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domenica 13 ottobre 2013

Genitore nordafricano si rifiuta di parlare al colloquio con la maestra del figlio: "E' normale che mio figlio non l' ascolta,la maestra è una donna. Nel mio Paese non si parla con le donne di cose serie"


Un genitore nordafricano si è rifiutato di parlare con l’insegnante elementare del figlio perchè donna: così, è stato il bidello dell’istituto a dover mediare la comunicazione che la docente voleva dare alla famiglia dell’alunno inserito in una classe delle elementari.
L’episodio è successo a Padova, in una scuola elementare della zona est della città.

Protagonista è il padre di un bambino vivace come ce ne sono tanti, forse un po' più irrequieto e meno propenso ad accettare le regole. «Nonostante sia nella scuola già dall’anno scorso, lui parla solo in inglese, la lingua ufficiale del suo paese d'origine», raccontano gli operatori scolastici. «In classe però, anche quando si ha un'età ad una cifra sola, un minimo di rigore è d'obbligo...».
Ecco perchè la maestra, una signora di cinquant’anni, già alla fine dello scorso anno scolastico ha più volte chiamato a colloquio la mamma: per spiegarle la situazione, per dirle dice che le regole ci sono perché una scuola elementare le impone. La donna avrebbe sempre ascoltato senza scomporsi.
Le cose sono cambiate adesso, con il rientro a scuola.

Rieccoci con i colloqui di inizio anno. Il ragazzino africano è il discolo di sempre, e questa volta a parlare con la maestra ci va il papà. La maestra lo fa accomodare, cerca di spiegare la situazione, ma il padre, decritto come un uomo nordafricano di mezza età, le dice che non può ascoltarla.
«La maestra è una donna, e al suo paese non si parla con le donne di cose serie. Se il piccolo non le dà retta, beh, è normale: Omar è un maschio, la maestra una donna», avrebbe detto il padre all’insegnante, secondo quanto ricostruito dagli operatori scolastici.
La maestra avrebbe sgranato gli occhi, e raccontato ai colleghi professori che non le era mai successo di vedersi trattare così. «Ho cercato una mediazione», avrebbe raccontato l’insegnante ai colleghi, «ma il genitore era risoluto a non parlarmi, a meno che non fosse stato presente un uomo a riferire al posto mio».
Una richiesta bizzarra, ma anche difficile da soddisfare, perché in quella scuola i docenti sono tutte donne.

Così l’insegnante ha chiamato il bidello, l'unico uomo facente parte del personale scolastico reperibile in quel momento. Il quale ricorda: «Con i giudizi delle maestre noi c’entriamo poco, ma ho fatto da testimone, diciamo. Il padre del bambino capisce la nostra lingua, ma per motivi che lui ha detto culturali, non può avere un colloquio con una donna. Con me presente, invece, sì».

6 commenti:

  1. Motivi culturali, eh?
    Han fatto malissimo a "usare" il bidello come tramite, dovevano obbligare l'uomo a parlare con la maestra, senza se e senza ma.

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    Risposte
    1. Hai ragione.
      Il potere della religione confonde così le menti, che ti fa diventare
      anche un cattivo genitore.
      Si può anche rispettare la religione, ma bisogna prima rispettare le persone.

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  2. Dalle8alle5 mi dispiace ma sbagli!
    si è scelta una strada anni fa tacciando per razzista chi non concordava e ora la si deve seguire.
    Devi rispettare le sue usanze, se non ti va bene vai e iscriviti alla lega!

    Stai dicendo cose che condivido ma le dici come chi chiude la stalla dopo aver lasciato uscire i buoi!
    Abbiamo scelto tempo fa che bisognava assecondare le loro usanze, addirittura si sono fatte battaglie per consentire l'uso del Burqa condannando i sindaci che volevano far rispettare la legge.
    Spesso persone come te hanno intrapreso battaglie in tal senso e ora ti stupisci di questo?
    Va già bene che questo non pretenda un insegnante maschio per suo figlio.
    Se si semina...poi si raccoglie!

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    1. E se in quell' istituto ci fossero state solo donne?
      Dalle maestre ai bidelli ( visto che secoli fa le donne si vedevano
      solo in casa) ?
      Non avrebbe iscritto il figlio alla scuola.

      Su una cosa hai ragione: che si deve esser coerenti.
      Bisogna che chiunque si adatti alle leggi della nazione.
      Se vietare il burqa è scandaloso, deve esserlo anche il rifiutarsi
      di parlare con le donne perché ritenute inferiori.

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  3. Caro Daniele non so se hai compreso la mia ironia.
    Per anni abbiamo piegato la nostra cultura, le nostre tardizioni per non contrariare o sembrare + accoglienti con chi aveva culture/religione differente da noi.
    Siamo arrivati agli estremi delle scuole in cui non si potevano + fare le recite di natale o quant'altro invece di cogliere l'occasione per far conoscere a tutti gli alunni le varie tradizioni.
    Ora ci si scandalizza se uno ha richieste che vanno in questo senso?
    Il burqa non è scandaloso(PER ME) vietarlo!
    se io quando scendo dalla moto devo togliermi il casco, se sono vietate le visiere a specchio, ecc... perchè il rendersi irriconoscibili è reato... mi spieghi perchè x il burqa(non il velo !!!!) vuoi fare un'eccezione?
    Le suore, con le quali qualche ignorante fa il paragone, hanno i soli capelli coperti... il viso è esposto come le donne mussulmane che incontro ogni giorno all'asilo con un bellissimo velo!
    Su quello nessuno discute...
    Se dai l'impressione di poter sempre accomodare le tue leggi per chi ospiti...pian piano questo si aspetta che lo farai sempre..e quindi dico che è normale la richiesta di queso papà islamico che ritiene la donna un essere inferiore... fin qui gli è stato concesso!

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    Risposte
    1. Certo che l' ho compreso, ma nell' ironia ovviamente traspare l' opinione
      ( che comunque l' avevo capita).

      Purtroppo non tutte le leggi possono contrastare le varie
      usanze di chi non è italiano.
      Per questo padre, ad esempio, non possono fare una legge per imporre
      loro di ascoltare una donna quando si discutono di argomenti seri.
      Risulta un pò difficile...
      Il problema più grande è che, molto probabilmente, il figlio crescerà così.
      A meno che non cambi religione o modo di pensare..

      Elimina

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