Visita la Homepage di tutti i blog

Visita la Homepage di tutti i blog
segui anche la pagina FB

venerdì 31 maggio 2013

Sentenza della Cassazione: la minaccia sul posto di lavoro non determina il licenziamento in tronco


Il 20 maggio scorso la Corte di Cassazione si è pronunciata con la sentenza n° 12232/2013 in merito al ricorso mosso da parte di un lavoratore, licenziato a suo dire ingiustamente, e ha affermato che, per accertare la legittimità del licenziamento causato da una minaccia che solo astrattamente costituisce reato, è necessario effettuare una valutazione autonoma e indipendente dal fatto che l'azione commessa sia rilevante dal punto di vista penale.

IL FATTO
Tutto comincia quando un dipendente in azienda minaccia il collega di lavoro durante un acceso litigio, intimandogli: “ti metto in un pilastro”. Il lavoratore in questione viene licenziato in tronco.
Da qui la denuncia alla Corte territoriale. Detta Corte asserisce che la minaccia conseguente al litigio occorso non è stata seguita da “vie di fatto” e quindi non ha arrecato “grave perturbamento”, due condizioni necessarie per legittimare il licenziamento in tronco come previsto dal CCNL.
Il datore di lavoro, ricorre in Cassazione, dichiarando che la minaccia in sé costituisce pericolo e che quindi la potenzialità intimidatoria di tale minaccia va ponderata aldilà del suo reale ed effettivo concretizzarsi.

LA RISPOSTA DELLA CASSAZIONE
La Corte di Cassazione, non condividendo le motivazioni della Società datrice di lavoro, precisa che la determinazione del grado di gravità della condotta tenuta dal dipendente, ai fini della legittimazione del licenziamento stabilito, va effettuata in base alla ratio dell'art. 2119 del c.c. Tale articolo contempla
l'ipotesi di recesso dal rapporto di lavoro per giusta causa prendendo in considerazione azioni negative, e conseguenti ripercussioni, sul rapporto di fiducia naturalmente stabilito tra dipendente e datore di lavoro, sulla produttività legata all'organizzazione aziendale e sul rispetto delle regole di disciplina fissate da tale organizzazione. Se ne deduce quindi che l'individuazione degli estremi per un licenziamento in tronco debba ravvisarsi in motivazioni del tutto autonome rispetto al fatto che la minaccia in sé costituisca un reato dal punto di vista penale.

La Corte di Cassazione, sottolineano i giudici facentene parte, ha proceduto in modo assolutamente corretto all'interpretazione autonoma dell'art.2119. Ed inoltre ribatte alle rimostranze avanzate dalla società datrice di lavoro, assicurando di non aver ignorato, ai fini della pronuncia, il fatto che il dipendente in questione fosse già stato richiamato per mancanze disciplinari nonché fosse stato già protagonista di simili episodi; ma semplicemente affermando che tali mancanze disciplinari non abbiano avuto alcuna correlazione, per tipologia e gravità, con l'episodio causa del licenziamento, né che i precedenti episodi verificatisi costituiscano una prova a conferma dell'unica mancanza dimostrata.

6 commenti:

  1. "La Corte di Cassazione, sottolineano i giudici facentene parte, ha proceduto in modo assolutamente corretto all'interpretazione autonoma dell'art.2119".
    Questi se la suonano e se la cantano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ricordi Daniele il discorso che abbiamo fatto tanto tempo fa?

      Elimina
    2. Veramente... no.
      Ma che c' azzecca? O_o
      In merito a cosa? :O

      Elimina
  2. Sul lavoro, sul fatto che non ho mai capito perchè ma sembra(perchè sono sicuro che non può essere così) che la legge difenda sempre il datore di lavoro disonesto e/o il lavoratore disonesto/imboscato.
    Chi fa bene il suo lavoro(datore di lavoro o dipendente) la prende sempre nel...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No beh, troppi sono i casi relativi al lavoro
      che è difficile elencarli tutti.

      Per fortuna ti posso dire che spesso il datore di lavoro
      o lavoratore disonesti si vedono cadere le loro accuse.

      Ricordo quel caso di quel negozio di grande distribuzione.
      Il capo aveva deciso che i dipendenti avrebbero visto cambiare il loro contratto da part time a full time e sarebbero stati trasferiti ad un' altra sede ad una decina di chilometri da lì.
      Una delle dipedenti aveva rifiutato di muoversi.
      Ebbe ragione il datore di lavoro.

      Cacchio! Uno che ti aumenta le ore di lavoro ( e quindi
      anche lo stipendio ) e tu rifiuti?
      Si vede che questi lavoratori non hanno bisogno di lavorare.
      Io esco di casa alle 6.00 e mi piacerebbe accadesse tutti i giorni della settimana!

      Elimina

Scrivi la tua opinione, ma sempre nel rispetto di tutti

►Per visualizzare gli ultimi post, cliccate su "Carica altro..."
►Per proseguire nella lettura dei post precedenti, clicca su "Post più vecchi"

► Per rimanere aggiornato sui nuovi commenti in risposta al vostro, cliccate su
"inviami notifiche". I nuovi commenti arriveranno direttamente alla vosta mail.
Potrete cancellare l'iscrizione con un click alla mail che riceverete (su annulla iscrizione).
L'iscrizione (ovviamente) è gratuita.

► Mi scuso per aver riattivato, ancora una volta, la MODERAZIONE COMMENTI, ma purtroppo ci sono aziende che pagano utenti per riempire i post dei blog con decine e decine di commenti spam ogni giorno.
Il vostro commento, se non è spam pubblicitario, sarà SEMPRE pubblicato.
Grazie