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sabato 6 ottobre 2012

Lo studio del mais tossico non è valido scientificamente


La lacuna più eclatante è che
"il ceppo di ratti utilizzati nello studio biennale è incline a sviluppare tumori durante la loro aspettativa di vita, che è di circa due anni. Questo implica che la frequenza di tumori osservata è alterata dalla naturale incidenza di tumori tipici in questo ceppo, indipendentemente da ogni trattamento"





Milano, 4 ott. (Adnkronos Salute) -
Lo studio francese sui ratti, che ha suscitato allarme per "la potenziale tossicità del mais geneticamente modificato NK603 e di un erbicida contenente glifosato, non ha una qualità scientifica tale da essere considerato valido ai fini di una valutazione del rischio".
Questo il responso dell'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare.

"La recensione iniziale dell'Efsa - si legge in una nota dell'Authority - ha trovato inadeguati il disegno dello studio, la descrizione dei risultati e la loro analisi, così come descritti nell'articolo. Per poter comprendere appieno lo studio, l'Autorità ha invitato gli autori Séralini et al. a mettere a disposizione alcuni importanti dati supplementari. Tali carenze comportano che l'Efsa, allo stato attuale, non è in grado di ritenere le conclusioni degli autori scientificamente fondate. I numerosi problemi riscontrati nella progettazione e nella metodologia dello studio, così come descritti nell'articolo, implicano l'impossibilità di trarre conclusioni circa l'insorgenza di tumori nei ratti oggetto dell'esperimento. Pertanto, sulla base delle informazioni pubblicate dagli autori l'Efsa non ravvisa la necessità di esaminare da capo la propria precedente valutazione della sicurezza del mais NK603, né di prendere in considerazione tali risultati nella valutazione del glifosato attualmente in corso".

L'Efsa spiega di avere valutato lo studio d'Oltralpe "rispetto alle prassi scientifiche riconosciute come buone quali le linee guida per condurre uno studio e riferirne i risultati, concordate a livello internazionale".
Il dottor Per Bergman, che ha diretto l'esecuzione di questa analisi dell'Autorità Ue, afferma:
"Qualcuno potrebbe meravigliarsi che la dichiarazione dell'Efsa si concentri sulla metodologia dello studio in questione piuttosto che sui suoi risultati, ma ciò va al cuore della questione. Quando si esegue uno studio - precisa - è fondamentale garantire l'esistenza di un contesto adeguato. Obiettivi chiari e una corretta progettazione e metodologia dello studio creano una base solida da cui poter trarre dati precisi e conclusioni valide. Senza tali elementi è improbabile che uno studio sia attendibile e scientificamente valido".
L'esperto, direttore della Valutazione scientifica dei prodotti regolamentati, puntualizza comunque che "prendere in considerazione i possibili effetti a lungo termine degli Ogm è stato, e continuerà a essere, un elemento centrale del lavoro dell'Efsa per proteggere animali, uomini e ambiente".
L'analisi preliminare diffusa oggi, prosegue l'Efsa, "è il primo gradino di un processo a due stadi. Una seconda analisi verrà portata a termine entro la fine di ottobre del 2012.
Sarà considerata ogni informazione supplementare fornita dagli autori dello studio, cui sarà offerta la possibilità" di produrre "la documentazione e le procedure dello studio, onde assicurare la più ampia comprensione possibile del loro lavoro. Questo secondo livello comprenderà anche un resoconto delle valutazioni dell'articolo effettuate dagli Stati membri e un'analisi condotta dalle autorità tedesche responsabili della valutazione del glifosato".

In sintesi, la task force che ha valutato lo studio francese, composta da specialisti in materia di Ogm, pesticidi e valutazione scientifica, ha evidenziato "una serie di problemi nello studio che avrebbero dovuto trovare risoluzione prima che lo studio potesse essere considerato ben condotto e riferito correttamente". La lacuna più eclatante è che "il ceppo di ratti utilizzati nello studio biennale è incline a sviluppare tumori durante la loro aspettativa di vita, che è di circa due anni. Questo implica che la frequenza di tumori osservata è alterata dalla naturale incidenza di tumori tipici in questo ceppo, indipendentemente da ogni trattamento. Ciò non viene né preso in considerazione né discusso dagli autori". Inoltre, "non è possibile valutare con precisione l'esposizione dei ratti all'erbicida, poiché non ne viene riferita con chiarezza l'assunzione".

fonte
http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/World_in_Progress/Ogm-lEfsa-boccia-lo-studio-sul-mais-tossico-Non-valido-scientificamente_313760513638.html

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