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giovedì 13 ottobre 2011

Il governo fa saltare i fondi promessi per la banda larga



Al governo del divario digitale che affligge l'Italia importa evidentemente poco. Ha appena fatto sapere che non metterà sul piatto gli 800 milioni di investimenti pubblici promessi: il settore delle telecomunicazioni dovrà fare da solo, dopo aver offerto allo Stato quasi 4 miliardi per l’asta delle frequenze 4G.

La bozza della Legge di stabilità, che approderà domani al Consiglio dei ministri, sfila infatti al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, la possibilità di reinvestire la metà dei proventi aggiuntivi dell’asta, che invece verranno gestiti dal titolare dell’Economia, Giulio Tremonti. La legge attualmente prevede infatti che il 50% dei proventi aggiuntivi rispetto all’introito dei 2,4 miliardi previsti debba tornare, secondo una modalità decisa appunto dal ministero dello Sviluppo economico di concerto con quello dell’Economia, al settore delle tlc. L’asta si è chiusa con un introito che ha sfiorato i 4 miliardi di euro, quindi i proventi in più ammontano a 1,6 miliardi, di cui la metà è, per l’appunto, circa 800 milioni. La bozza modifica il testo originario e dice che «eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima di cui al presente comma sono riassegnate per il 50% al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato (un conto del Tesoro, ndr) e per il 50% ad incremento di un fondo »nello
stato di previsione del Mef «istituito al fine di assicurare il finanziamento di interventi urgenti ed indifferibili, con particolare riguardo ai settori dell’istruzione e agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi».

Da giorni gli operatori stavano discutendo su quale fosse il modo migliore per investire i soldi. C’era chi puntava alla digitalizzazione dei distretti industriali e chi a portare la banda ultralarga nelle grandi città, ma c’erano anche spinte, per esempio da parte del presidente dell’Agcom, Corrado Calabrò, per destinare le risorse ad incentivi alla domanda.

Se la bozza verrà confermata, il mercato farà da solo, e che un Paese si affidi completamente al mercato per investimenti strategici per il bene pubblico come l'accesso a Internet superveloce non è rassicurante. Del resto era già cominciata ad emergere questa realtà al convegno di Capri sulle tlc con l’iniziativa dell’ad di F2i, Vito Gamberale, per affidare alla controllata Metroweb la realizzazione della rete in fibra ottica. Proprio oggi Gamberale ha illustrato il piano al ministro Romani, che l’ha valutato favorevolmente, parlando di «contributo al piano governativo di digitalizzazione del Paese». Un piano che, però, se veramente sfumeranno gli 800 milioni, sarà difficile da realizzare.

«Per l’ennesima volta il governo non mantiene le promesse sullo sviluppo della banda larga» dichiara Paolo Gentiloni, responsabile Forum Ict del Partito democratico. «La marcia indietro del governo sui fondi per l’economia digitale e la banda larga - aggiunge - se fosse confermata, sarebbe la dimostrazione del caos in cui versano le strategie per lo sviluppo e il rilancio dell’economia. L’impegno preso per reinvestire una parte dell’1,6 miliardi di maggiori introiti dell’asta delle frequenze nel settore dell’economia digitale era uno dei pochi investimenti certi finora annunciati». «E come tutti sanno questi portano un beneficio non solo alle aziende legate a Internet ma all’intera economia. Rimangiarsi questa promessa, in un settore che ha appena investito 4 miliardi per acquisire le frequenze, è la conferma - conclude Gentiloni - che il governo non ha nessuna idea di sviluppo e di rilancio dell’economia». Men che meno di Internet.

fonte
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1266

3 commenti:

  1. Il governo ha tutto l'interesse a non incentivare l'uso di Internet: meno gente accede alla Rete, meno gente sa/dice quel che succede davvero.
    Esattamente come per l'istruzione.

    RispondiElimina
  2. Purtroppo al governo abbiamo una massa di buffoni buggiardi che pensano solo ai loro
    interessi e se la maggioranza degli italiani gli a votati allora meritiamo questo e altro.
    Mauro

    RispondiElimina

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