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venerdì 18 ottobre 2013

Italia "tossica": i dieci siti più inquinati. Al primo posto Porto Marghera. Le milioni di tonnellate di rifiuti tossici sparse nei nostri mari e le nostre terre

Zoina Industriale - Porto Marghera
  • Il polo petrolchimico di Porto Marghera, in provincia di Venezia, ha riversato nella Laguna di Venezia e nell'Adriatico milioni di tonnellate di rifiuti tossici dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri. Tra i veleni riscontrati nei terreni e fondali della Laguna si va dalle diossine ai policlorobifenili, dal cloruro di vinile monomero, usato nella produzione di plastiche - all'arsenico, dai metalli pesanti ai fosfogessi radioattivi e decine di altre sostanze tossiche e cancerogene.
  • Il polo petrolchimico di Gela nasce alla fine degli anni Cinquanta per sfruttare i giacimenti petroliferi scoperti nel 1956. Sul territorio vi è contaminazione da idrocarburi e metalli pesanti di suolo, fondali marini e falde, e la cronica penuria d'acqua per le inefficienze del dissalatore gestito dal petrolchimico.
  • A Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, nasce all'inizio degli Anni Cinquanta uno dei poli petroliferi, petrolchimici e chimici più importati d'Italia, estendendosi in seguito anche ai comuni di Augusta, Melilli, Siracusa, Floridia e Solarino. Gli agenti inquinanti sono idrocarburi, solventi, amianto, mercurio e altri metalli pesanti.
  • A Taranto negli anni sessanta fu costruito un gigantesco polo siderurgico, una raffineria e vari cementifici. La città divenne così un polo industriale e navale strategico per l'economia italiana, uno dei più imponenti d'Europa. A causa della cronica inadeguatezza dei controlli ambientali il territorio circostante l'area industriale è pesantemente contaminato, soprattutto da diossina, metalli pesanti, idrocarburi ( qui un articolo con un video di ciò che contiene il mare di Taranto )

immagine di repertorio
  • Le fabbriche chimiche furono inaugurate nel 1915 a Pieve Vergonte in Val D'Ossola per la produzione di gas bellici utilizzati durante il primo conflitto mondiale. Dopo la guerra la produzione venne convertita a sostanze per usi civili, altrettanto pericolose come acido solforico, ammoniaca, urea (un fertilizzante) e ancora cloro e suoi derivati, fra i quali anche il DDT (dicloro-difenil-tricloroetano), un potente pesticida messo al bando in occidente negli anni '70 perché cancerogeno e teratogeno.
  • Eternit è un impasto di cemento e fibra d'amianto, (fibrocemento) ed è anche il nome dell'industria che lo produceva. Gli stabilimenti Eternit aprirono a Casale Monferrato nel 1907. Si producevano lastre ondulate per tetti, tubazioni e rivestimenti. Grazie a finanziamenti pubblici oggi gli stabilimenti sono stati bonificati ed è in corso lo smaltimento dei manufatti in cemento-amianto disseminati nel territorio.
  • Il polo petrolchimico di Mantova fu costruito nel 1957 sul fiume Mincio attorno alla città. Si producono oggi materie plastiche e fibre sintetiche e fino al 1991 funzionava anche un impianto cloro-soda a mercurio. I primi sistemi di trattamento delle acque reflue del cloro-soda furono installati negli anni '70, nel frattempo nei terreni, sui fondali del lago e del fiume Mincio e nelle acque di falda si sono accumulati mercurio e idrocarburi.
immagine di repertorio
  • Le industrie Caffaro di Brescia nacquero nel 1909 per produrre soda caustica e cloro, antiparassitari (fino al 1957 anche DDT (diclorodifeniltricloroetano) e PCB (policlorobifenili). Fino alla fine degli anni Sessanta le acque reflue sono state scaricate direttamente nelle rogge per l'irrigazione dei campi senza alcun trattamento, e così PCB, diossine e sono stati sparsi nel terreno e sono 'passati' a coltivazioni e allevamenti, e quindi alle persone.
  • Il polo chimico Enichem di Manfredonia entrò in funzione nel 1971 per la produzione di fertilizzanti e caprolattame da cui si ricavano fibre sintetiche. I controlli sugli scarichi e sulla sicurezza degli impianti sono stati inadeguati e gli incidenti con fughe di sostanze tossiche si susseguirono nel corso degli anni. Il polo chimico chiuse nel 1994.
  • La discarica di Contrada Pisani fu aperta nel secondo dopoguerra per ricevere i rifiuti solidi urbani di Napoli. A causa dell'inadeguatezza dei controlli la criminalità organizzata riuscì a smaltirvi considerevoli quantità di rifiuti speciali e tossici, per i quali la discarica non è adatta, provocando così la contaminazione dei terreni. Anche la discarica di Pianura, come tutti i poli industriali precedentemente elencati, è stata inserita nella lista dei siti contaminati dell'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Ovviamente ce ne sono tantissime altre, come l' Ilva di Taranto, e la Saras di Sarroch.

6 commenti:

  1. Una volta andai al mare a Manfredonia ma non ricordo i rifiuti tossici, solo uno stronzo che galleggiava (e non intendo una persona stronza che faceva il morto).

    Moz-

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    Risposte
    1. Solo a Manfredonia? Nella zona di Barletta ( e andando da Trani sino a Bari )
      ci sono industrie che scaricano roba nel mare da vent' anni eppure la gente continua a farsi il bagno e portarci i bambini.
      E poi escono dall' acqua con bolle e bruciori..

      Masochist people...

      Elimina
  2. Ci sono anche:
    - la Montedison a MIlano, ora diventata Montecity aka quartiere Santa Giulia, sopra ci han costruito un bel po' di case e ci sono stati i pazzi che le han comprate
    - la Sisas di Pioltello, bonifica a carico della Regione Lombardia in quanto i proprietari han fatto il gesto dell'ombrello dichiarando fallimento; la bonifica non è ancora terminata perché son saltate fuori delle "irregolarità": chi aveva in mano i lavori era lo stesso che non aveva tolto tutto quel doveva a Santa Giulia, più un giro di non sa che mazzette e l'hanno arrestato

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    Risposte
    1. Grazie della info, queste non le conoscevo proprio.
      Ci fo una ricerchina e vedo di inserirle nel post

      Elimina

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