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lunedì 30 settembre 2013

"Presidente Boldrini, noi donne non siamo dei panda". Si parla delle donne come una specie da proteggere: la cosa inquietante è che, a farlo,sono le donne

Questo è un articolo scritto da Silvia Truzzi, del giornale Il Fatto Quotidiano ( questo il link all' articolo ).
Ciò che scrive fa riflettere, anche se ovviamente ci saranno pareri molto contrari o pareri favorevoli.
Voi donne, in particolare, cosa ne pensate?


« PRESIDENTE BOLDRINI, NON SIAMO PANDA
di Silvia Truzzi


Allora, secondo lui, la donna è inferiore all’uomo”, tuonò una volta Giò, la collaboratrice domestica protagonista dei racconti con cui Giovannino Guareschi intratteneva i lettori di Oggi negli anni 60 (sì, la ragazza, a Guareschi, gli dava del lui). Risposta: “Non ho parlato d’inferiorità, ma di disparità. Nei Paesi dove ha raggiunto la piena parità di diritti, la donna fa tutti i mestieri, esattamente come l’uomo. Ma continua a metterli al mondo lei, i figli. La parità dei diritti fra uomo e donna esisterà solo quando nelle cliniche oltre al reparto maternità, esisterà un reparto paternità”.

Questo scampolo di vita con Giò illumina meravigliosamente le considerazioni che Laura Boldrini ha sottoposto al pubblico durante un convegno su “Donne e media”. “Non può essere concepito normale uno spot dove il papà e i bambini sono seduti a tavola e la mamma serve a tavola. In quale altro Paese sarebbe messo in onda?”. Dice la presidente della Camera che la questione merita una riflessione. Prima di riflettere, però, signori papà alzatevi immediatamente da tavola e andate in cucina ad aiutare vostra moglie (anzi, “moglie” è troppo reazionario. Diciamo compagna? Diciamo partner? Ma no, diciamo altrimenti: altro soggetto convivente o coadiuvante nella riproduzione, così non si offende nessuno).

Sventato l’allarme del desco politicamente scorretto, potremmo davvero fermarci a riflettere su
dove ci sta portando questa ininterrotta lamentatio sulle donne. Siamo diventate dei panda o qualche altro animale in via d’estinzione. Ormai si parla delle donne come di una specie da proteggere: la cosa inquietante è che a farlo sono le donne.

Come Laura Boldrini, che presiede la Camera dei deputati in un momento buio in cui il Parlamento è pressoché svuotato della sua funzione in un Paese dove si legifera solo con decreto (per non dire di altri edificanti esempi, come il monito del Consiglio superiore di difesa sugli F35 o l’Aventino parlamentare dopo la fissazione dell’udienza in Cassazione per B). Ma proprio della disposizione a cena delle pubblicità si deve occupare? E poi: davvero qualcuno vive come un problema il fatto che una pubblicità mostri una donna che porge un piatto alla sua famiglia?

A parte il fatto che nutrire è un gesto ancestralmente femminile (il latte ancora gli uomini non lo producono), non c’è nulla di particolarmente svilente nel continuare a farlo. Non è questo assillante parlare di donne da parte delle donne a relegare le medesime donne in un ghetto? Parliamo invece dell’inaccettabile disparità di stipendi tra i due sessi, dell’indipendenza economica, dell’autorevolezza e dell’autonomia intellettuale. Finché ci nascondiamo dietro supposte violazioni dell’immagine, del ruolo, dei diritti resteremo relegate in un inutile vittimismo.

Soprattutto non ne abbiamo bisogno: possiamo fare tutto quello che fanno gli uomini. Ma forse l’attenzione – eccessiva, ossessiva – su questi temi nasconde una verità: il timore di una raggiunta, reale, autonomia.



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4 commenti:

  1. Nota a margine... e magari, in caso di divorzio, sarebbe bello togliere quella regoletta che il coniuge più ricco debba dare gli alimenti al coniuge più povero per far sì che possa mantenere lo stesso stile di vita. Anche in caso di divorzio per colpa, dubito che una coppia scoppi solo per colpa di uno. Quando si decide per la separazione, la separazione dovrebbe avvenire totalmente (ognuno per la sua strada e tanti auguri).
    Unico tipo di finanziamento ammissibile è quello verso il minore... in quel caso, io lo trasformerei da "alimento" a "rimborso spese", così che effettivamente i due genitori possano dividere alla pari le spese sostenute per il bambino.
    Ma non mi pare che una cosa del genere sia mai stata messa in discussione... bah!

    E poi... ma davvero la terza carica dello stato perde tempo con "gli spot pubblicitari"? Non dovrebbe occuparsi di cose ben più importanti? (Vedi cercare di calmierare i dissidi tra le parti politiche alla camera... così che il governo non rischi di cadere a ogni starnuto che proviene da destra, centro e/o sinistra).
    A tenere d'occhio gli spot (e i programmi televisivi in generale) non ci sono già Associazione dei consumatori e Moige? Boh!

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    Risposte
    1. Sul "rimborso" per il figlio, sono d' accordo. Ma deve esserci
      se il figlio studia. Nel senso se studia e non va per scaldare il banco.
      Dopo che diventa maggiorenne, a mio avviso, non dovrebbe averli,
      perché in teoria può iniziare a mantenersi da solo.

      Sul divorzio beh... in effetti la colpa è spesso di entrambi, ma ci sono talmente tanti casi che non si può sostenere la tesi della colpa di entrambi per ogni separazione.

      Ti dò ragione anche sulla questione "ognuno per la sua strada":
      infatti, se uno divorzia perché il marito l' ha tradita, e quindi non vuole più saperne di lui,... perché chiedere "lo stipendio di mensile" di mantenimento?

      Lei si occupa degli spot, la Kyenge del razzismo negli stadi....
      i politici hanno così tanto lavoro da fare...che si svagano guardando la Tv..

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    2. Pensa che ci sono mariti, che per pagare gli alimenti alle mogli, si son ridotti a dormire in uno scantinato. Questo, secondo le "loro" leggi, è giusto! Bah... Se volessero la parità, davvero, dovrebbero tutte quante sentirsi indignate da questo tipo di leggi. La vera parità dovrebbe nascere da un confronto uomo-donna basato sulle qualità dell'individuo. Invece che fare quote rosa, potrebbero creare strumenti che impediscano di far sì che una donna venga pagata meno di un uomo con lo stesso incarico di lavoro... altro che imporre donne come dirigenti, fare leggi speciali ad hoc per proteggerle e quant'altro.
      Pure sul femminicidio ne avrei parecchie da dire... partendo dal fatto che con quelle leggi si discrimina il valore di un uomo, visto che la violenza su una donna viene punita in maniera più pesante (e con una procedura più rapida) di una violenza su un uomo. Credo che, se le leggi italiane fossero applicate con severità, e la giusta prontezza, non ci sarebbe bisogno di questi arzigoggoli politici per mostrare che i governi fanno qualcosa al riguardo delle violenze in famiglia. Ma quando nelle prigioni c'è il 60% di persone ancora in attesa di giudizio,che possiamo pretendere? Bah!

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    3. Vogliono creare la parità ( non solo per l' argomento donne ), ma alla fine diventà disparità.
      Mi trovi d' accordo sul discorso delle norme ( che affrontai anche altrove - nel senso non solo sul blog ): la soluzione sta nel rendere le leggi più dure, non creare nuove disposizioni in materia per trasformare poi i soggetti discriminati in soggetti privilegiati.

      Proprio l' esempio che citi tu: ci sono uomini, anzi, specie ragazzi e ragazzini, che non sono donne, ma non sono neanche omosessuali.
      Spesso sono vittime di scherni, derisi, e altre volte subiscono persino violenze fisiche da parte dei giovani più forti.
      Beh, loro non rientrano nelle leggi sul "femminicidio" né in quelle
      "anti-omofobia" ( "omofobia", parola che tra l' altro non mi va giù perché non ha significato - paura dell' essere umano? ).

      C'è solo da rendere le pene più dure, qualsiasi sia la violenza e su qualsiasi persona venga fatta. Se un omone di 2 metri, ma non favorevole alla violenza, viene picchiato di brutto, perché il reato sui colpevoli dovrebbe esser più leggera rispetto a chi ha colpito un omosessuale?

      Elimina

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