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domenica 22 novembre 2009

Cagliari, 12enne costretto a spacciare Non riusciva più a saldare i suoi debiti

L' articolo scritto da Andrea Artizzu mette in risalto
un problema che al giorno d' oggi è più frequente
di quanto si possa immaginare.
Mentre c'è gente che per strada fa rivolte
in migliaia di persone contro il caro biglietti allo stadio
( invece di farlo contro i veri problemi della società),
ci sono ragazzini fantasmi, non seguiti dai genitori,
impegnati troppo nei loro affari e le loro vite.
Se si legge il titolo su di un giornale
"bambino spacciatore" subito si pensa
ai bimbi romeni o clandestini, e invece qui
abbiamo dei genitori che hanno una vita comoda,
apparentemente senza problemi,
e i loro impegni di lavoro, forse anche troppi.
Trovo questa gente egoista che mette al mondo
bambini senza aver la benchè minima
idea di come si faccia un genitore.
Se non si è in grado è meglio non farli.
Si è coerenti e senza bambini
si è senza indaffaramenti ma soprattutto non si è egoisti.
Se oggi esistono uomini che pensano all' apparenza, al denaro, approfittatori,
è colpa dei loro genitori, e poi la loro.
I bulli, gli stupri e violenze sessuali
di gruppo di ragazzini minorenni
è il mondo, soprattutto internet,
sbattuto in faccia al ragazzino
che si trova avanti tutto:
sesso, programmi TV idioti, e violenze di tutti i generi
senza esser indirizzati dai genitori quale sia
la cosa giusta e quale quella sbagliata.

No, non prendetemi per moralista.
Se vostro figlio torna da casa e si getta davanti al Pc.
Se esce ad una certa ora e non dice dove va.
Se siete così accorti nel vostro lavoro necessario a portare la pagnotta
a casa e neanche sapete chi sono i suoi amici e dove è andato il giorno prima.
Se avete deciso di avere un figlio vuol dire che sapete cosa vuol
dire fare un genitore.
Oppure vi siete dimenticati che i "piccoli bellini pargoli"
crescono.
Eccome se crescono.
Forse a volte anche troppo..


*****************************

Cagliari, 12enne costretto a spacciare
Non riusciva più a saldare i suoi debiti

di Andrea Artizzu
fonte unionesarda.ilsole240re.it

Federico è figlio di una coppia normale.

Il lavoro e gli impegni dei genitori
erano come una nebbia: il ragazzino era diventato invisibile.
Fumava, beveva, non andava a scuola e spacciava.
Era solo

Federico frequenta la seconda media.
Il padre, Carlo, è un libero professionista,
la madre, Michela, un'avvocatessa.
Sono, o forse erano, una famiglia della
Cagliari da bere : ottimo lavoro, tanti guadagni.
Che crescevano in modo inversamente proporzionale
alle attenzioni per il figlio.

Quando hanno realizzato che il limite era stato superato era tardi: il pusher che
vendeva marijuana al loro cucciolo batteva cassa. I debiti avevano raggiunto una
somma importante, ma niente in confronto alla brutalità di una notizia arrivata
nella lussuosa casa di Pirri con la delicatezza di uno tsunami. Carlo, Michela e
Federico (nomi inventati per tutelare il minorenne), diventano una famiglia in
mano a un delinquente, schiacciata da una situazione insostenibile e dai rimorsi
per non aver seguito a dovere un bambino diventato drogato in un anno.
Un tempo che ai due è sembrato troppo breve. Federico aveva cercato
di lanciare messaggi, richieste di aiuto, ma gli affari,
il successo erano più importanti di lui.

IL PUSHER
Il ragazzino, 12 anni, non studiava più, andava a scuola solo per
fumare e vendere erba ai compagni durante la ricreazione.
Federico era entrato in un giro di strane amicizie:
ragazzi di 14 e 16 anni, gente con lo scooter.

Scorrazzavano in motorino, bevevano, fumavano e spacciavano.
Gli amici avevano trovato in lui una testa d'ariete per allargare
i traffici in un ambiente che dovrebbe essere controllato,
quasi sterile, almeno in quella fascia d'età.
E Federico era entrato alla perfezione nel meccanismo.
Ne era orgoglioso.

Impossibile uscirne. Non ci pensava nemmeno.
Era diventato un cavallo , cioè la pedina terminale di un'organizzazione
specializzata nella vendita di droga nelle scuole medie. Felicità al settimo
cielo. Da quei ragazzi che lo sfruttavano riceveva le attenzioni che a casa
nessuno più gli offriva. Gli dicevano: «Non preoccuparti se non ti pagano, dagli
lo stesso l'erba. I soldi fateli dare dopo». Ma prima o poi il dopo doveva
arrivare.

A un certo punto Federico perde i conti, non sa più quante dosi ha venduto,
quanto deve incassare e chi sono i suoi debitori. Ma c'è chi i calcoli li tiene
invece al centesimo: i suoi amici-fornitori. E gli fanno sapere, prima con le
buone, poi sempre più aggressivi, che il tempo è scaduto. Che deve incassare al
più presto la contropartita di quelle bustine di marijuana. Il conto alla
rovescia delle minacce è già partito.
Federico è un ragazzo fragile, insicuro, senza punti di riferimento. Quelle
intimidazioni lo angosciano, vive nel terrore. Ma è soprattutto un ragazzino
ingenuo. Prendere i soldi a casa non è possibile e forse non ne ha neanche il
coraggio. L'unica via d'uscita è chiedere aiuto ai genitori. A Michela e Carlo
casca (finalmente) il mondo addosso. Un disastro del genere nella loro famiglia
non era stato preventivato.

Il padre mette mano al portafogli e salda il debito.
Poi resta da affrontare la questione più spinosa, la più impegnativa:
come riportare il ragazzino alla normalità?

LA DECISIONE
La settimana scorsa i due genitori prendono il coraggio a due mani e
raccontano tutto agli assistenti sociali del Comune. Professionisti che
collaborano con magistrati e forze dell'ordine. Sono specializzati
nell'affrontare vicende delicate, con bambini come protagonisti, che fa male solo
a pensarle. Degli spacciatori si occuperanno i carabinieri.
Per Federico, mamma e babbo inizia un percorso di recupero che passerà
obbligatoriamente nell'ambulatorio di uno neuropsichiatra infantile.
Facile chiedersi
«Ma i genitori non si sono accorti di nulla? Come hanno potuto
non intercettare la sua svogliatezza? Come hanno fatto a non sapere chi erano i
suoi amici e come trascorreva il tempo libero? Perché non sono riusciti a
tradurre quel malessere profondo scambiandolo per una banale pigrizia»?

Facile accusare, più difficile difendersi, soprattutto quando ti accorgi che hai
fallito nel ruolo più importante. Il lavoro, la fretta, la stanchezza sono come
la nebbia: Federico era diventato invisibile. E la scuola, e i professori?

Latitanti: per paura o per superficialità.


fonte
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/155866

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