutti i paesi che hanno ratificato la Convezione, dovrà sostenere di fronte al Comitato nel gennaio del 2014.

4 commenti:

  1. Se non hanno nulla da nascondere, perché rifiutare di consegnare la cosa?
    Ah.

    Moz-

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    Risposte
    1. Beh dai, avranno i loro sporchi zozzi motivi... o.. no?
      O_o

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  2. La commissione ONU gli dirà: cattivelli, cattivelli! e poi andranno a pranzo insieme.
    Papa Francesco è, nei fatti che contano, esattamente come i suoi predecessori.
    Il che è ovvio, altrimenti non l'avrebbero fatto papa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Papa Francesco è, nei fatti che contano, esattamente come i suoi predecessori. Il che è ovvio, altrimenti non l'avrebbero fatto papa."

      Quoto riquoto straquoto e pure uovo alla coquo

      Elimina

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